Massaggio e sostegno al bambino con difficoltà

Come promesso, questa settimana continuiamo a parlare del massaggio per bambini con difficoltà.

Quando il proprio bimbo è malato o quando si scopre che ha una disabilità, spesso si entra in un circolo continuo di visite, vedendo diversi medici e facendo dentro e fuori dagli ospedali. Questo può portare a una spersonalizzazione: da un lato il bambino è, medicalmente parlando, un caso clinico, ma dall’altro i genitori vorrebbero solo sentirlo come il proprio bimbo, al di là di ogni problema che può essergli attribuito. A volte può capitare di aver bisogno semplicemente di spazi di serenità, al di fuori delle definizioni mediche, per riconoscere il proprio bimbo come persona e per ritrovarlo anche in mezzo a tante difficoltà.

In genere, molti genitori descrivono gli incontri di massaggio come spazi tranquilli, presi per sé e i propri bambini, al di là della routine quotidiana, degli impegni e dei problemi. In particolare, da quando tengo corsi di massaggio, ho visto diverse volte come anche i genitori di bambini con difficoltà potessero, nel tempo, riuscire a sciogliere un po’ di rigidità e a dedicarsi questi momenti anche per lenire la propria fatica.

Ad un corso le mamme e i papà vedono diversi bambini, diversi stili genitoriali e di accudimento. Vedono il bimbo che piange sempre e quello che dorme sempre, quello che si irrigidisce quando si tratta una certa parte del corpo e quello che non vuole essere massaggiato per più di dieci minuti di fila: la condivisione aiuta a restituire la normalità alla propria situazione e a prendere in carico il proprio bambino non come malato, ma solo come unico.

Mi ricorderò sempre, all’interno di uno dei miei primi corsi, una bimba di 10 mesi che, nata con un problema al cuore, aveva già subìto due operazioni chirurgiche e doveva subirne una terza entro il primo anno di vita: allegra, sorridente, curiosa verso gli altri genitori e gli altri bimbi, si faceva tranquillamente massaggiare dalla mamma nonostante che avesse sul suo corpicino i segni di quello che le stava accadendo. A vederla così, era assolutamente una bimba normale, anzi direi una bimba carismatica! E nello stesso corso c’era un altro bimbo, all’incirca di dieci mesi anche lui, con una storia di nascita abbastanza serena, senza evidenti problemi, che faceva invece molta fatica a essere massaggiato a lungo e che stava sempre e solo con la mamma, senza mostrare di apprezzare troppo la compagnia degli altri.

Più recentemente, invece, ho ben presente un bimbo nato prima del tempo e con ritardo di crescita, i cui genitori continuavano a essere molto ansiosi e a vederlo piccolo e indietro nello sviluppo rispetto agli altri bimbi. Vi dirò che, prima della fine degli incontri di massaggio, questo bimbo ha iniziato ad imitare i più grandi  all’interno del gruppo, fino ad arrivare a girarsi e a fare i primi tentativi di gattonamento in anticipo rispetto ai bimbi della sua età!

Un’altra cosa che ritengo molto importante è la possibilità di costruire una rete di sostegno intorno ai genitori in difficoltà: spesso accade che, nel circolo vizioso delle visite e degli ospedali, i genitori si estraneino dalla vita, rimanendo sempre più soli e chiusi nelle difficoltà affrontate. Il corso può aiutare a condividere, a conoscere altri genitori, a poter chiacchierare un po’ e a sentirsi più supportati. In questo caso, il ricordo va alla mamma di un bimbo con Sindrome di Down, che il primo giorno del corso, durante l’iniziale cerchio di conoscenza, iniziò a piangere non sapendo come presentare il suo bimbo, richiamandosi alla sua fisionomia per definire il problema prima ancora di riuscire a parlarci di lui.

Questa mamma era arrivata al corso con un bagaglio di fatica: il marito lavorava molto ed era lei che si era occupata maggiormente dei controlli del bambino, sentendosi spesso sola e avvertendosi veramente imprigionata in una spirale di medicalizzazione in cui non riusciva più a vivere serenamente il rapporto con il proprio bimbo. Mi ricordo che, da subito, le mamme del corso (che era molto frequentato) avevano provato a fare una rete di contatti per uscire insieme, perché era stato un inverno lungo e tutte erano stufe di rimanere chiuse in casa da sole con i propri bimbi. Un paio di loro, poi, avevano legato maggiormente con questa mamma e avevano iniziato persino ad andare con lei a turno a fare i controlli in ospedale.

Come potete leggere, cari genitori in difficoltà, quando si riesce a superare lo scoglio dell’uscire di casa e di affrontare un gruppo, possono accadere cose bellissime. Capisco quanto può essere difficile condividere la propria storia o sentire su di sé e sul proprio bambino gli occhi degli altri; sappiate però che non sempre questi sono sguardi di pena: a volte sono semplicemente messaggeri di carezze, abbracci e spalle in più per portare la fatica quotidiana di affrontare l’esistenza, oltre che sorrisi di gioia per il dono della vita che, anche voi, avete fatto al mondo.

Buon massaggio a tutti!

Nicoletta Bressan


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