Educazione dei bambini: asilo nido sì o no?

L’articolo è la prima parte di un testo di Sylvie Hétu, tratto dal capitolo 7 del libro Too much too soon? Early Learning And The Erosion Of Childhood (Troppo troppo presto? L’apprendimento precoce e l’erosione della infanzia). 

1° PARTE

Il Nido

 

Sono sempre più piccoli i bambini accuditi da persone diverse dai genitori o altri familiari. Sin da piccolissimi sono costretti a creare un legame con persone che non nutrono per loro un interesse profondo, e per le quali “amare” il piccolo affidato alle loro cure è parte di un lavoro.

Affinché non si creino malintesi, so benissimo che esistono persone davvero amorevoli che lavorano con i bambini, e sono stata io stessa una di queste molti anni fa. Quando i piccoli compivano due anni venivano spostati in un altro dipartimento con uno staff tutto nuovo.

Ogni volta che ci penso mi fa star male. I neonati e i bambini piccoli hanno bisogno di  continuità e di figure stabili (Elfer, 2007; Elfer and Dearnley, 2007). Credo che le persone possano incontrare difficoltà nelle relazioni a lungo termine a causa della necessità di adattarsi a legami affettivi diversi quando erano molto piccoli, cosa che è confermata da molti studi clinici in ambito psicoanalitico e psicoterapeutico. È certo che molti specialisti concordano sul fatto che ciò che accade ai neonati e ai bambini piccoli può influire sull’intero arco della loro vita.

I miei genitori amavano i miei figli e loro nipoti, non come me ma certo neppure come li avrebbero “amati”  degli assistenti all’infanzia. Nonostante sia  fuori moda e considerato non “politicamente corretto” da dire, credo esista un legame vitale con la propria famiglia che va al di là della nostra comprensione comune.

Naturalmente, i bambini hanno delle “figure di attaccamento”, come ci hanno spiegato in modo chiaro John Bowlby e i suoi seguaci. Bowlby stesso ebbe un’esperienza traumatica quando la sua tata, alla quale sembra si fosse legato più che ai propri genitori, prese e se ne andò.

Verrebbe da dire, quindi, che l’“amore” (a cui viene data grande importanza anche nell’ambito di una prospettiva neuroscientifica) non possa mai essere lo stesso per bambini allevati in un nido e per quelli cresciuti con i genitori o figure stabili della cerchia familiare.

Dopo aver superato l’epoca (forse necessaria) del femminismo e della liberazione della donna, adesso è opportuno trovare l’equilibrio necessario fra i bisogni della donna e quelli del bambino (cfr. Biddulph, 2006). Mettere i bambini al nido sta diventando una “moda”, e non è raro che persino donne che hanno scelto di stare a casa con i figli siano accusate di tagliarli fuori da esperienze sociali formative. Conosco alcuni genitori a cui è capitato proprio questo. Abbiamo creato una socialità artificiale per rimpiazzare i contesti familiari naturali, mettendo bambini della stessa età in gruppi omogenei controllati.

Un maestro che ha insegnato molti anni nella scuola primaria e si è occupato di educazione dei bambini di diverse generazioni, mi ha detto di recente che aveva notato quanto i bambini attuali fossero incapaci di guardare alla sana autorevolezza degli adulti (cfr. Sigman, 2009). Non vedono l’adulto; vedono solo i loro amici e coetanei e non hanno idea di come relazionarsi gli uni con gli altri.

Posseggono  poca o nulla moralità, e incappano perciò nel bullismo, nell’intimidazione, nell’indifferenza e persino nella violenza, e sono a malapena in grado di rendersene conto. Si tratta di un problema complesso sia dal punto di vista psicologico, sia culturale (la nozione di Lasch di una “cultura narcisista” è forse rilevante in questo caso), ma il maestro mi ha detto che secondo lui la ragione è che i bambini sono messi sempre più da piccoli in gruppi di coetanei, con adulti che stanno con loro solo per puri motivi di lavoro e non per un profondo amore personale.

Desta quindi poca sorpresa il fatto che un sano attaccamento e il rispetto non si sviluppino nello stesso modo in questi bambini. I piccoli corrono un rischio molto alto di sganciarsi dalle maglie dell’attaccamento e di cercare un qualche genere di compensazione con i loro eguali, fratelli forzati.

In un cartone animato, ho visto una “catena” di produzione di neonati dove era il governo a “tenerli” prima della nascita, come se fossero nell’esercito, tutti in fila. Sono necessarie ricerche a lungo termine imparziali e indipendenti sugli effetti della separazione dei bambini dai genitori prima dei tre anni; sono convinta che produrrebbero risultati interessanti.

L’altro aspetto da considerare a proposito degli asili nido è quello economico. Credo che l’economia prevalga sul buon senso in termini di cosa sia davvero necessario ai bambini molto piccoli. Al nido i piccoli sono spesso malati, e mi domando se sia per via dei batteri o perché il loro sistema immunitario è indebolito dalla mancanza di un amore profondo e duraturo.

“Troppo e troppo presto” può essere anch’esso un motivo per quei nasi colanti che devono condividere tutto con eccessiva precocità. Lo scoraggiamento può infatti portare a un indebolimento del sistema immunitario; potrebbe anche verificarsi un meccanismo inconscio per cui se mi ammalo i miei genitori devono stare a casa con me.

