Menu vegan a mensa: se dicono che non si può fare…

Oggi vi racconto il seguito della mia “avventura” alimentare alla scuola di mia figlia…Aspettavo, come da promessa della dietista, il menu vegan per mia figlia.

Amara scoperta: non possono prepararlo perchè

⁃    non sanno come calcolare l’apporto calorico visto che non sanno come mangia a casa la bambina;

⁃    in realtà non è contemplato nel capitolato che il Comune ha dato nel momento della presentazione del bando per l’appalto;
⁃    purtroppo le minoranze non sono così tutelate.

Ho parlato per ore al telefono sia con la dietista che con la responsabile al Comune della mensa scolastica, colei cioè che redige anche il capitolato per la gara d’appalto che quest’anno dovrà essere rinnovato.

Il confronto è stato sincero, a volte anche duro, e mi ha lsciato l’amaro in bocca.
Si perchè all’inizio mi avevano fatto credere che non ci sarebbero stati problemi ad ottenere il menu vegano poichè questa ditta ne preparava già diversi e per diverse esigenze e scelte etico-religiose. Ma tra tutte queste “diversità”  il veganismo non era nemmeno preso in considerazione, non era stato presentatato nel capitolato e così il Comune non poteva “obbligare” la ditta a realizzarlo.

La vera ragione, però, trovo sia da ricercare altrove… Perchè quando mi hanno detto che non avrebbero potuto calcolare l’apporto calorico della dieta non sapendo cosa mia figlia mangia a casa, mi sono sentita un po’ sotto i riflettori, sospettata di non fare il meglio per mia figlia!
Non si sono mai sognati nemmeno di pensare cosa le altre famiglie diano da mangiare ai figli la sera a casa loro. Ma si sono sentiti in dovere di farmi notare, invece, che con un menu vegano loro non si potevano prendere la responsabilità di proporre un menu senza conoscere quello che noi mangiamo a casa nostra.

C’è qualcosa che non torna.

Se io avessi detto che seguo una filosofia di vita o una religione che non ammette derivati animali, probabilmente non avrei avuto così tanti problemi, perchè rientrava nelle scelte etico-religiose.

Ma così non è. La nostra è “solo” una scelta di vita, etica, salutistica, ambientalista, animalista, antispecista…. e per questo non possono garantirmela. Non si assumono responsabilità, che tra l’altro nessuno ha chiesto loro di assumersi.
Se bastasse potrei fare una dichiarazione che li solleva da qualsiasi tipo di responsabilità, anche future. Invece non si può e basta, il capitolato non comprendeva il menu vegano.

Ho ovviato in parte con il certificato medico dell’intolleranza al lattosio e ora ha un menu ovo-vegetariano, ma ammetto di non essere contenta.
Non lo sono non tanto perchè mia figlia dovrà mangiare due volte a settimana un tortino con uova in polvere (che tanto non mangia perchè non sono buoni!), o perchè il menu introduce solo una volta alla settimana le lenticchie e in una sola settimana su otto i ceci, ma perchè mi sono scontrata con un muro di gomma che tanto mi ricorda la discriminazione.

Perchè le minoranze non vengono riconosciute nelle loro scelte etiche.

Perchè i dietisti e nutrizionisti ancora non sanno che la dieta vegana è riconosciuta dalle maggiori associazioni dietetiche americana e canadese come una dieta adatta a tutti i cicli della vita, dalle prime pappe alla gravidanza, fino alla vecchiaia.

Perchè non sanno ancora che la cura e soprattutto la prevenzione delle malattie avviene a tavola.

Perchè ignorano, o fanno finta, che la spesa della sanità pubblica si ridurrebbe enormemente se si diminuisse l’apporto proteico derivante da prodotti di origine animale.

Ho chiesto solo IO il menu vegan per mia figlia, e allora? Per questo non posso averlo?
Capisco le difficoltà di una cucina per ristorazione collettiva, ma se ci fosse apertura verso una dieta onnivora già “sbilanciata” (permettetemi il gioco di parole) verso verdure e legumi, quella vegana avrebbe meno difficoltà ad essere preparata.
In ogni caso pago un servizio e gradirei essere rispettata.

E’ per questo che torno a ribadire: vagani d’Italia ( 😉 ) chiedete menu vegani ovunque vi troviate e soprattutto non arrendetevi con le diete dei vostri figli, in particolare nelle scuole pubbliche, è quello lo scoglio maggiore!

La prossima mossa in programma? Una lettera al Sindaco.

Clara D’Attorre


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