Allattamento al seno, nessun mito

“Anche il piccolo (…) è arrivato col suo bagaglio di memorie arcaiche e si aspetta di essere accolto proprio così, di ritrovare nel calore delle braccia e nel nutrimento del seno, un senso rassicurante di continuità con tutto ciò che provava dentro la pancia”. – M. R. Zappalà (2002)

Quello dell’allattamento al seno è un tema ampiamente e da tempo dibattuto, se ne è fatto argomento di controverse dispute scientifiche e non, al punto da creare quello che viene – a mio parere irrispettosamente e scorrettamente – definito “il mito dell’allattamento al seno”.

Il “mito” è qualcosa che affascina perché misterioso, epico, teatrale… ma che tutti noi sappiamo essere inventato, certamente “didattico” nella sua simbologia (es. la lotta tra il bene e il male, l’eroicità del protagonista ecc.) ma falso, drammaticamente falso nella sua bellezza costruita ad arte.

Tutte caratteristiche che non si prestano ad una realtà di profondo e vero, tangibile significato, quale è l’allattamento al seno.

Non mi occuperò qui degli aspetti più prettamente medico-sanitari relativi ai benefici connessi all’allattamento al seno (tra cui, a puro titolo di esempio: riduzione dell’incidenza di cancro del seno, dell’ovaio e di osteoporosi per la donna che allatta, protezione dalle allergie, migliore risposta alle vaccinazioni, riduzione dell’incidenza della SIDS [Sudden Infant Death Syndrome], migliore sistema immunitario del bambino allattato ecc.), bensì di acuni aspetti relazionali, psicologici e comunicativi ad esso legati.

L’allattamento è un momento fondamentale del legame madre-bambino, soprattutto nell’ottica della continuità di tale legame, e rappresenta un valido indicatore del buon instaurarsi della relazione; è “il modo più semplice e naturale per continuare e rafforzare il legame madre-bambino iniziato durante la gestazione” .

Sempre nell’ottica della continuità relazionale e dell’empowerment delle competenze genitoriali, è possibile affermare che già durante la gravidanza si può apprendere che allattare al seno il proprio bambino è cosa semplice e naturale e che l’educazione prenatale, con il potere della conoscenza, ha una influenza realmente positiva nel sostegno dell’allattamento al seno.

Abbiamo evidenziato nel precedente articolo come il contatto precoce con la madre consenta l’ideale adattamento del neonato alla vita extrauterinae come “a struttura che accoglie la madre e il nascituro dovrebbe offrire alla nuova famiglia la possibilità di incontro e contatto precoci, che danno inizio ai processi di attaccamento extrauterino, N.d.A. e lattazione.

Nei momenti immediatamente successivi alla nascita, l’abbraccio della mamma fornisce la neonato il sostegno che gli veniva dal grembo materno: è un contenimento fisico, psicologico e nutritivo.

Come osserva Winnicott, la madre tiene in braccio il suo bambino talora fisicamente, in modo simbolico sempre.

Se osserviamo un neonato, molto spesso dopo un vagito, se posto sul ventre materno, interrompe immediatamente il pianto. Gradualmente, se la luce non lo acceca, apre gli occhi, osserva e rivolge lo sguardo verso la fonte del suono: la voce materna. Punta i pugnetti, cerca di sollevare il collo, tenta di sostenere il peso della testa per qualche istante, poi cede e si adagia.

Alcune volte si addormenta; altre volte muove il corpo in direzione delle mammelle e inizia il processo di esplorazione del capezzolo. Quando arriva spontaneamente al seno, se non raggiunge il capezzolo, succhia il pollice o la mano in modo vigoroso.

È meraviglioso osservare l’incontro di mamma e bambino, quando lo si rende possibile, quando non si altera la naturalezza di questo evento.

L’allattamento è tempo di incontro, di nutrimento psicofisico, di soddisfazione reciproca. Allattare significa riconoscere una logica originale di scambio (cioè di comunicazione e relazione), una logica di domanda-offerta nella relazione tra due soggetti che vivono il bisogno fisico e quello emotivo-affettivo in modo paritetico.

Il latte di mamma nutre più del corpo del bambino. Nutre la sua psiche.

Ma continueremo il discorso nel prossimo articolo…

Maria Beatrice Nava


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