L’importanza del massaggio nel bambino prematuro

Pensate a un bimbo nato in anticipo, prematuro o con un ritardo di crescita, che grazie alle più moderne tecnologie può comunque sopravvivere, crescere e ritornare presto fra le braccia di mamma e papà.

Pensate al primo impatto che questo bimbo ha avuto del mondo:
· un parto magari difficoltoso, l’essere preso a forza da un luogo in cui aveva sempre vissuto protetto e al calduccio o il rimanere impegnato faticosamente in un luogo angusto che, fino a poco prima, gli garantiva sicurezza e affetto
· la separazione precoce dalla mamma e dal papà, per garantire la messa in pratica di tutte quelle manovre salvavita o comunque necessarie alla salvaguardia della sua salute
· la continuità di questa lontananza dai genitori, per restare in incubatrice o culla termica, a volte bendato (in caso di fototerapia) o legato, per evitare che si strappi qualche tubicino
· gli esami, i controlli, i prelievi, i tubicini: tutte incombenze spesso necessarie, che però risultano quantomeno scomode se non dolorose per il piccolo da poco al mondo
Ci sono bimbi che ricordano per tutta la vita i racconti di mamma e papà, di quando erano in incubatrice con i polsi legati, adulti che poi rifiutano l’essere tenuti o fermati per un polso con una repulsione intensamente manifestata, che viene dal profondo.

Ci sono bimbi che, ai primi incontri del corso di massaggio, ritraggono il piede quando viene loro toccato, perché portano ancora i segni invisibili dei prelievi effettuati nel tallone. Pensate alla memoria corporea di questi bimbi, a quello che si portano dentro, iscritto sulla pelle, nei muscoli, nei tessuti; pensate al dolore e alla violazione di questi corpicini che, appena venuti al mondo, si trovano a dover affrontare una così ardua lotta per la sopravvivenza.
E ora immaginate che questo esserino, solo nella sua incubatrice, possa ritrovare il conforto di mani amiche, di un tocco dolce, fermo, che gli comunica presenza, che lo contiene, che lo conferma nel suo essere e esistere dandogli dei confini. Un contatto che affronta tubicini, che slega i polsi e le caviglie, che insegna che il tocco può anche essere buono e piacevole e che “non è solo quella cosa lì dolorosa che ho ricevuto fino a oggi”.

Un tocco che forse non cancella quella dolorosa memoria, ma che aiuta a capire che c’è del piacere oltre il dolore, dell’affetto oltre la durezza, del tepore oltre al gelo della solitudine. Perché come nella vita di tutti, dopo la pioggia torna il sereno, anche se a volte bisogna proprio che qualcuno ci aiuti a scoprirlo, indicandoci la via e prendendosi cura di noi.
Pensate quale immenso dono possa essere fare della marsupioterapia, o anche solo poter toccare o massaggiare un bimbo quando è ancora in incubatrice, guidando i genitori alla conoscenza con quel piccolo che per tanto, troppo tempo è rimasto lontano, riconoscendolo, riallacciando un legame magari bruscamente interrotto.

Anche quando, dopo il rientro a casa, si scopre quel meraviglioso strumento del massaggio infantile, che risulta ancora più importante per quelle famiglie che hanno avuto una storia difficile, per ritrovarsi, per elaborare, per comunicare. Per dire al proprio bambino: “Mi spiace che all’inizio della tua vita hai sperimentato proprio quel dolore, ma senti, c’è anche altro, senti che bella è questa carezza, questo massaggio, questo tocco fermo. Che bello ritrovarsi insieme”.

E a volte lo diciamo davvero ai bimbi, che capiscono tutto, molto al di là delle parole, con il loro magico alfabeto di sguardi, con il tono muscolare, con i messaggi che inviamo stando loro vicini e toccandoli. Ecco perché è così importante tenere a contatto o massaggiare un bambino che ha avuto qualche difficoltà alla nascita; pensate alla pace che si può ritrovare con un semplice gesto, con tocco presente e mani ferme: io ci sono, tu esisti, noi siamo insieme, finalmente.

Nicoletta Bressan

(Grazie a Elena Scesa, che con il suo lavoro e le sue riflessioni ha ispirato questo articolo).

Nicoletta Bressan

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