Salute dei bambini, generazioni a confronto!

Da una ricerca promossa dalla School of Health Sciences della University of South Australia, svoltasi dal 1964 fino al 2010 in tutto il mondo e non a caso chiamata Slowpoke generation (persona ottusa, lenta), risulta che i bambini dai 9 ai 17 anni di oggi sono decisamente più lenti nella corsa rispetto ai loro genitori, arrivando a perdere il 5 per cento nelle prestazioni di velocità ogni dieci anni.In Italia e negli Stati Uniti la percentuale sale al 6 per cento e in generale i ragazzi sono il 15 per cento in meno in forma rispetto ai loro genitori alla loro età. Tutta colpa dell’obesità infantile, conclude la ricerca.

Ma i conti sembrano non tornare: sappiamo infatti che i ragazzini di oggi si dedicano a una miriade di attività sportive e non, sappiamo che l’attenzione alla salute dei bambini è decisamente più alta rispetto ai tempi passati. Eppure c’è l’altra faccia della medaglia: questi stessi ragazzini corrono molto più lentamente dei loro genitori e nelle prestazioni di resistenza si è perso dal 30 al 60 per cento.

La spiegazione sta nella crescita della massa grassa tra i giovanissimi, dovuta a un’alimentazione errata e a stili di vita che poco si conciliano con l’attività fisica. Non si tratta quindi di quanto tempo dedicano allo sport, ma di come conducono il resto della giornata una volta fuori dalla palestra.

I loro genitori andavano a giocare ai giardinetti o nei cortili, guardavano pochissimo la televisione, non mangiavano fuori pasto e generalmente si nutrivano di cibi sani. Adesso arriviamo al parossismo perpetrato dall’industria alimentare: si pensi solo a una delle ultime pubblicità della Mac Donald, dove si assiste alla scena di una donna incinta, seduta a un tavolo della famosa catena di fast food, che attende con impazienza che il futuro papà le porti il suo vassoio…

I loro genitori non trascorrevano ore tutti i giorni davanti alla televisione, al computer, ai videogiochi, magari mangiucchiando merendine e patatine fritte.

Questa tendenza alla tecnologia ricreativa costringe a un’inattività che vanifica lo sport praticato dopo la scuola, dà facilmente problemi neurologici e può portare a problemi cardiovascolari in età adulta. Non solo, porta all’isolamento proprio in un’età in cui il bambino dovrebbe socializzare – attraverso il gioco – con i suoi coetanei.

Ben vengano quindi le limitazioni (un bambino non dovrebbe stare davanti al computer più di mezz’ora al giorno), il gioco all’aria aperta, la compagnia di altri bambini. Insegniamogli che esistono ancora giochi come nascondino, guardie e ladri, il gioco del fazzoletto. Affidiamoli ai nonni che li portino fuori, ai giardinetti, all’aria aperta. Insegniamo loro che ci sono modi diversi di giocare, giochiamo con loro!

Anita Molino

Per approfondire l’argomento consigliamo la lettura di Giocare tra gli alberi.


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