Trovo scioccante che i programmi scolastici nazionali (si riferisce al quadro normativo emanato dal governo britannico che riguarda in modo specifico la prima infanzia, denominato “Early Years Foundation Stage” – ndt) abbiano raggiunto persino i bambini piccolissimi e obblighino i professionisti degli asili nido a monitorarli per verificare che siano in grado di fare ciò che la legge prevede debbano fare.

Mi ha fatto piacere dialogare di recente con diversi assistenti all’infanzia degli asili nido che hanno detto di non avere alcuna intenzione di prestarsi. Per me è un ottimo segno del fatto che il buon senso comune non si sia estinto del tutto.

Il “livellamento” che è la norma nei nidi è anch’esso motivo di preoccupazione; dove lasceremo spazio all’unicità? Alcuni bambini saranno più lenti in una cosa e più precoci in un’altra, come ogni essere umano. Inoltre, se vostro figlio non fa una certa cosa a una determinata età, voi sarete indirizzati agli specialisti che vi valuteranno come genitori mentre vostro figlio sarà sottoposto a tutta una serie di esami, in ogni caso lesivi e invasivi. Questo aumenterà l’ansia dei genitori, che sarà poi percepita  anche dai bambini.

È davvero necessario chiedersi se nostro figlio si sta sviluppando secondo la cosiddetta “norma”? Istituzionalizzare i nostri figli ci mette tutti in una forma che i bambini in seguito tenteranno di spezzare.

Mia figlia ha camminato a 22 mesi, era nel regno dei “lenti”. Oggi, molti anni dopo, è un’insegnante di ginnastica da sette anni, ha studiato danza al college e sta studiando Kinesiologia all’università per aiutare danzatori e sportivi. Sono felice che non fosse in un nido con persone che si preoccupavano se non rientrava nella “norma”.

L’ultimo argomento che taluni portano a favore dei nidi è che certi genitori non sanno aver cura dei propri figli, e che sarebbe molto meglio per questi bambini stare in un nido con professionisti competenti. È ciò di cui parleremo nella prossima sezione.

Traduzione dall’inglese di Michela Orazzini 

[L’articolo è estratto dal capitolo 7 del libro Too much too soon? Early Learning And The Erosion Of Childhood, Hawthorn Press, 2011 – miscellanea di scritti curata da Richard House. Il capitolo 7 si intitola  The Myth of Early Stimulation for Babies e l’autrice è Sylvie Hétu, istruttrice di massaggio infantile che ha lavorato per 30 anni come educatrice. Ha lavorato in 18 Paesi del mondo e ha collaborato con colleghi provenienti da 50 Paesi diversi].

Riferimenti bibliografici

Biddulph, S. (2006) Raising Babies: Should Under-3’s Go to Nursery?, Harper Thorsons.

Bowlby, J. (1997) Attachment: Volume One of the Attachment and Loss Trilogy: Attachment Vol 1, London: Pimlico.

Elfer, P. (2007) ‘Babies and young children in nurseries: using psychoana- lytic ideas to explore tasks and interactions’, Children and Society, 21, pp. 111–22.

Elfer, P. and Dearnley, K. (2007) ‘Nurseries and emotional well-being: eval- uating an emotionally containing model of professional development’, Early Years, 27 (3), pp. 267–79.

Gerhardt, S. (2004) Why Love Matters: How Affection Shapes a Baby’s Brain, London: Routledge.

International Association of Infant Massage (nd) Website: www.iaim.net Lasch, C. (1979) The Culture of Narcissism: American Life in an Age of

Diminishing Expectations, New York: Norton.

Sardello, R. and Sanders, C. (1999) ‘Care of the senses: a neglected dimen-

sion of education’, Chapter 12 in J. Kane (ed.), Education, Information, and Imagination: Essays on Learning and Thinking, Prentice-Hall/Merril: Columbus, Ohio, pp. 223–47.

Sigman, A. (2009) The Spoilt Generation: Why Restoring Authority Will Make Our Children and Society Happier, London: Paitkus.

Sunderland, M. (2008) The Science of Parenting, London: Dorling Kindersley.

 

Per approfondire l’argomento si consiglia la lettura di Sempre con lui e I vostri figli hanno bisogno di voi.


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  • elena

    come mi mancano persone come la Montessori!!
    Elena, mamma di Matteo

  • chiara

    E se invece con i nonni il bimbo sta sempre con la tv accesa, che fare? Non voglio rimproverare la nonna per questo, perchè lei trova anche un po’ di svago vedendo la tv ma per me non è un bene che mio figlio stia incollato alla tv o giochi con in sottofondo di una trasmissione tutto il tempo. Per questo ho pensato di mandarlo a un campo estivo di ispirazione Montessoriana ( e poi eventualmente continuare l’anno prossimo con un anno di nido) due o tre mattine a settimana. Là ho visto che può stare parecchio all’aperto (hanno persino un orto per fargli coltivare la terra). Non nascondo che sono molto combattuta. Lo mandereii solo per allontanarlo dalla tv che a diciannove mesi mi sembra troppo presto.
    Consigli?

  • Grazie per questo splendido articolo, mi trovo in linea con tutto cio’ che e’ stato descritto, molto utile! Se un genitore e’ onesto con se stesso riesce a percepire il disagio del bambino che nel profondo non desidera andare al nido senza mamma o papa’. Lo abbiamo potuto vedere su nostro figlio che dopo 4 giorni di inserimento si stava “spegnendo” e abbiamo deciso di tenerlo con noi finche’ non fosse pronto ad un sano e non forzato distacco. Bambini integri fin dall’infanzia saranno degli adulti con la A maiuscola!