Partorire in modo consapevole

Ogni percorso ha un inizio e una mèta. Per arrivare a parlare di partorire in modo consapevole, siamo partiti dal Concepimento Consapevole per poi avventurarci alla scoperta della Gravidanza Consapevole.

Articolo dopo articolo abbiamo attraversato lo spazio temporale di quaranta lune, nove mesi di vita condivisa dalla triade madre-padre-figlio. Abbiamo assaggiato e scoperto alcuni significati ed elementi di questi eventi fisiologici e relazionali della vita personale, di coppia e familiare, attraverso la visione della Psicologia e dell’Educazione Prenatale.

E siamo ora giunti al “punto zero”, al momento dell’epifania e della manifestazione visibile di questa storia di vita nascosta nel grembo: il Parto-Nascita-Accoglienza.

Non è mia intezione soffermarmi sugli aspetti di cui già molto si parla riguardo l’evento “parto”; ho già indicato nel precedente articolo l’importanza di scegliere consapevolmente luoghi, spazi, tempi e modalità di questo evento e di comunicarli per chiederne il massimo rispetto possibile attraverso il Piano del Parto.

Non è questa la sede in cui approfondire gli effetti derivanti dal partorire/nascere in modo naturale e fisiologico (del tutto o in parte) o non fisiologico. Va da sé che un parto spontaneo e vaginale, un taglio cesareo d’elezione e un parto operativo d’urgenza non siano la stessa cosa. Né per il bambino che nasce, né per la madre che partorisce.

È invece mio intento portarvi ad osservare il momento del “venire al mondo e dare alla luce” in un’ottica relazionale, utilizzando il termine complesso di Parto-Nascita-Accoglienza, felice neologismo coniato dall’Associazione Nazionale di Psicologia e Educazione Prenatale di cui faccio parte.

Chi partorisce? La donna-madre. Chi nasce? Il bambino. Chi accoglie? L’uomo-padre e coloro che assistono questo momento così delicato ed importante della vita umana.

E’ un vero lavoro di squadra, in cui la sinfonia finale dipende dal suono di ogni singolo partecipante, ognuno col proprio strumento.

La donna-madre sa e può dare alla luce il proprio figlio, è competente. Il bambino, dal canto suo, possiede ciò che gli è necessario per partecipare attivamente alla propria nascita. L’uomo-padre, elemento di stabilità della triade familiare, è il pilastro d’appoggio della diade madre-bambino e può agire competentemente il proprio compito. Il personale sanitario che assiste il parto-nascita può e deve garantire al massimo grado possibile la fisiologia di questo evento, facendosi accogliente e mettendosi in ascolto del “qui e ora” di ogni nuova nascita.

L’ Associazione Nazionale di Psicologia e Educazione Prenatale ha redatto un Manifesto del Parto-Nascita-Accoglienza in dieci punti; un documento che sancisce in modo chiaro e netto:
1. l’identità del parto come eventi fisiologico e trasformativo
2. la delicatezza ed importanza di tale evento nel panorama di vita della triade
3. la possibilità di integrare il parto operativo in un’ottica di garanzia della fisiologia possibile
4. la necessità di limitare il numero di tagli cesarei
5. il diritto di tutela della donna in tutte le fasi del parto
6. il ruolo del padre
7. l’importanza della gravidanza consapevole
8. gli elementi che concorrono a determinare la fisionomia di ogni nascita
9. le risorse materne manifeste e latenti
10. la necessità di recuperare, elaborare ed integrare l’esperienza del parto-nascita nella vita della triade familiare.

La Psicologia e l’Educazione Prenatale possono offrire aiuto per prepararsi in modo nuovo e consapevole al parto-nascita. Se desiderate approfondire quanto letto sin qui, vi consiglio di visitare il Blog di Educazione Consapevole e le risorse ivi contenute.

Un saluto e a presto!

Maria Beatrice Nava


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