Crescere il bambino e apprendere attraverso la pelle e il contatto

La pelle è l’organo più esteso del corpo ed è rivestita da una rete fittissima di sensori nervosi sensibili al tocco leggero e pesante, alla pressione, al caldo e al freddo, al dolore e alla propriocezione. La propriocezione è la sensazione proveniente dai muscoli, dai tendini e dal sistema vestibolare che permette al cervello di determinare il movimento e la posizione del corpo e delle sue parti nello spazio… Con tutti questi sensori, la pelle diventa uno degli organi più importanti per una prima conoscenza dell’ambiente che ci circonda.

Il semplice atto di essere toccati incrementa la produzione di uno specifico ormone legato al Fattore di Crescita Nervoso cerebrale (l’NGF, proteina scoperta da Rita Levi Montalcini ndt.), che stimola la crescita degli assoni e lo sviluppo della rete neuronale, aiuta il mantenimento della funzione neuronale e incrementa la sintesi di acetilcolina. I neuroni sensoriali sono stimolati dall’NGF durante lo sviluppo embrionale. Più tardi, e nell’età adulta, l’NGF stimola i neuroni del sistema simpatico, che controllano gli impulsi sensoriali del sistema nervoso autonomo, quello, per intenderci, che istiga le risposte del tipo “combatti o fuggi”.

Se non vengono toccati, adulti e bambini mostrano un deperimento delle funzioni motorie e mentali. Potrebbe esserci, infatti, una connessione fra la mancanza di contatto fisico e i bassi livelli di acetilcolina riscontrati nei malati di Alzheimer.

Jean Ayres ha anche scoperto un legame fra la sensibilizzazione al contatto fisico (incapacità di tollerarlo) e disturbi di apprendimento nei bambini. Il suo programma di grande successo nel trattare con i disturbi di apprendimento mira al risveglio del sistema sensoriale grazie all’attivazione appropriata di tutti i recettori del tatto. Utilizza, a questo scopo, il tocco leggero, la pressione, pennelli e palline da far rotolare sulla pelle, soprattutto sulle braccia, le gambe e la schiena, il tutto integrato dal movimento.

Il toccare, in modo particolare la schiena, le braccia, le mani, i piedi e la faccia del neonato, stimola la crescita delle teminazioni nervose sensoriali coinvolte nei movimenti del sistema motorio, nell’orientamento spaziale, nella percezione visiva, e nella risposta allo stress. Se queste terminazioni nervose non vengono attivate, il RAS (Sistema di Attivazione Reticolare) che sveglia la neocorteccia non potrà funzionare appieno. Questo comporterà difficoltà nei movimenti muscolari, una ridotta percezione sensoriale, una reazione eccessiva allo stress, nonché una varietà di disturbi emotivi e difficoltà di apprendimento.

La mancanza di contatto fisico può rallentare a tal punto lo sviluppo nervoso da impedire del tutto anche lo sviluppo di funzioni corporee essenziali, e portare così alla morte.

…Recenti scoperte indicano che l’interazione fra genitori e figli che includa molto contatto fisico, il gioco e l’essere presenti appieno, sarebbe cruciale per lo sviluppo cognitivo. Il contatto fra membri di una famiglia stretti da forti vincoli affettivi incrementa l’attività dell’ippocampo, un centro importante per l’apprendimento spaziale e quello generale, nonché per la memoria.

L’adolescenza può essere un momento strano perché il bambino sviluppa una maggiore superficie epidermica ed è più sensibile al tocco leggero in quanto i recettori ad esso relativi impiegano di più a formarsi. Se tocchiamo con delicatezza un adolescente potrebbe reagire con fastidio per l’eccesso di sensibilità, e fuggire disgustato. I genitori sono avvertiti, meglio “abbracci stritolanti da orso” o giocare a fare la lotta così che possano percepire i perimetri del proprio corpo. Questo li aiuta a stimolare la crescita di tutti i recettori del tatto nella loro nuova pelle, e li rende meno sensibili al nostro tocco leggero. Panksepp scoprì che fare la lotta era il modo più efficace per fermare il comportamento iperattivo negli adolescenti. Persino le difficoltà di apprendimento degli adulti e la suscettibilità alle malattie sono associati a una mancanza di contatto precoce.

Accanto al bisogno imprescindibile di essere toccati, i neonati – come chiunque altro – hanno bisogno di toccare per imparare. Attorno alla bocca e alle mani vi è la più vasta gamma di recettori del tatto rispetto a ogni altra zona del corpo…una parte enorme della corteccia cerebrale preposta al movimento e alla capacità sensoriale è collegata alle mani, le mani danno forma al nostro sviluppo cognitivo, emotivo, linguistico e psicologico. Il tatto è una parte integrante e naturale della vita. I bambini piccoli adorano mettersi le cose in bocca, non per mangiarle, ma per toccarle e percepirle appieno con bocca e mani.

Per tutta la vita fare esperienze “di prima mano” o con materiali da manipolare durante i processi di apprendimento incrementa moltissimo l’efficacia dell’apprendimento stesso. I miei studenti universitari hanno constatato che il semplice fatto di avere della creta da manipolare durante le lezioni consentiva loro di assimilare le informazioni con più facilità. Ogni qualvolta il tatto sia combinato ad altri sensi si attiva una parte più ampia del cervello, costruendo reti neuronali più complesse e ampliando così il proprio potenziale di apprendimento.

Il tatto è un punto di riferimento forte per il comportamento e l’apprendimento. Se i bambini vengono toccati con dolcezza sulla spalla mentre leggono, il cervello mette in relazione il tocco incoraggiante con la lettura e questo aiuta a fissare l’esperienza positiva. Di recente, un insegnate di scuola elementare canadese mi ha parlato di un esperimento sul tatto condotto proprio in una classe, e che confermerebbe questa relazione. Gli insegnanti si concentravano sugli studenti che avevano comportamenti indesiderati e non facevano o non consegnavano i compiti. Cinque volte al giorno si premuravano di sorprendere questi studenti in comportamenti “positivi” e li toccavano sulla spalla mentre dicevano, con tono accogliente, “apprezzo davvero quando lavori così!”. Quando si comportavano male li ignoravano. Senza eccezioni, entro le prime due settimane, tutti gli studenti si comportavano bene in classe e riuscivano a gestire i propri compiti.

Il contatto giocoso possiede un’abilità profonda di mettere in relazione e far sentire vicine le persone. Vaste aree del cervello sono coinvolte nei giochi di contatto, che stimolano la produzione di dopamina e suscitano una grazia maggiore nel muoversi e nell’apprendere. Capisco che ci sia un timore di contatti inappropriati nella nostra società, e questo ci ha portati ad evitare il contatto anche quando i bambini (e gli adulti) ne avrebbero bisogno più che mai. È ora di reimparare ad avere un contatto fisico appropriato, incoraggiante e divertente, valorizzando la sua funzione nella crescita e nell’apprendimento.

Traduzione dall’inglese di Michela Orazzini

tratto dal terzo capitolo di Smart Moves, di Carla Hannaford


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