Le immagini del parto creano imbarazzo…

Ho aspettato un po’ prima di utilizzare la scrittura come mezzo elettivo per condividere emozioni di “pancia” e pensieri di “testa”, ma adesso credo che sia maturato in me il bisogno di esprimermi.

Ho assistito, in questi giorni, a reazioni inaspettate, manifestate da donne (spesso anche mamme) e uomini (spesso anche papà) verso immagini che mostravano l’evento nascita.

Eh sì, avete capito bene, l’evento nascita proprio come avviene dalla notte dei tempi, non un bimbo sotto il cavolo o una cicogna svolazzante, ma una mamma che mette al mondo il suo bambino, in un momento che si ripete da sempre e che ha permesso di non estinguerci.

Un corpo che si apre al mondo, che dona senza remore il frutto del suo amore, un corpo che è meglio non vedere, perché evoca, a quanto pare, reazioni e imbarazzi soprattutto tra noi donne. Ecco, l’ho detto.
Adesso prometto di fare un bel respiro per accogliere le emozioni rumorose rispetto a tutto questo e abbracciare le innumerevoli diversità di ognuno. Ma sono sincera, come sempre: a me leggere quei commenti ha fatto male.

E non solo come donna che conosce il suo corpo e che rimane incantata, ogni volta, dell’incredibile bellezza del femminile, ma come mamma che considera l’evento nascita un vero miracolo che si manifesta gratuitamente a tutti noi. Mi chiedo cosa risuoni nelle pance di ognuno di fronte all’immagine della vita che nasce.

Mi chiedo anche quanto spesso ci lasciamo sopraffare dalla generalizzazione, senza soffermarci sul significato unico e irripetibile che ogni nascita porta con sé. E poi mi soffermo a pensare alla nascita di ognuno di noi, di cui non abbiamo un ricordo consapevole ma che appartiene a una memoria viscerale che si risveglia sollecitata dall’immagine di una donna che partorisce.

Alle emozioni che inconsapevolmente evoca, che ci sintonizzano alla nostra nascita, un passaggio obbligato dall’utero caldo e accogliente di nostra madre alle luci, le voci, i suoni estranei che ci hanno travolto, segnandoci per sempre. “Non si potrà mai cambiare la società se non si cambia il modo di mettere al mondo i propri figli” dice Michel Odent. E questa affermazione ben si lega per noi donne e mamme, all’esperienza della gravidanza e ai nostri parti.
Naturali, indotti, vaginali, cesarei, sognati, delusi, ricordati, rimossi, odiati, amati.
Una carrellata di eventi che segnano la nostra vita di donne e di mamme con cicatrici non solo fisiche, ma psicologiche e spesso ancora dolorose. E tutto questo bagaglio che quotidianamente ci portiamo dietro, e che inizia dalla nostra nascita fino il parto dei nostri figli, è un’eredità non sempre comoda di cui spesso siamo scarsamente consapevoli.

E intanto la nostra pancia e la nostra vista si turbano profondamente davanti a scene naturali, fisiologiche e spesso vissute, percependole come non idonee, o meglio eccessivamente imbarazzanti e “inguardabili”.
Cosa sta succedendo?
Tempo fa mio figlio Esteban (6 anni) mi ha chiesto stupito perché una donna semi-nuda era affissa su un cartellone pubblicitario di una nota marca di abbigliamento. Ma non mi ha mai fatto domande davanti ad una mamma con il seno scoperto mentre allatta il suo bambino o davanti a delle foto che rappresentano la nascita.
Ecco, questo a me fa riflettere e molto.
E adesso silenzio, facciamo parlare le nostre pance e il nostro cuore.
In una parola, ascoltiamoci.

Cecilia Gioia


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