La pedagogia rispettosa del bambino con Alessandro Costantini

Alessandro Costantini, psicoterapeuta e responsabile per il Lazio del Movimento per l’Infanzia, per il Bambino Naturale ha scritto un libro contro la pedagogia che non rispetta il bambino – Meravigliosa infanzia – dove affronta temi molto “forti”, e allo stesso tempo offre suggerimenti utili per i genitori e, in generale, per tutti gli adulti che (anche per motivi professionali) sono a contatto con i bambini.

Dottor Costantini, cominciamo dal… sottotitolo del suo libro che è decisamente forte: “Dalle menzogne di Freud alle verità sul bambino”. Come mai questa affermazione riferita al padre della psicoanalisi?

Sì, effettivamente il sottotitolo è molto forte ma, mi creda, avrei potuto renderlo ancora più forte… Il motivo è in realtà molto semplice: Freud, benché conosciuto pressoché da tutti e ancora molto citato nella pedagogia, nella clinica, nei tribunali, in realtà ha detto cose che non hanno alcuna validità scientifica. Non ce l’avevano ieri e a maggior ragione non ce l’hanno oggi. Numerosissimi e accreditati studi scientifici sui bambini nell’arco degli ultimi sessanta anni hanno letteralmente smantellato le teorie freudiane sul bambino.

Freud ha parlato di bambini senza averli osservati e studiati attentamente durante il loro sviluppo e soprattutto nell’interazione con la madre e il padre. È partito da una “auto-analisi” e ha scritto apertamente che “siccome a me è successo questo, allora questo è una regola generale per tutti i bambini e tutti gli individui”. Menzogne dunque, perchè poggiano sul niente.
Ad aggravare ulteriormente la situazione, è poi il “cosa” ha detto Freud dei bambini: sono dei “perversi”, “crudeli”, “bramosi di sesso con mamma e papà”, addirittura simili a “prostitute”… Se non sono menzogne queste. Non ho problemi a ritenere da questo punto di vista le teorie di Freud un crimine contro i bambini e l’Umanità.
La sua è sì scienza, ma una “scienza-spazzatura”.

Quali sono gli effetti, ad oggi, di quella che lei definisce “pedagogia nera”?

Alice Miller, una delle poche voci in capitolo a cui poter dare veramente ascolto, ha definito la “pedagogia nera” come quell’insieme di strategie educative basate su castighi, punizioni corporali, isolamento, sottrazione d’amore, regole rigide e autoritarie, più in generale basate su disprezzo, umiliazione e mortificazione del bambino. Sono strategie spacciate “per il bene del bambino”, ma in realtà create “contro il bambino” e “per il bene di quei genitori non in grado di essere veramente tali”.

Gli effetti della pedagogia nera possiamo riassumerli brevemente in: paura, rabbia rimossa, distacco emotivo, senso di non autenticità e di vuoto. Devastanti vissuti emotivi questi, che accompagnano non solo il bambino durante il suo sviluppo, ma anche quello stesso bambino una volta divenuto adulto.
Posso dire per esperienza personale che le persone che decidono di fare una psicoterapia, stanno semplicemente chiedendo che vengano “riparati” i danni conseguenti all’aver subito un tipo di educazione e di genitorialità non adeguate.
Alice Miller riassume queste conseguenze nel concetto di “bambino dotato”: il bambino “perfetto” per gli adulti, ma assolutamente e drammaticamente “imperfetto” per se stesso, per il suo equilibrio, per la sua felicità più profonda; quel bambino che ha rinunciato alla sua infanzia per soddisfare non i propri bisogni di bambino, ma quelli dei genitori. In definitiva la triste condizione del bambino che fa da genitore al genitore.

La prima parte del libro è dedicata a una durissima critica nei confronti di Freud, non teme le reazioni dei colleghi o, in generale, degli estimatori di questa figura?

