Il sonno dei bambini con Grazia Honegger Fresco

L’argomento, quello del sonno dei bambini, è uno di quelli che più interessano i neogenitori alle prese con i risvegli notturni del loro piccino, e infatti Facciamo la nanna è stato il primo best-seller della collana Il bambino naturale. Dei suoi contenuti ancora e sempre attuali parliamo con l’autrice, Grazia Honegger Fresco, pedagogista allieva di Maria Montessori.

Signora Honegger Fresco, nella prima parte di Facciamo la nanna, lei fa un’analisi critica dei cosiddetti metodi che insegnano come far dormire i bambini e in particolare è molto dura con la proposta di Eduard Estivill che nel suo libro suggeriva di lasciar piangere i bimbi per intervalli di tempo sempre più lunghi, per abituarli a riprendere sonno senza chiamare i genitori.

Quella contenuta nel libro di Estivill era una proposta terribile, un condizionamento forzato e violento del bambino anche molto piccolo. Suggerimenti che inducono un comportamento assolutamente non rispettoso nei confronti del bambino. Una proposta inaccettabile che Estivill stesso, proprio l’anno scorso, ha sconfessato! Dopo che tante famiglie hanno applicato il metodo dell’estinzione graduale teorizzato nel suo libro, Estivill ha ritrattato, dichiarando ufficialmente che quelle indicazioni valevano solo “per bambini al di sopra dei tre anni che soffrivano di insonnia infantile per abitudini scorrette”.

Nelle pagine di Facciamo la nanna, invece, si suggerisce non tanto come risolvere, quanto piuttosto come prevenire le difficoltà di addormentamento…
Sì, perchè un buon sonno si costruisce durante la giornata. Il bambino ha fame di cose interessanti, ha bisogno di muoversi, di trascorrere del tempo all’aria aperta, di agire. Maria Montessori diceva che le mani sono l’organo dell’intelligenza. Se nel corso della giornata il bambino resta molto passivo, non può fare cose che rispondano ai suoi veri interessi, non è impegnato in attività creative, alla sera la sua mente non è stata abbastanza attiva per desiderare il sonno. E ricordiamo che non si può dormire a comando, è il cervello il direttore d’orchestra: il sonno viene dopo una giornata ben spesa, una giornata davvero a misura di bambino.

Facciamo la nanna chiarisce che i risvegli notturni nei primi tempi successivi alla nascita sono fisiologici, poiché i ritmi sonno-veglia del neonato sono diversi da quelli dell’adulto. Mentre con i bimbi più grandicelli, può capitare che le difficoltà nel prendere sonno siano il segnale di un malessere.
Sì perché oggi non c’è sufficiente attenzione verso i bisogni del bambino. La società spinge la madre a tornare al lavoro sempre più presto, privando lei del piacere di stare con il suo piccino e il bambino della sua importante figura di riferimento. Anche se la legge italiana per quanto riguarda il congedo di maternità è buona, la richiesta che viene dalla società e dal mondo del lavoro è quella di rientrare il prima possibile. Il bambino viene affidato a persone che non conosce e deve adattarsi al cambiamento, ma non sappiamo con quali conseguenze. Già nel 1952 gli studi di Bowbly avevano evidenziato un collegamento tra la mancanza di cure materne stabili e una forte insicurezza del bambino. Insicurezza e disagio che poi ogni piccolo somatizza a modo suo, a livello di comportamento (manifestando inquietudine) o a livello fisico con eczemi e sfoghi della pelle o, appunto, con problemi di insonnia.

Oggi per molti genitori l’argomento nanna è un vero problema, fonte di dubbi e preoccupazioni. E infatti tra i libri più venduti troviamo proprio i manuali dedicati al sonno del bebè. Come si spiega questo bisogno dei genitori, questo ricorso agli esperti, alle guide, ai manuali?
È finito il tempo della famiglia allargata, le neomamme non possono contare sulla trasmissione di saperi da parte delle altre donne della famiglia, perchè già le loro madri si erano allontanate dalla vera sapienza legata alla maternità. Ci si è allontanati dalla conoscenza di quello che è un bambino piccolo, dei suoi bisogni, delle sue esigenze. Si è persa quella sapienza antica che si tramandava di madre in figlia, quelle conoscenze e quelle tradizioni che potevano avere degli aspetti discutibili, ma in gran parte erano basate sul buon senso, un buon senso che oggi non c’è più! In questa situazione, i neogenitori si sentono necessariamente un po’ smarriti, e allora cosa fanno? Leggono il manuale, chiedono risposte al pediatra anche per aspetti dell‘accudimento che non riguardano le malattie. Ma il pediatra ne sa meno della mamma a proposito di quel bambino, è lei la vera esperta quando si parla di suo figlio. Purtroppo le mamme hanno perso fiducia in loro stesse…

Giorgia Cozza


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