Il bambino a tavola e il ricatto del dolce

Quando il bambino a tavola fa “storie”, quasi ogni genitore ha sperimentato presto o tardi la tentazione di ricorrere al ricatto del dolce per persuadere i propri figli a finire quel che avevano nel piatto.

Per quanto il trucchetto possa inizialmente funzionare, convincendo bambini e ragazzi a qualche forchettata in più, chiunque abbia proseguito su questa strada si sarà ad un certo punto reso conto di quanto l’espediente si rivelasse tanto meno efficace quanto maggiore era il numero di occasioni in cui vi si ricorreva.

La verità è che l’effetto boomerang è dietro l’angolo ed i rischi sono di gran lunga superiori a quello di non vedere il piatto vuoto a fine pasto.
Solitamente usiamo questo espediente per incentivare il consumo di ortaggi, frutta o altri alimenti poco graditi ai bambini anche se salutari e nutrienti, ma così facendo non facciamo che rafforzare nel piccolo la convinzione che tali cibi sono effettivamente poco attraenti se pure noi adulti abbiamo bisogno di ricorrere ad un sotterfugio per convincerli a mangiarli.

Il ricatto non solo renderà questi cibi ancora più odiosi, intensificando anziché risolvere l’antipatia dei nostri figli nei loro confronti, ma renderà sempre più desiderabili i dolci, obbligandoci ad averne sempre pronto qualcuno altrimenti nostro figlio non avrà alcuno stimolo a mangiare le verdure.

Il pasto verrebbe visto come una punizione di cui il dolce rappresenterebbe il solo giusto risarcimento, portando il bambino a considerare quest’ultimo come una coccola anche durante la sua vita da adulto, e a negoziare, rivedendole al ribasso, il numero di forchettate da portare alla bocca, rendendo la cena una vera e propria lotta di potere tra lui e noi.

Cosa fare allora? Evitare o smettere di farlo, di servire dolci a fine pasto esclusivamente come ricompensa per il “buon comportamento” a tavola. Se nostro figlio è abituato a una consuetudine ormai consolidata, cerchiamo almeno durante il periodo di transizione di ridurne le porzioni, dimezzandole, per sostituire poi i dolci poco salutari con alternative più sane come yogurt, frutta disidratata o castagnaccio, che, pur soddisfacendo la voglia di dolce, non sovraccaricano l’organismo di zuccheri e grassi.

Dopodiché armiamoci di pazienza, perché il processo di rieducazione richiederà tempo e disponibilità da parte nostra.

Michela Boscaro


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