Bella domanda! Direi che più che temere queste reazioni, le dò per scontate. Non potrebbe essere altrimenti, le confido che già alcuni colleghi mi hanno letteralmente tolto il saluto… senza aver ancora letto il libro! Purtroppo è l’atteggiamento tipico di chi ha aderito “ciecamente” ad una “fede”: non essendo il freudismo, come detto, una scienza, dobbiamo pensare che esso sia una sorta di religione, di setta e non è permesso in alcun modo agli adepti di mettere minimamente in discussione il “verbo del Padre”. Tutto qui.

Il problema è che non si sta parlando di una religione, ma di un approccio legato alla comprensione, alla cura, alla salute di bambini e adulti.
La nostra professione è considerata a tutti gli effetti una professione sanitaria, come possiamo operare secondo i dettami di una fede assoluta in un modello non scientifico e perverso? Per fortuna la maggior parte delle persone sta accogliendo bene le mie tesi e i feedback sono in generale positivi. Credo davvero che oggi più che mai non possiamo più permetterci di credere a Freud e alle sue sciagurate teorie sui nostri bambini.

Nella seconda parte del libro, si cambia completamente registro. Lei scrive “La quiete dopo la tempesta”… E l’effetto è proprio quello, il cielo si rasserena e si sviluppa l’argomento promesso dal titolo, ovvero le meraviglie dell’infanzia.

Ma certo! Parlare di bambini non può che essere meraviglioso! Se questo, però, viene fatto in un’ottica seria, senza menzogne e senza i preconcetti personali di chi decide di parlarne. E la scienza ci viene in soccorso: le “verità” sul bambino e sul suo sviluppo poggiano su solide basi scientifiche e la realtà che ne emerge è assolutamente positiva, lontana anni luce dalla concezione oscura di Freud e di tutti i pedagogisti neri. Il bambino è dunque sostanzialmente una tabula rasa nel momento in cui viene al mondo, non vuole usarci o farci del male; anzi, è spinto unicamente da un fortissimo bisogno di protezione, affetto, fiducia, relazione con chi si prende cura di lui; in una parola di “amore”.
Il suo sereno sviluppo poggia, nei primissimi anni di vita, solo ed esclusivamente sulla qualità del rapporto affettivo che saremo in grado di instaurare con lui. E questo lo trovo meraviglioso, credo rappresenti il senso stesso di questa nostra vita.

Parlando dei bisogni del bambino piccolo, Meravigliosa infanzia presenta uno stile di accudimento “ad alto contatto”, che comprende tanta vicinanza con mamma e papà, allattamento, sonno condiviso. Una visione che nella nostra società fatica ad affermarsi, i vari “esperti” tendono infatti a sottolineare l’importanza di altri aspetti, quali il raggiungimento dell’indipendenza e dell’autonomia da parte del bambino. Come mai?

Se mi permette, le rispondo con una bellissima e illuminante frase di Antoine de Saint-Exupéry, l’autore de Il Piccolo Principe: “Tutti i grandi sono stati bambini, ma pochi di essi se ne ricordano”.
I vari “esperti” a cui fa riferimento lei, in realtà tanto esperti non sono. Estivill, tate e chi più ne ha più ne metta, semplicemente affermano delle cose senza sapere bene di cosa stanno parlando. È infatti opinione diffusa, per esempio, che “un bambino coccolato diventerà un insicuro mammone”. Questa è, a mio avviso, un’affermazione semplicemente errata e dettata da uno scarso studio della materia ed evidentemente da “falsi miti” che di generazione in generazione sono stati trasmessi e accolti, ma senza un pensiero serio e critico alla base.

