Mamma in crisi per via del “papà-supermammo”

Figura concretamente presente nel panorama attuale, che registra notevoli interventi e manifestazioni a seguito di un’evidente inversione di tendenza nel  ménage familiare classico, quella del mammo è una presenza che manda la mamma in crisi. Ma chi è il mammo e soprattutto, ne avevamo davvero bisogno?

La figura del mammo è in genere rappresentata da un uomo affidabile, con un alto senso della famiglia, lavoratore, che dedica ai figli la quasi totalità del suo tempo extra-lavoro. Caratteristiche che infondono sicurezza e affidabilità, di quando in quando anelate da molte di noi.

Entrando nello specifico il mammo instaura con i figli una relazione affettiva di grande complicità, rivestendo il ruolo di ammortizzatore nei rapporti madre-figli, di solito un po’ spigolosi e non privi di notevoli difficoltà comunicative.

La sua presenza è costante, quotidiana, spesso percepita da noi mamme come “eccessiva e ingombrante”, soprattutto nella fase del postpartum dove madre e figlio necessitano di “spazio” per esprimere e scoprire liberamente i loro bisogni.

Riconosco ogni giorno l’importanza fondamentale della figura paterna ma ritengo che alcune competenze non debbano sovrapporsi ma affiancarsi, senza sconfinare in una dinamica spesso raccontata, o meglio “vomitata”, da mamme “non riconosciute” e sovente esasperate.

Molte volte mi capita di incontrare il mammo, anche durante i Corsi di Accompagnamento alla Nascita e alla Maternità che conduco, e di assistere agli albori di una relazione genitoriale dove, inevitabilmente, un componente percepirà l’altro come “troppo”. O di accogliere nel postpartum una madre che prova a difendersi dalle continue incursioni celate dietro a suggerimenti o prescrizioni del tipo “Sei sicura che hai il latte?”, “Forse non riesci a calmarlo”, “Magari è meglio che ci pensi io”, “Lascialo a me, io so come fare”, e l’elenco potrebbe continuare.

Ed ecco che il mammo è percepito dalla mamma come figura competitiva in una dinamica familiare dove entrambi i genitori si ritrovano a contendersi le attenzioni del bambino, confondendo ruoli e confini. Specchio ineluttabile di un cambiamento in atto e sempre più inarrestabile, o di fisiologiche necessità a compensazione di un senso di identità materno che a volte fatica a riconoscersi?

E se accolgo quest’ultima spiegazione, è davvero questa la scelta strategica migliore o è bene rispettare i confini e rinforzare le consapevolezze materne? Personalmente tutto questo mi fa sentire parecchio “scomoda” e lo considero spesso anticamera della crisi di coppia, dove i confini sono troppo permeabili e scarsamente rassicuranti.

Ma che differenza c’è fra un “mammo” e un papà?

Il papà ha un ruolo fondamentale dopo la nascita del bambino: può trasformarsi, se lo desidera, in un Papà Placenta che filtra e protegge la sua famiglia in un periodo delicato e fondamentale, senza mai sovrapporsi alla mamma. Per fare questo, tuttavia, ha bisogno di sostare, rallentare, accogliere e contenere le eventuali ansie e difficoltà incontrate dalla mamma in una fase in cui il senso d’identità materno prende forma e crea una meravigliosa triangolazione familiare, dove tutti i membri decidono di “danzare” in sincronia, crescendo insieme e rispettando consapevolmente i tempi dell’altro.

Ecco, per me un padre è tutto questo e altro ancora, in questa meravigliosa avventura della genitorialità.

E quindi mi chiedo, del mammo ne avevamo davvero bisogno?

Cecilia Gioia


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6 risposte a “Mamma in crisi per via del “papà-supermammo””

  1. Alexandra scrive:

    ma quello che descrivete qui (incursioni devalorizzanti e umilianti tipo “Forse non riesci a calmarlo”, “Magari è meglio che ci pensi io”, “Lascialo a me, io so come fare”, etc.) non hanno nulla a che vedere con il mammo. A meno che non le consideriate come tipiche della mamma nei confronti del papà. A volte le usano le nonne nei confronti dei genitori (così come del resto il famoso “Sei sicura che hai il latte?” da angosciati e basta). Sono universalmente reprensibili, da chi che provengano.
    Invece l’uomo che sa assumere atteggiamenti materni, che sa accudire, prendere in braccio, cullare, cambiare un pannolino, sostituire una madre nelle infinite ripetizioni degli stessi gesti senza disgusto o rifiuto delle parti meno “appetitose” della fisicità di un bambino. Questo SI che ne abbiamo bisogno. Ne hanno bisogno gli uomini, i bambini, e anche noi donne. Questi sono uomini veri, forti, non sdolcinati ma dotati della forza vera che sa essere dolce. Così la mamma può anche non essere “supermamma”, quell’illusione deleteria di essere onnipotente ed omnisopportante. Ovviamente non è una regola assoluta, ciascuno è mamma o papà con il proprio carattere, i propri talenti, non esiste un ruolo fisso ed inamovibile.

  2. vittore scrive:

    … a me personalmente leggere termini come: mammo, competenze, ruoli, rispettare confini dà un certo fastidio perché credo che si stia affrontando la questione da presupposti antagonistici e non complementari. Il mammo non esiste… un saluto

  3. gianfranco scrive:

    no. dott.ssa gioia. del mammo non c’è bisogno in una coppia normale. ma come lei ben sa, spesso il mammo deve intervenire e fare quel che non fa la mamma. come a volte delle madri fanno i padri. è tutto tremendamente complicato a volte, ma piano piano ce la si può fare. 🙂

  4. gianfranco scrive:

    …trovo molto bello il contributo di Alexandra… 🙂

  5. Xpistiva scrive:

    Non capisco bene che cosa si intenda come “mammo” perché io da piccola, più o meno dai 4 anni fino agli 11 sono cresciuta piu con mio padre che con mia madre..e lei in modo molto dolce lo chiamava il “mammo”.. Definito così semplicemente perché mi svegliava al mattino, mi faceva il bidet, mi vestiva, mi faceva fare la colazione, mi portava a scuola e poi mi veniva a prendere, spesa e cena.. Fino a quando verso le 21 arrivava mia madre esausta e (lo ammetto) rimanevo con lei fino a tardi a guardarla mentre puliva la casa e poi finivamo a mangiarci uno yogurt ed il micio a mangiarsi i suoi croccantini.. Ora io sono madre da quasi 4 mesi e sto combattendo per creare un piccolo trio indistruttibile:io, mio marito ed il nostro bambino!combatto anche con mio marito che arriva esausto a casa,cercando di fargli tenere il piccolo il più possibile in braccio, facendogli dare il biberon, preparandogli i vestitini,cambaindolo..ecc.. Combatto perché voglio che diventi un mammo, proprio per quei momenti, quei giorni in cui io non ci sarò! Perché non voglio che trovandosi con solo suo padre, senta il vuoto della mia presenza..voglio che mio figlio capisca che anche da mio marito può trovare un lato materno..che solo perché non gli può dare in latte dal suo seno non significhi che siamo così diversi..perché io e mio marito siamo una cosa unica, così mio figlio ci deve vedere. Due punti fermi che insieme formano una grande squadra ma che anche da separati son sempre indistruttibili..magari sbaglio, non lo so.. Però io vado avanti così!

  6. Eretica scrive:

    Auguri, 50 anni di emancipazione buttati nell’immondizia.

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