Ennesima violazione del Codice in difesa del latte materno

Tutto inizia venerdì sera (25/10/2013) con una mail che viene inoltrata all’indirizzo di Ibfan Italia per segnalare una violazione del Codice Internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno.

MAMME CON BAMBINI/E 0-12 MESI
Per una nuova ricerca cerchiamo mamme con bambini/e di 0-12 mesi; vi chiediamo la cortesia di trasmettere questa nostra richiesta ai vostri conoscenti.
La partecipazione consisterà nel far provare al bambino un nuovo biberon (di una famosa marca, verrà consegnato a casa), compilare un breve questionario e successivamente recarsi presso il nostro ufficio per un appuntamento della durata di 20-30 min in un momento da concordare tra mercoledì 6 e venerdì 8 novembre.
Omaggio: 25€ in buoni carburante + il biberon

PER CANDIDARSI A QUESTA INIZIATIVAO PROPORRE EVENTUALI CONTATTI E IDEE: ISCRIVERSI DAL NS SITO completando il form che trova al link ………… oppure CONTATTARCI VIA MAIL ALL’INDIRIZZO laura@emisphera.it specificando cognome, nome e data di nascita bambino/a, nominativo e n° cellulare genitore 

I biberon sono un prodotto coperto dal Codice Internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno, ma purtroppo non dalla legge italiana, così i produttori violano sistematicamente il Codice confidando nel fatto di non essere sanzionabili economicamente.
Il Codice Internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno (OMS- UNICEF) è stato adottato dall’Assemblea Mondiale della Sanità il 21 maggio 1981. E’ una convenzione internazionale redatta con  la finalità di assicurare ai neonati una nutrizione sicura ed adeguata, proteggendo l’allattamento al seno da pratiche inappropriate di commercializzazione e distribuzione dei sostituti del latte materno (articolo 1).
L’Organizzazione Mondiale della Sanità  (OMS) raccomanda l’allattamento materno esclusivo per i primi 6 mesi di vita del bambino, mantenendo poi il latte materno fino al secondo anno di vita o oltre (se la mamma ed il bambino lo desiderano) introducendo gradualmente cibi complementari.

Questo perché se nei Paesi a Sviluppo Avanzato l’allattamento artificiale è meno salutare per il bambino e più costoso per le famiglie,  il problema è davvero drammatico nei Paesi in Via di Sviluppo dove l’OMS stima che 1,5 milioni di bambini muoiono ogni anno per la cosiddetta malattia da biberon, ossia di malnutrizione, diarrea e disidratazione.
Evento che si verifica perché spesso l’acqua utilizzata per diluire il latte in polvere non è potabile, in molti luoghi è praticamente impossibile sterilizzare biberon e tettarelle e le mamme ricevono campioni gratuiti da ditte che non si curano di nulla di fronte al profitto, ma dopo la prima che viene regalata  le successive confezioni hanno un costo altissimo (a volte raggiungono o superano metà della stipendio familiare causando quindi denutrizione anche negli altri membri della famiglia) e le madri, nel tentativo di farle durare di più, diluiscono troppo la polvere così che il bebè finisce per non ricevere tutto il nutrimento di cui ha bisogno.
Ma non basta: il latte artificiale non è solo un nemico dei bambini e delle loro famiglie, ma anche dell’ambiente, esattamente come lo sono il latte in generale e la carne: per avere sempre terre per pascolare o per coltivare il cibo destinato agli animali, milioni di alberi vengono abbattuti, le foreste vengono bruciate e tante specie di animali e piante vengono distrutte.

Il processo di produzione del latte in polvere richiede quantità enormi di energia. Gli imballaggi, a loro volta, richiedono ingenti quantità di carta, cartone, metallo e plastica ed i mezzi di trasporto usati per trasportare tali prodotti contribuiscono ulteriormente all’inquinamento.
L’OMS stima che solo il 2% delle donne possono non avere latte (agalattia), aggiungendo “casi particolari” possiamo arrivare al 10-12%, non di più. Il che significa che negli altri casi le mamme rinunciano ad allattare perché non hanno il sostegno adeguato dai pediatri, dalle ostetriche, dalla famiglia e sono, invece, in balia di pubblicità ingannevoli.

Il codice  si applica quindi a tutti i sostituti del latte materno, i cosiddetti “alimenti per lattanti” (inclusi i cosiddetti latti speciali), i latti di proseguimento e di crescita, alimenti e bevande complementari, compresa l’acqua, se indicate per un’età inferiore ai 6 mesi, biberon e tettarelle (articoli 2 e 3).
Non ne vieta nè l’uso né la vendita, ma pone delle restrizioni alla loro commercializzazione, restrizioni  frutto di trattative con le aziende produttrici che hanno partecipato alla stesura del codice accettandolo come standard minimo universale (il che fa ancora più male quando poi si vedono certe violazioni, spesso reiterate).
Nel caso specifico della protesta legata all’indagine in oggetto viene violato l’articolo 5: il comma   5.4 sancisce che produttori e distributori non dovrebbero distribuire a donne in gravidanza o madri di lattanti e bambini qualsiasi tipo di regalo o utensile che possa promuovere l’utilizzo dei sostituti del latte materno o del biberon e nell’articolo 5.5 si precisa che nella sua attività commerciale il personale addetto al marketing non dovrebbe cercare di stabilire contatti diretti o indiretti con donne in gravidanza o madri di lattanti e bambini.

Regalare biberon da testare per l’indagine è quindi è una violazione del Codice ed è grave dal punto di vista etico in sé, e dal punto di vista pratico perché robuste evidenze scientifiche mostrano che le donazioni di campioni e/o biberon interferiscono negativamente con l’allattamento al seno.
Ma se la legge non lo vieta non significa che per un dovere etico le ditte che hanno sottoscritto il codice non debbano rispettarlo. Non lo fanno e danneggiano le famiglie, i bambini che sarebbero allattati esclusiva mete al seno, in particolare, perché i vantaggi dell’allattamento materno sono innumerevoli e indiscussi!!!
Le persone incaricate dell’indagine, contattate, ci hanno spiegato che loro sono solo le incaricate di effettuare le interviste commissionate dalla “famosa marca” ad una ditta di Milano che ha poi dato loro l’incarico.
Ci hanno anche garantito che le mamme che risponderanno saranno poi selezionate per il dono e l’intervista solo se a un pre-test telefonico risulteranno non allattare al seno. Inoltre oggi (28/10/2013) contatteranno l’istituto committente per segnalare il clamore negativo suscitato dall’appello per l’indagine in modo che anche loro siano a conoscenza del fatto che si sono, forse involontariamente, resi complici di una palese violazione del Codice.

A questo punto la ditta produttrice di biberon (che comunque pretende ancora l’anonimato) ha chiesto di pubblicare la richiesta dell’indagine precisando PER QUESTA RICERCA STIAMO CERCANDO MAMME DI BAMBINI 0-12 MESI CHE STANNO GIA’ ALLATTANDO CON IL BIBERON
Un gran risultato!

E’ quindi importante continuare a far sentire la propria voce con l’agenzia incaricata dell’indagine a Torino esprimendo il proprio educato parere sulle violazioni del codice, ma soprattutto ringraziando per il fatto che si siano rese prontamente disponibili a far da portavoce e risolvere quest’incresciosa situazione.


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