La scienza dimostra in realtà esattamente il contrario: un bambino coccolato sarà un adulto sereno, sicuro, in grado di amare a sua volta. Il soddisfacimento della totale dipendenza del bambino porterà alla totale indipendenza dell’adulto, mentre un’indipendenza forzata precoce, questa sì porterà ad un adulto insicuro ed estremamente dipendente dall’altro.
Non capisco come si possa ancora nel 2014 non considerare gli studi pioneristici di John Bowlby sull’attaccamento (e per fortuna di moltissimi altri) che rappresentano davvero una pietra miliare per orientarci rispetto al mondo dei bambini e dell’essere genitori.
Per rispondere in modo più completo alla sua domanda: i genitori, gli educatori, gli psicologi che promuovono i vantaggi di una genitorialità a basso contatto, non sono altro che i “bambini dotati” di ieri: da bambini non hanno ricevuto adeguate cure parentali ed oggi da adulti, seppur inconsapevolmente, sono ancora vittime di quella sofferenza mai elaborata che li ha portati ad apprendere, apprezzare e diffondere la loro pedagogia nera. “Se io da bambino ho appreso questo, deve valere anche per te e per i tuoi figli; non l’ho mai messo in discussione ieri, non posso certamente farlo oggi”. Ecco il motivo per cui questi pseudo-esperti affermano certe cose e perchè molte persone danno loro credito.
Può sembrare eccessivo e forse riduttivo, ma tutta la società origina dall’infanzia di singoli individui che si incontrano. Ad infanzia serena, corrisponderà adulto sereno al quale, a sua volta, corrisponderà società serena.

A chi consiglierebbe la lettura di Meravigliosa infanzia? Ai futuri genitori e ai genitori certamente, ma probabilmente gli spunti contenuti sono utili anche per chi lavora con i bambini, penso agli insegnanti, alle maestre della scuola dell’infanzia, alle educatrici del nido…

Credo davvero che il libro sia utile a tutti coloro i quali si trovano in contatto con i bambini, perchè genitori o per questioni professionali. Dunque mamme e papà, maestre, educatori, psicologi. Ma penso che anche gli avvocati possano trovare spunti interessanti, soprattutto se si occupano di diritto di famiglia e minorile, perchè nei tribunali spesso, troppo spesso, si decide della sorte dei figli in base a relazioni peritali a loro volta basate sui pilastri della pedagogia nera.
Nel libro ho cercato di utilizzare uno stile sempre molto accurato nel trattare i vari temi, ma anche molto semplice e comprensibile, perchè credo fermamente nell’importanza che i messaggi in esso contenuti passino nel modo più efficace possibile e a una tipologia di utenza più eterogenea possibile.
Questo libro parla dei bambini, dei nostri figli, ma inevitabilmente e meravigliosamente anche di noi.

Nel suo libro leggiamo che “non si fa il genitore, ma si è genitore”. La differenza è sottile ma sostanziale…

Certo. “Fare il genitore” significa sostanzialmente che noi non siamo portati per natura ad esserlo, che dobbiamo sforzarci per farlo e in definitiva significa accettare la triste verità dei “manuali per perfetti genitori”: siamo inevitabilmente ignoranti in materia e chiediamo ai maestri di insegnarci.
In realtà la questione è messa in termini diametralmente opposti: “essere genitore” è l’unica realtà possibile. Siamo tutti potenzialmente in grado di esserlo, perchè il nostro patrimonio genetico di mammiferi ci ha già programmato ad esserlo.
Nel momento in cui nasce il bambino, automaticamente “siamo genitori”, non dobbiamo “pensarci su”, riflettere sul “come si fa”. Ci viene spontaneamente, perchè la nostra natura è semplicemente questa ed è meravigliosa così, senza interferenze esterne. Chiaramente è normale rivolgersi al pediatra per gli aspetti fisici/medici, ma rispetto alla relazione con il proprio bambino (determinante per il suo sviluppo) ognuno di noi sa già cosa fare e come farlo.
E non dimentichiamoci mai che, per fortuna, non esistono regole spicciole preconfezionate valide per tutti i bambini e per tutti i genitori contemporaneamente in tutto il mondo. Ogni rapporto con il nostro cucciolo rappresenta una realtà unica e irripetibile, per lui e per noi.

Giorgia Cozza


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