I bisogni imprescindibili dei bambini con Alessandra Bortolotti

Il suo libro sui bisogni imprescindibili dei bambini –  E se poi prende il vizio? – ha conquistato il cuore di centinaia di genitori, diventando ben presto uno dei best-seller del Bambino Naturale. Alessandra Bortolotti, psicologa perinatale e mamma di due bimbe, ci racconta perché il suo libro ha riscosso tanto successo!

Alessandra, per parlare del tuo libro, cominciamo dal titolo che ben incarna i dubbi di tanti neogenitori: “E se poi prende il vizio?”
Già, un titolo che si è rivelato vincente proprio perché è la domanda che la maggior parte dei genitori si fa quando coccola, allatta o dorme insieme ai propri bimbi.
A sceglierlo è stato l’editore, io avevo pensato a un titolo diverso: “Vizi e pregiudizi”, il nome della rubrica che curo per il sito del Bambino Naturale, dato che nel libro si parla dei pregiudizi diffusi nella nostra cultura verso quei normali gesti di accudimento che spesso – troppo spesso – vengono etichettati come vizi. Ma devo dire che la scelta dell’editore è stata decisamente indovinata!

E l’idea di un libro su questo argomento come è nata?
Il desiderio di scrivere un libro che parlasse di contatto, esigenze del bambino piccolo, “funzionamento” del sonno, comunicazione genitori-figli è maturato nel tempo. Ma il quadro generale, l’idea di come organizzare gli argomenti e i capitoli mi è venuta in mente in una notte! E l’intenzione era quella di scrivere un vero e proprio vademecum della fisiologia.

Obiettivo raggiunto direi. Il tuo libro piace tanto ai genitori: secondo te qual è il motivo di questo successo?
Le frasi che mi sento dire più spesso dalle mamme che hanno letto E se poi prende il vizio? sono due: “Oh, se l’avessi letto prima!” e “Allora non sono io sbagliata”. Credo di aver dato voce alle mamme, alle loro emozioni, alle loro esperienze. Che è proprio quello che desideravo fare quando ho iniziato a scrivere questo libro. Il mio obiettivo era quello di far sentire i genitori importanti e capaci, perché i genitori lo sono! Potenziare l’empowerment e offrire informazioni scientificamente corrette, perché poi ogni genitore possa compiere delle scelte consapevoli.

Nelle pagine di E se poi prende il vizio? si presenta come normalità uno stile di accudimento fatto di contatto, vicinanza, latte di mamma… Una proposta decisamente controcorrente in una società come la nostra dove impera il mito dell’indipendenza precoce.
Negli anni sessanta ha cominciato ad affermarsi una cultura del distacco che influenza l’atteggiamento verso i bimbi piccoli e, più in generale, tutte le relazioni umane. Per quanto riguarda i bambini, si è radicata la convinzione che l’obiettivo primario sia quello di far loro raggiungere l’autonomia al più presto. E per far questo si propone un accudimento “a basso contatto”, che non ha però alcuna base scientifica, anzi… è vero proprio il contrario dato che ci sono moltissimi studi che dimostrano il bisogno di contatto dei bambini. La rassicurazione ricevuta da piccoli li fa crescere più sicuri di sé e, quando sarà il momento, più autonomi. Proprio come accade nel 90% delle culture del mondo, dove allattare, portare i bimbi, condividere il sonno è normale.

Alessandra, il tuo libro sottolinea l’importanza della vicinanza, dell’allattamento, del contatto… Ma per le mamme che rientrano al lavoro quando il bimbo è ancora molto piccolo si tratta di una proposta realizzabile?
Ci sono tante donne che hanno ripreso presto la loro attività professionale portando avanti un accudimento ad alto contatto in tutti i momenti in cui sono insieme al loro bambino. I genitori non sono degli incapaci, a seconda della situazione sono in grado di trovare le loro soluzioni. Allo stesso tempo i bambini sono in grado di adattarsi alle diverse situazioni, imparano velocemente cosa aspettarsi dalle diverse persone che si prendono cura di loro.

A volte la principale difficoltà non è quella di portare avanti le poppate dopo il rientro al lavoro o di continuare a far addormentare il proprio bimbo in braccio, ma è quella di far accettare queste abitudini agli altri, di venire ben accolti e sentirsi accettati nella struttura a cui si affida il piccolo, che sia l’asilo nido o la scuola dell’infanzia. Se la mamma si trova a dover affrontare la “diffidenza” degli educatori verso il suo stile genitoriale, l’esperienza già dolorosa del distacco, diventa davvero difficile da gestire. Al contrario, se gli educatori accolgono mamma e bambino dando al piccolo il tempo di inserirsi, accettando il latte materno spremuto se i genitori lo chiedono, e in generale mostrando un atteggiamento aperto e rispettoso, diventa tutto più facile!

Nella nostra società i neogenitori devono spesso “difendere” il loro desiderio di coccolare il proprio bambino, subendo commenti indesiderati e critiche a volte anche pesanti…
Chi abita in una grande città lo sperimenta nel quotidiano, non sappiamo più neanche fermarci a fare due chiacchiere con i vicini di casa, spesso non si va oltre al “buongiorno”… Questo è frutto della cultura del distacco. Ma chiediamoci cosa vogliamo per i nostri figli: desideriamo crescerli in una cultura del contatto e dell’affetto o in cultura della separazione e del distacco?

Oggi molti genitori sentono un forte bisogno di manuali, consigli, consulenze degli esperti per gestire i normali aspetti della crescita del loro bambino. Come mai? Siamo meno sicuri di noi rispetto ai genitori del passato?
La maggior parte dei genitori oggi diventano mamme e papà senza avere alcuna esperienza di bambini e sono bombardati da una mole di informazioni spesso contraddittorie. Quando le indicazioni e i suggerimenti che arrivano da più parti – nonni, pediatri, amici – sono discordanti tra loro, ci si trova di fronte a un’operazione di scelta non facile. Di fronte a una tale varietà di pareri-metodi-proposte educative, chi seguire? Il mio suggerimento è di non aderire ad alcun metodo, ma di avere fiducia in se stessi e nella relazione con i propri bambini. Nessuno conosce il proprio bambino come i genitori, sono loro i migliori esperti!

Giorgia Cozza


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