Massaggio infantile e vissuti corporei

Ogni giorno passano nel mio studio genitori e bambini per praticare il massaggio infantile, tutti con le loro particolarissime storie: ognuno è arrivato in questo mondo in un modo differente e si trova a viverci attraverso il filtro delle persone e dell’ambiente che lo circondano. Questo è tanto vero per gli adulti, la cui nascita è avvenuta tanti anni fa, ma che portano con sé il ricordo dei racconti dei genitori, nonché un vissuto corporeo spesso “sedimentato”, inscritto nei tessuti, quanto per i bimbi, i quali ancora portano i residui del recente passato nella vita quotidiana.
Io credo fermamente che non ci sia nulla di fisso e determinato, che quella che chiamano memoria corporea (cioè il dolore, fisico ed emotivo, che va a modificare i nostri tessuti contraendoli e provocandoci malesseri, paure, malattie) possa essere elaborata, anche se a volte con fatica, finché il ricordo non sia solo una presa d’atto: “E’ successo così e ora (magari dopo anni) riesco a comprendere che sono stato male per questo, ma adesso lo accetto come parte della mia vita e/o posso decidere di superarlo”.

Ognuno di noi poi viene al mondo in un determinato ambiente fisico (mare, montagna, città, paesino…), circondato da persone vicine e lontane, da una cultura ma anche da una famiglia con le proprie abitudini e usanze. Tutto questo aiuta a formare quello che noi siamo, arricchendo il nostro carattere di una serie di meravigliose sfaccettature che ci rendono in definitiva unici.

Ogni giorno vedo queste mamme e questi papà con i loro bimbi e ogni tanto mi capita di chiedermi il perché di certe azioni, frasi, comportamenti. A volte vediamo nell’altro un comportamento che ci infastidisce molto (e forse è proprio un qualcosa di noi, o della nostra vita con cui non siamo ancora riusciti a fare i conti fino in fondo).

Capita spesso, per esempio, che io mi chieda come mai un bimbo piange molto, a lungo, o con pianti che scoppiano dal nulla, che magari sono faticosamente consolabili.

Dovete sapere che, quando prendo in carico una nuova famiglia, quando un genitore si iscrive a qualche corso, faccio sempre compilare una scheda anagrafica, con delle domande riguardanti il parto, la crescita, la nutrizione, insomma le cose basilari della vita del e con il bambino.

Questa scheda mette in evidenza i problemi più conclamati che possano esserci, ma spesso da lì non traspare niente di eccezionale. Capita per esempio che una mamma sia felice del suo parto, senza cesarei, taglietti, anestesia. E sorridendo le lezioni di massaggio proseguono, incontro dopo incontro.

Poi piano piano ci si conosce, ri-conosce, e forse ci si fida di più dell’altro. Allora al terzo incontro quella stessa mamma ti racconta che dei problemi ci sono stati, che il bambino è stato male subito dopo il parto e che ha passato dei brutti momenti.

Oppure capita che un papà non riesca a capire perché, da un momento all’altro, la sua bimba sia diventata iperattiva e irritabile e così decide di ricorrere al massaggio per aiutarla a tranquillizzarsi. E anche in quel caso, dopo un po’, il papà inizia a raccontare che la bimba ha fatto la vaccinazione, ha avuto 40 di febbre ed è stata ricoverata una settimana in ospedale per l’antibiotico e per gli esami del caso.

Non penso che sia cattiveria il motivo per cui non si parla dei problemi passati e vissuti. Penso anzi che a volte sia estremamente impegnativo far emergere con un estraneo una storia che magari è ancora difficile e dolorosa.

Penso che a volte manchi semplicemente un pezzo del puzzle, che non sia così facile definire causa e effetto di una situazione, ma che proprio parlarne, affrontarla, pensarci, elaborarla, possa portare chiarezza, nel corpo e nella mente. A volte ho la sensazione che il corso di massaggio infantile significhi proprio questo per i genitori (ma anche per i bimbi).
Le mamme che appartengono ad alcune popolazioni tradizionali pensano che massaggiare il bambino serva per dare lui una forma, una dimensione fisica e un contenimento, ma anche per formare il suo carattere.

Penso che ci sia qualcosa di profondamente vero in questo. Sento che il massaggio, in qualche modo, dà forma: ai pensieri, alle parole, ai vissuti inespressi. Di chi massaggia, di chi tocca il corpo altrui, anche di un esserino piccolo, del proprio bimbo.

Mi sembra che dia un confine al corpo dei bambini, uno spazio per essere, un riconoscimento come persona, ma anche che faccia emergere, elaborare, plasmare vissuti faticosi da affrontare, sensazioni sgradevoli da accettare, per poter assumere una forma nuova.

In questo c’è qualcosa di sacro, totalmente da rispettare per noi operatori che vediamo da fuori, ma siamo in qualche modo immersi in questo bagno, in questo flusso di vita che scorre così densamente intorno a noi.

Ai genitori dico di lasciare che le mani possano sciogliere, tocco dopo tocco, massaggio dopo massaggio, quei blocchi fisici ed emozionali, quei nodi alla gola e allo stomaco che ci portiamo dietro, magari da generazioni, affinché i nostri bimbi possano essere liberi.

Lasciamo che i nostri bimbi assumano la loro forma, spazzando con le nostre mani le catene che li imprigionano, senza porre su di essi nuove legature, nuove corde, nuovi impedimenti che magari nuovi non sono, ma sono i nostri, quelli dei nostri genitori, delle nostre famiglie, del nostro ambiente.

Bimbi liberi di respirare a pieni polmoni la vita e di muoversi nel mondo con corpi armonici, flessibili, pieni di energia e ristorati dalle nostre mani. Lasciamo il nostro massaggio sia pieno di amore per la creatura unica e speciale che il nostro bimbo è, accettando di lasciarlo essere semplicemente se stesso.

Buon massaggio a tutti!

Nicoletta Bressan


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