Metafora del parto naturale

E’ come un mare che lentamente e poco alla volta viene solcato da onde che crescono.
All’inizio sono piccole ondine che appena ne increspano la superficie.
Queste ondine mettono sull’avviso il capitano della nave. Gli dicono che il mare ha cominciato il suo travaglio, lo avvertono che è cominciato un percorso dal quale non si può tornare indietro, ma che, se attraversato con orgoglio, porterà verso nuove terre da scoprire, ricche di colori e odori nuovi, dei quali non ci si potrà che innamorare e di cui non si potrà più fare a meno.
Lentamente queste ondine, sotto la forza impetuosa e crescente del vento dei cambiamenti, rinforzano.
Questo vento soffia, la cresta dell’onda sale. Il capitano sa che la sua nave può affrontare questo mare. Lo sa perché è stata costruita per farlo.
Il capitano dirige con coraggio la sua nave, cercando di sfruttare la forza delle onde a proprio vantaggio, per trovare il passaggio più agevole e meno pericoloso per l’imbarcazione.
Le onde con la spuma che soffia dalla loro cresta indicano al capitano la strada verso quelle terre ricche di colori e profumi, che gli infondono coraggio e speranza.
Il capitano, stremato per la fatica di portare la sua nave attraverso quel mare così impetuoso, continua a focalizzare i propri pensieri verso quei colori e quei profumi, meta di gioia e serenità, luogo di pace e speranza per il futuro.
Il vento sembra rinforzare ancora, come per un meccanismo che si autoalimenta.
Le onde sono adesso dei cavalloni, che si susseguono impetuosamente.
Mentre la nave sale verso la cresta dell’onda il capitano talvolta perde di vista dalla sua mente quei luoghi, quei colori e quei profumi, poiché non riesce a scorgere il culmine di quell’onda così grande…molto più grande di lui…
Lo scoraggiamento si fa strada in lui. Quasi pensa di abbandonare la nave in balia delle onde, di non cavalcarle più…
Ma in quel momento, cavalcando una delle onde più alte, spinto da una forza travolgente e faticando a tenere la nave, egli scorge in lontananza una luce che gli indica la fine di quel tumulto e riaccende in lui la speranza. Le nuvole della tempesta, infatti, verso l’orizzonte lasciano filtrare la luce del sole e scorgere verdi terre.
Il capitano si ricorda di quei colori e quei profumi che lo stavano guidando nella tempesta e improvvisamente la sua mente si rischiara, la fatica lascia il posto alla gioia e alla speranza e la sua nave viene pervasa da una forza senza eguali che la spinge verso la luce.
Mentre la nave si avvicina a quelle verdi terre il capitano avverte sempre meno fatica e spossatezza, è come se questa forza avesse sollevato la nave stessa e l’avesse condotta verso la fine della tempesta, senza sforzo.
Quando infine la nave lambisce la costa di quelle verdi terre e dolcemente si adagia sulla bianchissima spiaggia di soffice sabbia, il capitano è felice, avvolto da un potentissimo senso di vittoria e gratificazione e si lascia avvolgere da quegli odori e da quei colori che lo hanno accompagnato nella sua mente durante il viaggio e che ora sono realtà.
La nave riposa ebbra di quelle sensazioni che la avvolgono potenti e il capitano sa che d’ora in avanti non lascerà mai più quelle verdi terre, ormai parte di lui, premio finale di una traversata impetuosa che hanno fatto di lui il più grande e coraggioso dei capitani!

Emanuela Rocca

Per affrontare con serenità e consapevolezza – e in modo naturale – il travaglio, ti consigliamo la lettura di Travaglio e parto senza paura


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  • Ale

    Bellissima…
    Mi ha fatta rivivere le stesse sensazioni di quegli interminabili, emozionanti, estenuanti momenti..
    In quella manciata di ore ho vissuto la pazienza, la forza, lo sconforto ed infine la gioia più immensa e la gratitudine.
    Un ricordo forte e vibrante, che mi resterà nel cuore per sempre, così come resterà a mio marito, che ha guidato questa “nave” insieme a me, al mio fianco sempre, e come resterà alla mia bambina, e quando ne perderà il ricordo del suo personale vissuto.. Potrà ascoltare dalle voci dei suoi genitori, quanto sia stato fantastico riceverla in dono..

    Grazie Emanuela Rocca!