Cambiare sesso a sei anni, violenza sui bambini

Questa sconcertante notizia purtroppo è vera, dato che la legislazione argentina in materia di genere consente il cambio di genere e di nome sui documenti ufficiali senza l’approvazione del tribunale, quindi con facilità. Abbiamo così due genitori che, sulla base del fatto che il figlio si identifica come una bambina da quando ha cominciato a parlare, chiedono e ottengono che il suo nome – Manuel – diventi Lulu sia sulla Carta d’Identità che sul certificato di nascita.

I genitori hanno lottato a lungo fino a che la madre ha scritto a un’agenzia nazionale per la protezione dell’infanzia, che ha sostenuto che negare il cambio di sesso al bambino fosse una violazione dei suoi diritti, in base alla “Convenzione sui diritti del fanciullo delle Nazioni Unite”.

Uno psicologo coinvolto nel caso è arrivato al punto di affermare: “la Carta d’Identità è come uno specchio. Se una persona non vi si identifica, non va bene”. Ma – diremmo noi e qualsiasi persona di buon senso – come fa un bambino così piccolo a identificarsi con un documento? Facciamo vedere ai nostri figli di sei anni il loro certificato di nascita: per loro sarà solo un pezzo di carta su cui magari disegnare qualcosa…

Non si può parlare di diritti del fanciullo in questo caso: Manuel ha solo sei anni, un’età nella quale il giudizio e la ragione di una persona sono ancora in formazione. I genitori quindi hanno esercitato su di lui un atto di incredibile prevaricazione, talmente violento e assurdo che non si può evitare di pensare che non siano persone normali.

Quanti bambini giocano con le bambole, quante bambine si vestono da maschio e vanno a giocare a pallone. Io stessa  a 6 anni facevo la pipì in piedi e mi facevo chiare John, probabilmente perche mio papà che voleva un maschio fu deluso quando nacqui femmina.  Mia madre, peroccupata mi portò dallo psicologo, ma lui la tranquilizzò, mi sarebbe poi passato. Sono fasi dello sviluppo destinate a essere superate con la crescita, sono giochi, moltissime mamme possono confermarlo.

Per il povero Manuel, invece, si prospetta un tristissimo destino: una inevitabile crisi di identità sessuale non appena sarà adolescente (“Sono maschio o femmina? Sono tutte e due le cose?” si chiederà), un amaro destino di dubbi e turbamenti che lo coinvolgeranno a 360 gradi.

Ma non solo: quando avrà 14 anni come spiegherà ai suoi compagni di scuola che si chiama Lulu? A quante esperienze di bullismo andrà incontro? Non avrà le risorse per sopportare questa inaudita violazione della sua realtà e inevitabilmente chiederà ai genitori che gli rendano conto della decisione che hanno preso per lui quando aveva solo sei anni ed era un bambino innocente e indifeso. Noi non crediamo che i genitori gli diranno la verità, e cioè “ci piacevi bambina”.

Triste storia quella di Manuel, piccola innocente vittima di due folli genitori ai quali andrebbe tolta la patria potestà, e terribili le conseguenze sociali delle nuove ideologie che pervadono la nostra società.

Lasciamo giocare i nostri bambini…

Anita Molino


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  • Marco

    E’ una prassi che andrebbe immediatamente abrogata.