Separazione e bambini, le novità

Ci eravamo già occupati, in merito al tema di separazione e bambini, della legge n. 219/2012, che ha parificato lo status di figlio, eliminando ogni residua differenza tra i figli concepiti nel matrimonio, quelli nati da unioni di fatto e i figli adottivi.

L’art. 2 della legge aveva, però, delegato al Governo di dare piena attuazione ai principi in essa contenuti, coordinandoli con la normativa in tema di filiazione: ebbene, l’8 gennaio 2014 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo 28 dicembre 2013 n. 154, entrato in vigore il 7 febbraio 2014.

Le novità più rilevanti introdotte dal Decreto n. 154/2014 riguardano:

1. la disciplina dell’ascolto del minore, nelle procedure giudiziarie che lo riguardano;

2. la codificazione del principio della residenza abituale del minore nei provvedimenti di affidamento conseguenti alla disgregazione del nucleo familiare;

3. la sostituzione del termine arcaico di “potestà genitoriale” con quello di “responsabilità genitoriale”;

Relativamente alla disciplina dell’ascolto del minore, il nuovo art. 336 bis c.c., dispone che: “il minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore ove capace di discernimento, è ascoltato dal presidente del tribunale o dal giudice delegato nell’ambito dei procedimenti nei quali devono essere adottati provvedimenti che lo riguardano. Se l’ascolto è in contrasto con l’interesse del minore, o manifestamente superfluo, il giudice non procede all’adempimento dandone atto con provvedimento motivato”.

L’ascolto del minore dunque, oltre ad essere subordinato alla necessità che il bambino possieda la capacità di valutare e di apprezzare i fatti in modo critico, può non essere dal Giudice disposto tutte le volte in cui venga ritenuto in contrasto con l’interesse del minore o anche solo superfluo; sarà il Giudice a valutare, discrezionalmente, la sussistenza dei requisiti per dare ingresso all’esame e, laddove decida di non sentire il minore dovrà adeguatamente motivare.

Quanto, invece, al concetto di “abituale residenza” del minore, va rilevato come la legge n. 54/2006 (meglio nota come legge sul c.d. affido condiviso), non avesse contemplato questo concetto, che era però venuto a formarsi, nella prassi, su base giurisprudenziale: il nuovo art. 337 ter c.c. ricorda ai genitori che la responsabilità genitoriale  – non più potestà genitoriale – è esercitata da entrambi e che, le decisioni di maggiore interesse per i figli  fra le quali annovera espressamente anche la scelta della “residenza abituale del minore” – debbono essere assunte di comune accordo, tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli, rimettendo al giudice, in caso di disaccordo, la decisione.

Torneremo sull’argomento della residenza abituale del minore nel prossimo articolo, essendo un tema estremamente combattuto nella aule giudiziarie e sul quale non è sempre agevole favorire un accordo fra i genitori.

Avv. Paola Carrera (Avvocato in Torino)


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