Quando i bambini sono irruenti con i fratelli

Bambini che toccano con eccessiva rudezza, che stringono con troppa foga, che menano, tirano colpi e fanno male ai fratelli, stanno mandando chiari segnali di un disagio che deve essere ascoltato. Persino bambini molto piccoli sanno essere gentili e delicati con fratellini più piccoli di loro, sempreché si sentano appagati, rilassati e oggetto di molte attenzioni.

Perciò, ogni gesto di rudezza di un fratello verso l’altro può essere considerato un segnale che il bambino non si sente abbastanza rilassato e in sintonia con gli adulti per potersi comportare con la necessaria premura. Se vi accorgete che un bambino è stato rude o aggressivo, rimproverarlo o ordinargli di comportarsi nel modo corretto non servirà a granché. Contribuirà invece a spaventarlo di più e a rendere ancor meno probabile un comportamento attento.

È d’aiuto agire in fretta e con dolcezza. In modo deciso ma gentile si impedisce al bambino agitato di toccare il più piccolo, ma non lo si porta via. Gli si dice: “Ti aiuterò a stare vicino a Sammy”, e si guiderà la sua mano o i suoi baci in modo che arrivino con delicatezza. Si cercherà un contatto visivo con il più grande e lo si inviterà con garbo a incontrare il vostro sguardo.

Di solito, poiché il bambino è teso e a disagio, non riuscirà a guardarvi per molto; quando ci proverà, il disagio gli farà desiderare di allontanarsi. Con dolcezza restate accanto a lui e tenetelo stretto, facendogli sentire la vostra attenzione e il vostro sostegno.

A questo punto, potrebbe scoppiare in fretta in un grosso pianto o fare una scena pretendendo che facciate o non facciate qualcosa, o volendo toccare a tutti costi il fratello, oppure non volendolo affatto. Questi sentimenti sono tutti aspetti importanti della stessa morsa di dolore e disappunto da cui egli sta tentando di uscire. Se resterete accanto a lui, senza giudizio critico, sarà capace di sfogare tutto il suo disagio grazie al pianto o alla collera.

Quando i nostri figli si fanno del male, noi per primi abbiamo bisogno d’aiuto.

Vedere un fratello che picchia l’altro è una delle prove più dure nella vita di un genitore. Ci fa sentire come se stessimo fallendo nella parte più importante del nostro compito, e spesso ci predispone a essere duri verso il bambino che ha aggredito, anche se lo amiamo profondamente.

Talvolta, quando lo scontro è frequente, persino abituale, i conflitti tra fratelli condizionano gli stati d’animo di tutta la famiglia. Per quanto siano situazioni difficili da affrontare, è necessario ricordare che esse avvengono quasi in ogni famiglia.

Forse arriverà un tempo nella storia umana in cui la vita sarà talmente pacifica e gentile che anche i conflitti tra fratelli saranno rari, tuttavia questo tempo non è ancora giunto. Una delle difficoltà maggiori nel gestire in modo positivo gli scontri tra fratelli, grandi o piccoli che siano, è che non abbiamo mai visto un intervento degli adulti che non fosse duro e severo. È come se si ritenesse necessaria la durezza, e persino giustificata, affinché il conflitto cessi. Eppure, se ci riflettiamo, è quantomai difficile credere che un atteggiamento aggressivo da parte dell’adulto possa patrocinare l’amore e la tenerezza fra i bambini. Deve per forza esserci un modo migliore.

Esiste, infatti, ma non è semplice. Credo che la risposta più efficace vada trovata fuori dai sentieri sin troppo battuti delle strategie parentali, e poiché funziona davvero bene, eccovela:

Quando i conflitti tra fratelli iniziano a destabilizzare gli umori di tutta la famiglia, è il momento che il genitore cerchi qualcuno che possa ascoltarlo. I genitori di figli in conflitto perenne sono estenuati e preoccupati, e chi è estenuato o preoccupato non è certo in grado di risolvere al meglio i problemi degli altri.

