I primi giorni con il bambino rispetta le sue esigenze

La show girl Michelle Hunziker torna in televisione a quattro giorni dal parto dichiarando “la maternità non è una malattia”. La scelta ha portato a un dibattito in cui esperti e non esperti hanno espresso la loro opinione partendo dal presupposto che la maternità non è un evento che interrompe il resto della vita, ma che si inserisce nel fluire della vita. E su questo siamo d’accordo, non fosse per il fatto che quattro giorni sono davvero pochi per staccarsi ogni giorno per ore dal proprio bambino.

Dopo nove mesi di protezione assoluta nel ventre materno, il bambino che nasce e che viene posato sul petto della madre già ne conosce l’odore, già con la bocca cerca i capezzoli. Fin da subito, quindi, quello tra madre e figlio è un legame esclusivo, un legame che va allentato il meno possibile.

Eppure medici, psicologi e donne lavoratrici, intervistati da Affaritaliani.it, appoggiano la neomamma Hunziker: se se lo può permettere, perchè no?

Ma che vuol dire? Non è mica una questione di denaro affidare ad altri il proprio figlio!

Leggiamo così che essere madre non significa vivere per il proprio figlio, altrimenti si rischia il rapporto patologico: si arriva a parlare di madri settantenni gelose delle nuore. Questo riferimento ci fa sorridere: staccarsi dal proprio figlio di pochi giorni non ha nulla a che vedere con le suocere terribili!

Giustamente Costantino Romagnoli, presidente della società italiana di neonatologia, afferma che i primi tempi sono importantissimi per l’avvio dell‘allattamento e per instaurare un giusto rapporto tra madre e figlio, e difende l’esigenza del neonato di sentire il più possibile la presenza del corpo della mamma. Ma aggiunge che staccarsi per un paio d’ore non è grave. Certo, quando il bimbo dorme, la mamma può occuparsi di altre faccende, ma deve essere pronta a intervenire al primo vagito.

Riferito alla Hunziker, poi, c’è un errore di fondo del quale Romagnoli non tiene conto: un paio d’ore non bastano per preparare e mettere in scena una trasmissione televisiva che oltretutto porta via alla madre-conduttrice un bel po’ di energia, proprio quell’energia di cui avrebbe bisogno per accudire, allattare, tenere in braccio e coccolare il suo piccolo.

C’è chi dice (Adele Mapelli, docente universitaria) che una donna dovrebbe poter gestire la maternità come meglio crede: un’affermazione che non tiene conto di un “dettaglio”, e cioè che la maternità non riguarda solo una persona (la madre), ma due persone (madre e figlio). Noi diremmo quindi che una donna dovrebbe poter gestire la maternità tenendo conto delle sue esigenze ma soprattutto delle esigenze del bambino.

Come dice giustamente Emanuela Moscherini, scrittrice e attrice, non si può parlare di castrazione dell’identità dei genitori, ma si tratta di “una consapevolezza nuova e necessaria”.

I primi giorni di vita di nostro figlio sono i più importanti: quel piccolo fagotto che teniamo tra le braccia ha un bisogno assoluto di noi, ha bisogno di essere allattato in pace e tranquillità (non dietro le quinte e nella tensione nervosa di uno studio televisivo), ha bisogno di essere tenuto in braccio, di sentire l’odore e la voce della mamma, ha bisogno di sentire che la mamma è lì con lui sempre. Senza questi presupposti il bimbo non si avvia a una crescita sana e serena, ma sente anzi una mancanza, un’assenza che nulla e nessuno possono colmare.

Anita Molino

Conferme in questo senso sono presenti nei nostri Sono qui con te e Sempre con lui


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  • federica

    ecco… per la prima volta leggo qualcosa “dalla parte del bambino”… inutile parlare dell’infanzia come un mondo da difendere se questo non parte dalla nascita… grazie per il bell’articolo!

  • Elisa

    Povera Michelle, schiava del proprio lavoro! E non del proprio bambino.

  • Nadia

    No scusate fare 30 min. di Striscia sarebbe un lavoro?

  • Michela Orazzini

    Quello che mi colpisce di più emotivamente leggendo l’articolo, per una volta è proprio il pensiero della madre più che del povero bambino. se la biologia non è acqua, se gli ormoni non sono zuccherini, se gli istinti di cura e accudimento ancestrali non sono umori passeggeri io mi domando: ma come caspita ci riesce??????!!!!. la biologia del post nascita, a 4 giorni poi, è quanto di più possente, sconvolgente e irreprimibile una donna possa sperimentare dopo il parto stesso. Riuscire a domarla, imbrigliarla in questo modo mi lascia a dir poco stupefatta. ma come fa??? vi prego di credere che non sono nella terra del giudizio su un’altra persona, cosa che mi è davvero aliena, ma invece questa storia suscita in me delle domande a squarciagola, un desiderio di capire dove siamo diretti, come sia possibile riuscire ad arrivare a tanto. Forse avrà attivato le risorse adrenaliniche del “sono in pericolo devo scappare e farmi tutta la giungla a piedi anche se ho partorito 4 giorni fa”. certo mi chiedo quale vagonata di adrenalina bisogna mettere in campo per togliere terreno a tutta l’ossitocina del dopo parto…4 giorni…4 giorni…ma sarà vero?