Lavorare da casa, nuove prospettive

Quando, circa 6 anni fa, ho maturato la decisione di cambiare completamente le mie prospettive professionali iniziando a lavorare da casa, inconsapevolmente stavo facendo una scelta che di lì a poco sarebbe diventata sempre più frequente. Quando nasce un bambino le prospettive cambiano per tutte le mamme, ma se nasce un bambino in una casa dove la mamma svolge una attività di lavoro complessa, articolata su più sedi lavorative e con orari poco idonei alla maternità è molto probabile che la mamma entri in crisi. Solo dopo la nascita del proprio figlio ci si rende conto di quanto sia importante il fattore tempo. Siamo state educate con il concetto secondo cui non sarebbe importante “la quantità del tempo dedicato ma la qualità”. Quando però hai il tuo frugoletto tra le braccia ti rendi conto che è solo una frase fatta e che, generalmente, quanto meno hai tempo da dedicare ai figli, tanto meno quel tempo può praticamente concretizzarsi in tempo di qualità, perché le incombenze pratiche arretrate sono sempre troppe e prevalgono fortemente sulle necessità del bambino che erroneamente vengono considerate velleitarie. Pochissimi giorni dopo la nascita di Andrea avevo maturato la decisione di cambiare lavoro e dedicarmi contemporaneamente all’essere mamma. Non ho però mai pensato di smettere di lavorare. Sia perchè oggi avere sue stipendi in famiglia è importantissimo, sia perché ho valutato quanto potesse essere per me difficile stravolgere completamente la mia vita. Ho dato avvio al mio progetto imprenditoriale utilizzato tutta la competenza acquisita negli anni di lavoro e ho affrontato questo cambiamento, allo scopo di minimizzare i rischi di fallimento, esattamente come avrei affrontato un nuovo start–up nell’azienda dove lavoravo. Pertanto ho prima fatto un serio bilancio delle mie competenze per capire cosa potevo fare da sola e in cosa avrei avuto bisogno di aiuto da parte di professionisti. Ho sviluppato un business plan utilizzando gli strumenti messi a disposizione della provincia di Torino (consulenza agli aspiranti imprenditori da parte degli uffici del “Mettersi in Proprio”) Ho chiesto un tutor presso l’agenzia delle entrate per comprendere quali fossero gli adempimenti fiscali. Ho chiesto una consulenza in camera di commercio con l’ufficio estero, dal momento che NaturalMamma ha come parter di produzione delle aziende extra Cee. Ho infine fatto tutte le idonee valutazioni con l’ufficio delle dogane e trovato una società fornitrice che potesse occuparsi degli import per me in modo tale da vigilare anche sulle certificazioni. Tutti questi passi mi sono stati indispensabili per comprendere esattamente quali fossero le normative di riferimento rispetto al mio progetto imprenditoriale e per evitare di incorrere in errori (anche solo formali) che potessero mettermi in difficoltà. In Italia fare impresa richiede un buon grado di competenza, ed è essenziale non essere pasticcioni perchè le sanzioni in caso di errori possono essere severe. E’ importante non sottovalutare il fatto che l’imprenditore è in prima persona responsabile di tutto ciò che riguarda l’azienda e (a meno che non scegliate di fondare una società con “personalità giuridica” ad esempio una s.r.l) risponde col proprio patrimonio personale di ogni debito societario. Essere saggi ed oculati, di conseguenza, non è affatto un dettaglio. Affrontato ogni adempimento normativo, un altro passo importante è definire il proprio ambito di lavoro in modo chiaro. Questo perchè una delle “trappole” del lavoro a domicilio è la libertà di azione, che però va assolutamente tenuta sotto controllo. Il lavoro in casa, affinché funzioni (ossia vi faccia guadagnare) va vissuto come un lavoro e bisogna imporsi dei ritmi, trovare modalità chiare e rispettare le scadenze. Non va sottovalutato il rapporto con chi vi sta vicino. Accudire un bambino mentre si lavora è davvero impegnativo, bisogna che il partner ne sia consapevole e non allenti la maglia della collaborazione domestica solo perché la mamma è in casa tutto il giorno. Può essere molto molto utile attrezzare una zona lavoro ben definita, ovviamente superati i primi mesi dalla nascita di vostro figlio organizzata in modo che lui possa intrattenersi. Il rapporto mamma lavoratrice a casa–bambino si evolve continuamente, ci saranno momenti complessi attorno ai due anni, nei quali potete valutare di essere affiancate nell’accudimento da una tata (sotto la vostra supervisione sarà più semplice), ma la mia esperienza (che ormai si sta concludendo in quanto i miei figli sono diventati dei giovanotti e passano tutta la giornata a scuola) è che il bambino vive molto bene il rapporto con la mamma anche quando questa gli chiede di avere pazienza perché sta completando un lavoro. Un ultimo suggerimento è quello di non utilizzare le tecnologie per “lavorare ovunque” come ormai ci martellano le varie pubblicità di smartphone e tablet, ma di suddividere il vostro tempo. In questo modo per il bambino sarà chiaro che quando la mamma gioca la priorità è il gioco, e sarà meglio disposto verso di voi quanto state lavorando.   Luisa Maria Orsi


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