Troppe opportunità di scelta nell’educazione dei bambini

DOMANDA

“… Molti esperti di sviluppo infantile suggeriscono di offrire al bambino scelte “appropriate all’età” per prevenire inutili lotte di potere fra genitori e figli.
Ad esempio, gli esperti consigliano di chiedere al bambino se preferisce spazzolare i denti con il dentifricio rosso o quello verde (dal momento che al genitore importa ben poco del colore), anziché dire che è ora di lavarsi i denti e rischiare lo scontro in caso di resistenza. Lei ha affermato, invece,  che si offrono troppe opportunità di scelta ai figli. Poiché la possibilità di scegliere sembra essere un pilastro dell’educazione dei bambini degli anni Novanta, può spiegarci in che modo è in contrasto con le attese del continuum nei nostri figli?”


RISPOSTA

Offriamo davvero troppe opportunità di scelta, e troppo presto.  È una cosa che genera frustrazione e rabbia mentre i genitori si domandano come mai i loro figli siano tanto arrabbiati. Si prosegue rincarando la dose delle scelte e chiedendo: “Ma allora, cosa vorresti fare invece?”, e il bambino diventa ancor più furioso perché questo è proprio ciò che lo fa arrabbiare e non riesce a spiegarselo. Per quanto riguarda comportamenti alternativi all’offerta di scelte, è difficile parlarne al di fuori di un contesto specifico.

Immaginiamo per un momento un bambino di tre anni a cui la madre chieda a colazione: “Vorresti i rice crispies o i corn flakes?”, anziché mettere semplicemente in tavola qualsiasi cosa abbia deciso di servire. Ciò di cui il bambino ha bisogno, e che è anche più consona all’adulto, è sentire l’autorevolezza, la calma, l’autonomia e la sicurezza del proprio genitore in ogni cosa che fa.

Una madre o un padre non dovrebbero domandare sempre al bambino: a soli due anni i bambini non vogliono che ci si aspetti da loro che sappiano cosa fare; vogliono che siano i genitori a saperlo.

Offrire delle scelte non solo è segno di incertezza da parte del genitore, ma è anche un tentativo molto palese di placare il bambino, che a quel punto si sente come se la madre non sapesse come trattarlo e fosse  preoccupata, insicura, vittima di un senso di colpa. Pertanto, il tono di voce implorante e suadente fa adirare il bambino che vorrebbe invece avere un genitore fermo e sicuro.

Vuole che il genitore sia fermo e sicuro perché deve affidarsi a lui , e se sente che il genitore sa bene cosa fare, non solo si sentirà al sicuro, ma avrà anche qualcuno di autorevole da seguire, osservare, imitare e aiutare.

Bisognerà darsi un po’ da fare per imparare a comportarsi come i bambini si aspettano da noi. È essenziale soprattutto comprendere che i nostri figli sono profondamente sociali, niente affatto antisociali. Pertanto, se ci aspettiamo che siano sociali, cosa che pochi di noi fanno perché siamo stati abituati a credere il contrario, e se diamo per scontato che desiderino osservare ciò che accade e collaborare, questo è esattamente ciò che faranno.

Spesso, però, capita di avere un tono di voce incerto; in questi casi, quello che consiglio ai miei clienti è di esercitarsi davanti allo specchio fino a ottenere il giusto tono di voce, così non potrà sembrare che non abbiano fiducia nell’obbedienza del  bambino.

È possibile riuscirci anche se non lo si è mai fatto prima, è ovvio che più il bambino è piccolo più sarà semplice. Ciò che i bambini desiderano sapere è come fare le cose che noi facciamo. Se il vostro atteggiamento sarà quello di credere con assoluta fermezza, nell’intimo di voi stessi, che è davvero ciò di cui hanno bisogno, allora sarete in grado di comunicarglielo con il tono di voce, in un modo che gli dimostrerà che siete loro alleati, capaci di fornirgli tutte le informazioni di cui sapete bene che hanno bisogno, senza dubbio alcuno. Funziona alla perfezione.

Essere permissivi è quasi un male quanto punire e rimproverare; non è la stessa cosa perché non genera nel bambino sentimenti tanto negativi su se stesso, ma lo rende frustrato e di conseguenza lo fa arrabbiare.

Per fortuna non è un danno per i bambini convivere con ogni sorta di trattamenti e punti di vista conflittuali o contraddittori. Tutto ciò di cui hanno bisogno è una persona autorevole, come un genitore, che rispetti la loro innata socialità e il loro desiderio di cooperare, e loro ne approfitteranno perché  hanno piccoli radar che vanno proprio in cerca di questo.

Quando lo ottengono da una persona autorevole si percepiscono in modo positivo, provano un senso di fiducia in se stessi, di competenza, di essere giusti, che è poi l’obiettivo di tutto l’esercizio. Non importa cosa facciano gli altri, i bambini vi si adatteranno molto meglio se potranno far affidamento su una tale certezza.

Traduzione dall’inglese di Michela Orazzini

Estratto da: Domande e Risposte, Jean Liedloff risponde alle domande dei lettori

Per approfondire consigliamo la lettura di Amarli senza se e senza ma e I vostri figli hanno bisogno di voi


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