Con il bambino, più amore e meno regole

Abbiamo fatto recentemente riferimento sul sito a una puntata di SOS Tata, programma noto per come “insegna” ai genitori a crescere bambini buoni, ubbidienti e non viziati. In particolare abbiamo parlato di una puntata nella quale l’esperta – Tata Luciaaddestrava due genitori ad abituare un bimbo di un anno a dormire da solo nella sua cameretta.

I commenti all’articolo sono stati tanti e – alcuni – sconcertanti. C’è chi parla di regole per bambini e genitori, ignorando il fatto che un bimbo così piccolo non ha bisogno di regole e non è “maleducato” se piange disperato perché separato dalla mamma: parlare di fermezza per bimbi così piccoli è fuori luogo.

C’è chi dice che “crescere vuol dire anche staccarsi dalla madre, che quando i bambini dormono non serve a nulla”, ignorando che è fisiologicamente giustificabile un bambino di dodici mesi che vuole con sé la mamma per addormentarsi: perché voler fare del nostro bambino un “piccolo ometto”? E perché, con quale diritto si fa spettacolo di un’esperienza straziante come quella che ha vissuto quel povero piccolino?

Quante volte si sente parlare di tecniche e metodi per l’allevamento dei bambini! Ma la parola giusta è: amore. Il bambino non ha bisogno d’altro, tanto più quando è molto piccolo. La fermezza e la disciplina sono anche importanti, ma vengono dopo e devono essere sempre mutuate dall’amore e dalla dolcezza. Ad esempio, se vogliamo che il nostro bambino di tre anni metta a posto i giocattoli quando ha finito di giocare, è sbagliato imporsi e magari urlare: facciamolo con lui, prendiamolo per mano e accompagnamolo a raccogliere i giocattoli sparsi per terra; dopo un po’ sarà lui a prendere per mano noi e ad accompagnarci, e alla fine lo farà da solo.

Diverso è il caso di un bambino di dodici mesi che viene all’improvviso confinato a fare la nanna nella sua cameretta, lasciato piangere disperato e addirittura filmato e trasmesso in televisione.

Per chi non la conoscesse, Tata Lucia è una perfetta estranea che all’improvviso piomba in famiglia, invade la casa, confina i genitori sul divano trattandoli come scolaretti che hanno fatto male i compiti e prende in mano la situazione, trasmettendo come prima cosa al bambino che i suoi genitori non sono capaci di fare i genitori e che la loro casa può diventare il terreno dove un estraneo può sconvolgere le loro vite.

Un bambino di dodici mesi ha il diritto di essere rispettato, esattamente come un adulto, quindi è ingiusto e negativo al massimo che i suoi pianti vengano spettacolarizzati in televisione, come è negativo che venga strappato dalle braccia della madre, dal lettone (o dal lettino accanto al lettone) dove si sente protetto e dove gode della vicinanza e costante attenzione dei genitori durante il sonno.

Ma tata Lucia pratica il metodo Estivill, che si basa sull’estinzione graduale di un comportamento, come si fa con gli animali addestrati (metodo che lo stesso Estivill ha poi ritrattato dicendo che non è adatto a bambini di età inferiore ai 3 anni). E così facendo, non solo commette il crimine di strappare il piccolo dalle braccia della mamma, ma gli instilla quello che il Manifesto per i genitori del XXI secolo chiama il “trauma dell’adultismo”, dove l’indicatore chiave è la mancanza di rispetto, dato che l’adultismo è un atteggiamento per cui è lecito maltrattare i piccoli solo per il fatto che sono piccoli.

L’adultismo è un tipo di oppressione (ferire, umiliare, far interiorizzare i comportamenti irrispettosi) estremamente negativa per la crescita del bambino, che impara a sua volta a diventare crudele e irrispettoso nei confronti dei più deboli.

Pretendere che una bambino di dodici mesi pianga fino allo sfinimento nella sua cameretta la notte porta inevitabilmente ad altri errori, altri atteggiamenti negativi per quel che riguarda l’accudimento del bambino, come ignorarlo quando chiede di essere tenuto in braccio (se no “prende il vizio”), non concedergli quella mezz’ora – tutta per lui e solo per lui – la sera prima della nanna. Raccontare una storia, disegnare insieme, chiacchierare col proprio bambino possono diventare abitudini superflue per quei genitori capaci di ignorare il suo pianto disperato.

Mi viene in mente Marcel Proust, il grande scrittore: messo a letto nella sua stanzetta dalla bambinaia, tutte le sere restava col fiato sospeso finchè non sentiva i passi di sua madre che veniva a dargli il bacio della buona notte. Una volta non venne, e ciò lo segnò per tutta la vita.

Ricordo anche un episodio a cui ho assistito recentemente in una sala d’aspetto: un bimbo di circa quattro anni che chiede e ottiene di essere tenuto in braccio “come un bimbo piccolo”, col viso premuto sul seno della madre. Ecco, quella madre sicuramente non segue i consigli di SOS Tata… Come anche la mamma che concede il passeggino al bambino già grandicello: non è una madre che vizia, ma una madre che ha capito che suo figlio non si sente ancora pronto ad affrontare il mondo su due gambe.

La parola chiave per un genitore che vuole crescere bene il suo bambino è RISPETTO, un rispetto che va messo in atto fin dal primo giorno di vita, che tiene conto di tutte le sue esigenze, dei suoi tempi, del suo carattere.

Quindi, accantoniamo i vari metodi e tecniche che ci propinano gli esperti e diamo retta al metodo antico – il migliore, il più collaudato: amare e ascoltare con umiltà i nostri bambini, e rispondere con il cuore.

Anita Molino

Per approfondire ti consigliamo la lettura di E se poi prende il vizio?,  Genitori con il cuore e Sono qui con te


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