Bambino dislessico, il libro e la sua autrice

Quando ci si trova ad affrontare la dislessia del proprio bambino, i dubbi e le preoccupazioni possono essere davvero numerosi. Il libro La dislessia, scritto da Eva Benso, trainer attentivo-cognitivo per soggetti con DSA e ADHD, ovvero Disturbi Specifici dell’Apprendimento e Deficit dell’Attenzione (con o senza Iperattività), offre una risposta alle domande dei genitori e tanti suggerimenti pratici per affrontare la situazione con serenità.

Eva, oggi si parla molto di dislessia, forse anche a sproposito, poiché questo disturbo non è ancora ben conosciuto e viene spesso sottovalutato o viceversa troppo enfatizzato…


La dislessia (il disturbo specifico della lettura), attraverso l’affermarsi di modelli che integrano il linguaggio, la percezione visiva e il Sistema Attentivo, inizia ad essere “valutata” e, di conseguenza, anche “abilitata” in maniera più incisiva. Il presente libro intende trattare questi aspetti, esempio tra tutti il ruolo centrale dell’attenzione e delle funzioni esecutive.

Nel suo libro lei spiega come riconoscere precocemente i sintomi della dislessia. Quali sono i campanelli d’allarme da non trascurare?

A livello di scuola dell’infanzia esistono “indici predittivi” per ciascun’area coinvolta:

– linguaggio: difficoltà nella denominazione (di oggetti, colori, numeri), giochi sulla fusione e segmentazione delle parole che allenano anche la memoria di lavoro, nei ritmi, rime e filastrocche;

– percezione visiva: difficoltà nella copia di figure semplici, nell’esplorazione visiva;
– Sistema Attentivo-Esecutivo: difficoltà nello spostamento dell’attenzione spaziale, nella memoria associativa e nei percorsi, nei giochi di autoregolazione, con finte o col “pronti e via”.

Queste cadute, diverse per ciascun bimbo, potranno in seguito essere confermate da una diagnosi di disturbo di lettura (questo all’inizio terza elementare); oppure ridursi ad una difficoltà di lettura, comunque da non sottovalutare; o infine riassestarsi e rientrare nella norma.

Lei afferma che non esiste un dislessico uguale all’altro…

I dati della ricerca in letteratura ci orientano verso un modello multi-componenziale della dislessia: linguaggio, percezione visiva e Sistema Attentivo. Ogni soggetto può avere, ad esempio, più cadute nel linguaggio e meno nell’area della percezione oppure viceversa oppure in entrambe, sempre con valori differenti. La situazione è dunque variegata.
In generale, per quanto riguarda il Sistema Attentivo-Esecutivo, un qualche tipo di attenzione è sempre compromesso in casi di DSA. D’altronde, nessun apprendimento è possibile senza attenzione.

Possiamo riassumere brevemente gli argomenti trattati nei vari capitoli?


Il libro si presenta come un testo teorico-pratico: i DSA in genere, i modelli teorici della lettura, il Sistema Attentivo Supervisore, il passaggio dalla Diagnosi neuropsicologica (sua composizione e discussione esemplificativa di tre “casi tipo”) al Training abilitativo (l’allenamento settimanale che permette di migliorare la velocità di lettura, di rinforzare le risorse attentive e di raggiungere l’autonomia nello studio). Inoltre, gli aspetti legati all’autostima, stereotipi e luoghi comuni da sfatare, cosa dice la legge 170, consigli pratici, giochi utili e un glossario finale.

Nell’ultima parte de La dislessia c’è una sezione con esercizi ludici e ricreativi per allenare il bambino dislessico alla lettura. Per la sua esperienza professionale, quali sono gli effetti di questo allenamento fatto con mamma e papà?


I cosiddetti “giochi utili”, presentati in schede a colori, sono attività mirate (non sostituibili al training) che rappresentano un valido allenamento, nel quotidiano, non solo della lettura – per gradi e col centramento del fuoco attentivo -, ma anche della manualità fine, di funzioni esecutive come la pianificazione e l’organizzazione, abilità spesso carenti nei soggetti con DSA.
Personalmente, ho riscontrato una maggiore propensione dei bambini ad approcciarsi alla lettura anche al di fuori del mio libro: il gioco delle favole intrecciate di due colori o le attività da costruire, oltre agli aspetti legati alle funzioni esecutive, hanno invogliato a leggere soggetti che normalmente si rifiutavano di farlo.

A chi consiglierebbe la lettura del suo libro? Ai genitori di bambini dislessici certamente, ma probabilmente gli spunti contenuti sono utili anche per chi lavora con i bambini, penso agli insegnanti, alle maestre della scuola primaria e ancora prima della scuola dell’infanzia…


Consiglierei la lettura di questo libro certamente ai genitori, agli insegnanti, agli educatori, ai tecnici della riabilitazione e a qualsiasi persona curiosa che voglia capire le cause della dislessia e acquisire alcuni strumenti per agire nel quotidiano, in maniera creativa e più consapevole delle conseguenze delle proprie scelte/azioni. Inoltre, lo consiglierei agli adolescenti che hanno questo disturbo, perché non è vero che alla loro età “non c’è più nulla da fare” e ai genitori di quei bambini che hanno sì molte difficoltà di lettura, ma non rientrano nell’area patologica: anch’essi necessitano d’essere rinforzati sia a livello di risorse attentive, sia di autostima.

Giorgia Cozza


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