La mamma che cucina e accudisce non svilisce se stessa

Una mamma recentemente harisposto allo sconcertante discorso della Presidente della Camera Boldrini, la quale – in un rigurgito di post-femminismo e di superficialità – non solo mette sullo stesso piano la mamma che porta il cibo in tavola al marito e ai figli e la mercificazione del corpo femminile nella pubblicità, ma dipinge questo gesto naturale, direi atavico (il nutrire i propri cari) come qualcosa di vergognoso per la donna, di sminuente del suo ruolo.

La mamma che scrive, però, non si sente affatto sminuita se quando torna dal lavoro si mette ai fornelli e cucina per i suoi cari, anzi, ne è felice. E’ infatti una mamma naturale (diremmo noi), che sa trarre piacere dall’occuparsi della sua famiglia soprattutto attraverso un gesto naturalissimo: portare in tavola il cibo che lei stessa ha preparato, il cibo che verrà consumato tutti insieme intorno alla stessa tavola, in un momento altamente simbolico, di unione all’interno della famiglia: quello del pasto, che non è solo mangiare, ma condividere.

Chiederei alla signora Boldrini cosa deve fare una mamma quando è ora di preparare la cena: sedersi sul divano e guardare un quiz televisivo mentre i bambini aprono il frigo e buttano nello stomaco le prime cose che gli capitano sotto mano? Forse la Boldrini auspica che sia il papà a cucinare mentre la mamma si riposa, che sia lui a portare il cibo in tavola. Può capitare, perché no? Ma chi nutre è la madre, ha nutrito i suoi bambini al seno e continua a farlo quando sono più grandicelli. Questo non toglie che i bambini e il papà possano aiutarla, magari apparecchiando e sparecchiando la tavola.

Lo stesso Auguste Comte, il filosofo francese padre della sociologia, laico e progressista, dice: “Questo dunque è il vero senso generale del progresso umano: rendere la vita della donna sempre più domestica e liberarla ulteriormente da ogni impegno esterno (…) e dai barbari lavori ancora imposti alle donne a motivo di una ‘vergognosa venalità’” (A. Comte, Discours préliminaire sur l’ensemble du positivisme, 1848, IV).

Leggendo questa lettera si ha l’impressione quindi che la Presidente Boldrini SI SBAGLI, si ha l’impressione che, nonostante la cura della famiglia e della casa sia continuamente svalutata, svilita e messa in ridicolo, in realtà in Italia la situazione non sia questa (e lo sappiamo anche dai dati Eurostat sull’occupazione lavorativa in Europa): tante sono le madri che fanno ancora le madri a tempo pieno, e quando sono costrette a lavorare – e se è possibile – non affidano i figli a sconosciuti ma ai nonni, che sono una enorme risorsa della famiglia italiana.

La signora Boldrini – evidentemente – quando torna a casa dal lavoro non si mette in cucina ma nel suo studio, o fa qualche telefonata. Di certo si può permettere una domestica in cucina: comodo, ma triste. Noi, ironicamente parlando, al modello Boldrini preferiamo la Cenerentola italiana, senza dimenticare che diventerà Regina.

Anita Molino


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  • Anna

    Sono sconcertata e avvilita da questo post. Vi ho sempre seguito con interesse, ma questo è uno scivolone che da voi non mi sarei mai aspettata. Non avete capito il discorso della Boldrini, che non è frutto solo della sua opinione personale, ma nasce da studi sul gender gap e sugli studi contro la violenza sulle donne. La Relatrice Speciale dell’ONU contro la violenza sulle donne, nel suo rapporto sulla missione in Italia (2012), descrivendo la situazione generale delle donne nella società ha evidenziato che:
    “gli stereotipi di genere, che determinano il ruolo di uomini e donne nella società, sono profondamente radicati. Le donne portano un pesante fardello nei lavori domestici, mentre il contributo degli uomini è tra i più bassi al mondo. Con riferimento alla rappresentazione delle donne nei media, nel 2006, il 53% delle donne apparse in televisione era muta, mentre il 46% era associata a temi di sesso, moda, bellezza e solo il 2% a temi sociali e professionali”. Sono davvero allibita dalla superficialità di questo articolo, non è questione di essere o non essere d’accordo, ma di capire la sostanza. Delusa e amareggiata.

