Lo scomodo modello della “brava mamma”

Io non sono una brava mamma“.

Certo, letto così, non promette nulla di buono, ma vi assicuro che è solo una questione di apparenza.
In fondo tutte noi, donne e mamme, ci confrontiamo spesso con i nostri modelli di madre buona e accogliente, una sorta di meta, alcune volte irraggiungibile, altre volte avvicinabile solo a tratti, altre volte ancora indossata quasi come una seconda pelle, da cui non vorremmo separarci più.
E in questa altalena di percezioni strutturiamo un’immagine di noi stesse come mamme, complici anche i feedback ricevuti dall’esterno e l’andamento della giornata.
Perché si sa, le giornate delle mamme sono interminabili e imprevedibili, perché riescono, grazie a una moltitudine di variabili, a regalare momenti di gioia e sicurezza o di sconforto e stanchezza nel giro di pochi minuti.
In fondo, per come la vedo io, fare la mamma è come andare sulle montagne russe, dove però consapevolmente  – come donna – decido di salire e guardare il mondo in una nuova prospettiva.
E il mondo visto dalle “altitudini” mammesche cambia, si trasforma, i bisogni si mescolano e le priorità seguono un ordine finora sconosciuto.

E in questi cambiamenti “accolgo” un figlio, lo annuso, lo studio, provo a “comprenderlo” e imparo ad amarlo.

Quanto dura questo processo di adattamento? Una vita intera ed anche oltre, perché elemento fondamentale di una diade in continuo divenire.

In questo processo dinamico le battute d’arresto, momenti temuti da noi mamme perché spesso percepiti come segnali di scarsa efficienza rispetto ai modelli materni tanto anelati, non tardano a manifestarsi.
E oscillare da un polo all’altro diventa spesso una modalità di viversi che de-nutrisce la nostra maternità, rendendola una corsa affannosa verso un modello, spesso irreale, da raggiungere.
Chi può fermare questa corsa, letta spesso negli occhi delle mamme che incontro, questa “fatica” del viversi come madre “buona e accogliente”, questo continuo rimuginare sugli “errori” compiuti? Solo noi stesse, attraverso una lenta ma consapevole rinascita. E far pace con le nostre piccole e grandi difficoltà, accogliendo e accarezzando le nostre cicatrici di mamme, diventa un bisogno che nutre e non giudica.

In una parola impariamo quotidianamente a ri-conoscerci senza modelli o stereotipi, ma attraverso il nostro modo di essere madri consapevolmente imperfette.

Ecco perché, finalmente posso riconoscermelo, io non sono una “brava” mamma, e voi?

Cecilia Gioia


Potrebbero interessarti anche