La gravidanza consapevole: il primo trimestre

Eccoci a proseguire il percorso di Educazione Consapevole che ci ha sinora condotto alle soglie della gravidanza consapevole.

Abbiamo acquisito informazioni circa l’importanza di ciò che accade agli esordi di una nuova vita umana e del concepimento come atto di consapevolezza personale e relazionale.

Ho concluso il precedente articolo sul concepimento consapevole introducendo brevemente l’Educazione Prenatale, indicandola come strumento di sostegno alla trasformazione personale e familiare che ogni gravidanza comporta.

Concepire un figlio implica il passaggio dalla diade alla famiglia (in caso di primogenitura) e dalla famiglia ad un nuovo sistema allargato e modificato (in caso di nascita di secondi, terzi, quarti … figli). Ogni gravidanza è occasione di rinnovamento, una possibilità che è allo stesso tempo rischio ed opportunità.

Ecco qualche informazione utile per affrontare il primo trimestre di gravidanza in modo consapevole e fare sì che l’opportunità… sia più del rischio.

Il primo trimestre di gravidanza – che d’ora in poi definirò “di endogestazione” – è da molti considerato il periodo più delicato; nei primi mesi non sono infatti infrequenti interruzioni spontanee dell’attesa, al punto che molte mamme gravide (sì, sono già mamme!) attendono di superare la fatidica soglia delle 12 settimane per comunicare ad amici e parenti di essere in dolce attesa.

Allo stesso modo, la maggior parte dei disturbi comunemente associati alla gravidanza (nausea, diturbi del sonno e dell’appetito, variazioni dell’umore ecc.) tende a concentrarsi in queste settimane.

Ma per quale motivo il primo trimestre di endogestazione è così difficile?
Considerando la questione dal punto di vista della psicologia e dell’educazione prenatale, posso dire che il primo trimestre è quello dell’adattamento, del cambiamento, dell’ambivalenza.

L’impianto dell’embrione può essere inconsciamente vissuto dalla donna come un’invasione, come una minaccia, ed entrano in crisi. Perfino in quelle donne che magari cercano una gravidanza da tempo, da anni e che razionalmente non avvertono alcun sentimento negativo all’idea di aspettare un figlio.

Non è mai facile accogliere una metamorfosi così totale come una gravidanza e ci possono essere emozioni nascoste e inespresse di paura, di conflitto tra il desiderio di diventare madre e la paura di perdere la propria identità personale di donna.

A livello emotivo questo conflitto può esprimersi attraverso sogni, vissuti di ansia e preoccupazione eccessiva, di rabbia; a livello fisico possiamo avere iperemesi (nausea eccessiva e mai risolta), vomito, importanti disturbi del sonno.

La psicosomatica prenatale si occupa di queste (e di molte altre) manifestazioni legate al legame profondo che connette corpo e psiche durante i nove mesi.

Il consiglio che offro a tutte le donne che attendono un figlio e che si trovano nel primo trimestre di endogestazione è di guardarsi dentro e di leggere i propri pensieri, i propri stati d’animo, le proprie sensazioni ed emozioni. Da lì è possibile partire per prendersi cura consapevolmente e con dolcezza di sé e della creatura che si porta in grembo.

La psicologia e l’educazione prenatale si occupano di offrire aiuto per questi e per molti altri aspetti della gestazione. Vi aspetto tra due settimane, proseguiremo il viaggio lungo la Gravidanza Consapevole.

Maria Beatrice Nava


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