Crescere i bambini senza manuali ed esperti si può

Dite la verità…Vi è mai capitato di acquistare un manuale “per perfetti genitori” per crescere i vostri bambini o avete mai avuto la tentazione di farlo?

Se avete risposto di sì…tranquilli, nessuna vergogna, credo sia comprensibile. Il fatto è che è estremamente semplice ritrovarsi in diretto contatto con questo tipo di libro: vai al supermercato e accanto alla cassa lo trovi; vai in un grande centro di elettrodomestici per comprare una tv e ad un certo punto ne sbuca fuori uno; fai un viaggio in macchina, ti fermi all’autogrill per una breve sosta ed un caffè, metti accidentalmente la mano nella cesta di pupazzi, cioccolatini, cd dei tempi andati ed eccolo lì!

Il “manuale per i genitori”! Anche se non vuoi, è lui che ti cerca, ti si attacca al braccio e non molla, continua a spingerti verso la cassa fino a che, ormai stremato, non lo accontenterai con il tuo acquisto.
Ora, ironia a parte, quanto descritto è purtroppo pura verità. I dati parlano chiaro, questo tipo di libri vende milioni di copie, spesso dal libro se ne ricavano trasmissioni o viceversa. Libri che hanno titoli accattivanti, immagini di copertina molto belle, molto spesso in contraddizione con i reali messaggi contenuti poi al suo interno.

Rappresentano dei veri e propri manuali di “istruzioni per l’uso”: segui queste semplici regole e il “prodotto bambino” che hai acquistato funzionerà a dovere! Chissà se c’è anche la garanzia e la possibilità di restituirlo…
Questo fenomeno ci illustra però una triste verità: c’è effettivamente un disperato bisogno da parte dei genitori di farsi dire da qualcuno cosa devono fare per svolgere correttamente il loro ruolo genitoriale. In realtà, io credo, trattasi solamente di un “bisogno indotto”: il bisogno di “farsi dire da qualcuno” è sicuramente collegato più ad un’ansia da prestazione personale e ad una bassa autostima, piuttosto che ad un “bisogno reale” dei genitori, collegato ad una reale incapacità di “essere genitore”.

Oltre al cellulare di ultima generazione, alle centinaia di canali satellitari in aggiunta alle centinaia di canali già esistenti, oltre all’auto o al vestito all’ultima moda, oggi ci dicono che abbiamo anche bisogno di sapere cose sui genitori e sui nostri figli che inevitabilmente noi non sappiamo e delle quali appunto non possiamo fare a meno. Ed ecco puntuale la “lezioncina” del presunto esperto che, di volta in volta, ci donerà le sue preziose perle di saggezza.
Senza entrare nello specifico dei libri e degli autori, che più o meno ormai tutti conosciamo, basti dire che gli errori che vengono commessi sono sostanzialmente due: 1) siamo convinti di non saper fare i genitori; 2) crediamo che le “regole” di questi pseudo esperti abbiano una validità scientifica riconosciuta e ce le “beviamo” così senza un nostro filtro critico personale.

Quello che troviamo in questa che non esito a definire una vera e propria “letteratura-spazzatura” non ha alcun valore, se non quello legato a preconcetti personali dei suoi stessi autori.
In verità, sono convinto, non abbiamo bisogno di loro e, quando anche li consultiamo, le risposte che ci forniscono sono comunque sbagliate.
Trovo atroce che qualcuno spieghi passo passo ad una neo-mamma e ad un neo-papà cosa devono fare con il loro piccolo. E scusatemi, ma trovo svalutante anche per noi chiedere queste cose.

E’una prerogativa tipica solo della nostra specie. Noi, come tutti sappiamo, apparteniamo alla classe dei mammiferi e condividiamo con gli scimpanzé quasi il 99% del nostro patrimonio genetico. Ora, avete mai visto un mammifero e nello specifico uno scimpanzé chiedere spiegazioni a qualcuno su come prendersi cura del proprio cucciolo? Si è mai vista in natura una tata pelosa con caschetto biondo insegnare ai cuccioli a “fare i bravi” e ai genitori ad essere “perfetti”? Credo proprio di no.
Con questo voglio dire solamente che ciò che viene richiesto ad un genitore rispetto al prendersi cura del proprio piccolo, è tutto già scritto nei nostri geni.
Un genitore (mi riferisco a genitori “medi non patologici”; qui infatti si aprirebbe tutto un altro capitolo sul maltrattamento subìto nell’infanzia che viene poi reiterato a sua volta sui propri figli) sa già come comportarsi con i propri piccoli, basta seguire il proprio istinto. Questa non deve essere vista come una brutta parola, ma anzi rappresenta il normale e naturale corso che la genitorialità dovrebbe seguire se qualcuno o qualcosa non si frapponesse tra genitori e bambini.
D. Winnicott (1987) sostiene proprio questo: “Accadrà spesso che persone sconsiderate cerchino di insegnarvi come fare le cose che voi siete in grado di fare meglio di quanto chiunque possa mai insegnarvi a fare. E’ mia opinione che non ci sia bisogno di dire alle madri che cosa devono fare o come devono essere. Ciò che possiamo fare è non interferire”.
Alice Miller si è battuta tutta la vita per creare un movimento “anti-pedagogico”, perché ha sempre considerato inutile e deleteria qualsiasi forma di pedagogia volta all’imposizione dell’adulto sul bambino.
K. Lorenz (1949) coniò il concetto di “imprinting” per sottolineare il fatto che un individuo alla nascita si “attacca” al “primo oggetto di cura” con cui entra in relazione (a Lorenz si attaccò l’oca Martina). E’ un processo spontaneo, programmato geneticamente, finalizzato alla sopravvivenza della specie. Il bambino, infatti, non ha alcuna possibilità di sopravvivere senza l’accudimento del genitore, da solo non può nulla, è totalmente inerme.

Ma vi dò appuntamento al prossimo pezzo per approfondire questi aspetti 😉

Alessandro Costantini


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