  • Valentina

    No mi dispiace non sono d’accordo. A parte che la presidente se la prendeva con lo stereotipo della donna che serve a tavola e non con le donne che lo fanno (il che è ben diverso). Poi la frase “tante sono le madri che fanno ancora le madri a tempo pieno, e quando sono costrette a lavorare – e se è possibile – non affidano i figli a sconosciuti ma ai nonni, che sono una enorme risorsa della famiglia italiana.” che significa? Guardiamo a tutte quelle che invece sono costrette a non lavorare perchè non hanno i nonni o non ci sono servizi per l’infanzia? chi l’ha detto che per forza una vuole fare la mamma e la casalinga a tempo pieno? La libertà e poter scegliere senza essere legata a un ruolo solo dalla consuetudine o per necessità. Se io voglio essere mamma e servire a tavola mentre tutti stanno sul divano devo poterlo fare, ma se non mi va non vedo perchè la società questo ruolo me lo deve imporre o io mi debba sentire in colpa…che io sappia anche gli uomini sono dotati di braccia!

  • laura

    Il maternage ci induce a nutrire, certo, ciò non significa che marito e figli siano tenuti, al massimo “ad apparecchiare e sparecchiare”!! Così non si fa che redicare la cultura della mamma relegata ad un rigido ruolo autoimposto: io ai miei figli – maschi o femmine in egual modo – insegno a svolgere TUTTI i compiti domestici, affinchè possano in futuro essere in grado di occuparsene, per scelta o necessità, condividendo i bisogni della loro famiglia.

  • cristina

    Io voglio tornare a casa e sbaciucchiare mio figlio, ma con cavolo che fresca fresca dal lavoro ho desiderio di spadellare. Il sabato e la domenica se qualcuno mi tiene il bambino lo faccio anche con molto piacere!!! E comunque ste favole…da cenerentola a Regina, sono appunto favole, io vedo solo donne costrette a spignattare dalla mattina alla sera, che corrono dentro e fuori casa per far quadrare il bilancio familiare, che a malapena si concedono il parrucchiere….senti…scendete dalle nuvolette…

  • valentina

    “I bambini e il papà possano aiutarla, magari apparecchiando e sparecchiando la tavola”?Ma state scherzando??!e cosa ci sarebbe di male in una madre che pretende dal proprio compagno un aiuto dopo una giornata di lavoro?Non c’è nessuna relazione da una pretesa doverosa come questa ed il fatto che molte madri deleghino completamente a terzi l’educazione dei propri figli, sono due cose ben diverse.Che in Italia i ruoli di genere siano rigidissimi e spesso stereotipati (a scapito delle donne e non degli uomini ovviamente) come si vede appunto nelle pubblicità, è verissimo, ed è triste che siano proprio delle donne a difendere un modo di relazionarsi con loro per nulla attento alle loro necessità ed ai loro diritti.
    O per caso se una donna non è l’unica in casa a pulire il bagno, rifare il letto e cucinare è “meno” madre??!Un bambino (o bambina) che veda il proprio padre fare queste cose ne verrebbe forse shockato irrimediabilmente?Purtroppo questi bimbi, direi fortunatissimi, sono pochi rispetto alla media, questo è il vero problema!

  • Elena

    Condivido Laura! Le donne devono semplicemente avere liberta di scelta e in Italia questa liberta ancora non e´prevista. La Cenerentola Italiana non mi pare una bella figura, e non mi pare diventi neppure una regina…se vogliamo parlare di stereotipi, il marito medio italiano, il suo principe azzurro, arriva a casa da lavoro stanco e prentende si essere servito e riverito, magari guardando alla televisione qualche velina che sculetta. Bene líntervento della Boldrini.