Dobbiamo riconquistare il cuore dei nostri figli prima che loro possano di nuovo esprimersi amore reciproco. E per riconquistare il cuore di un bambino, un adulto ha bisogno di scuotersi dai dubbi che lo offuscano circa la bontà del proprio figlio. Quando i fratelli si scontrano, è facile perdere di vista il fatto che la loro natura è buona e sociale.

Nel momento del conflitto, almeno uno di loro sta vivendo un oscuramento del pensiero… Non ha smesso di essere una brava persona, ha solo smesso di pensare. Succede tutti i giorni anche a noi. Ad esempio, quando i nostri figli litigano, spesso cessiamo di pensare.
Perciò, un’ottima prima mossa è cercare qualcuno che possa starci a sentire mentre parliamo del nostro bambino che si è perso nella rabbia, a patto che non ci interrompa, non ci giudichi, né voglia darci consigli.

Alcune delle cose di cui parlare:

Cosa abbiamo provato quando nostro figlio è nato.
E quando era piccolissimo.
Quando è stata l’ultima volta che ci siamo sentiti vicini a lui e siamo stati bene insieme.
Cosa vorremmo fare quando colpisce e fa male al fratello e cosa facciamo veramente.
Cosa ci sarebbe successo da bambini se avessimo fatto le stesse cose che fa lui.
Cosa ci preoccupa.
Cosa ci ferisce o ci fa arrabbiare quando vediamo i nostri bambini aggredirsi.

Aprirsi con qualcuno su questi argomenti e raccontare le proprie esperienze e i propri sentimenti sarà di grande aiuto. Ancora meglio se si riescono a manifestare alcuni dei sentimenti che si scatenano, e che erano proprio lì, in attesa di trovare uno sfogo.

Talvolta, può essere d’aiuto parlare della situazione più e più volte. Non lasciate, però, che i bambini ascoltino, serbate le vostre storie per gli adulti.

Quando ormai è troppo tardi

Se non siete arrivati in tempo per evitare che i colpi vadano a segno, di solito ci sarà un bambino dolorante e in lacrime e un altro che sembrerà distante, indifferente e sulla difensiva. A dirla tutta, ci sarà almeno anche un genitore davvero infuriato!

Per prima cosa, assicuratevi che non venga fatto altro male. Separate le parti in lotta, in modo che calci e pizzichi vadano a vuoto, non è necessario spostare i bambini in stanze diverse, sarà sufficiente qualche passo di distanza.

Seconda cosa, per quanto possa sembrare strano, chiedete scusa. “Mi dispiace, non sono arrivato in tempo, non mi sono accorto che stavate bisticciando”; ce ne vorrà perché il bambino che ha fatto del male si sciolga e si distenda.

Quando un bambino fa del male a qualcuno, si sente molto male e in colpa ma non lo mostra affatto e mantiene un atteggiamento freddo; potrebbe dire che non gliene importa e sforzarsi di crederlo.

La verità è invece che nessun bambino vorrebbe mai fare del male a nessuno. Sono ignari e confusi quanto voi sul perché del loro gesto. Si sentono in colpa, e la colpa è come una colata di cemento sulla capacità di una persona di percepire i propri sentimenti. La colpa è pesante cemento sulla paura e la tristezza che giacciono sotto la superficie.

Quando chiedete scusa per non essere giunti in tempo ad evitare il peggio, questo aiuta a rimuovere la colpa dall’aggressore. Con un gravame inferiore di colpa, e con voi accanto, potrà giungere più in fretta al pianto, dando sfogo ai sentimenti sottostanti che l’hanno spinto al conflitto.

Il vostro bambino è buono

Prima o poi, qualsiasi bambino con fratelli se la prenderà con loro, ma cercate di conservare una prospettiva positiva: anche se divorato da sentimenti enormi, il vostro bambino è buono. Sta solo segnalando il suo bisogno di aiuto nel modo più eloquente e incisivo che conosce.

Forse vi sarà utile essere ascoltati da un altro adulto per ricordare tutta la bontà del vostro bambino. Quando anche voi non fremerete più di rabbia e disappunto, allora potrete trascorrere del tempo a tu per tu insieme a lui, un buon primo passo per guarire le ferite del suo cuore.

Traduzione dall’inglese da Michela Orazzini

Fonte: www.handinhandparenting.org


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