I bambini imparano muovendosi

Quasi ogni giorno nuove ricerche illuminano i forti legami neurali fra aree del cervello coinvolte nel movimento e quelle preposte all’attività cognitiva. Nel 1990, la ricerca ha rivelato che le aree del lobo frontale, importanti nel coordinare il pensiero, sono connesse in modo diretto alle aree del controllo motorio cerebrale.

Il cervelletto, a lungo ritenuto responsabile del solo controllo relativo alle abilità grosso-motorie, ha più neuroni di qualsiasi altra parte del cervello, con una media di 250-300 mila connessioni sinaptiche per cellula nervosa. Il cervelletto sembra rappresentare il sistema sensoriale più importante poiché esamina, valuta e integra tutti gli input sensoriali che arrivano dal sistema vestibolare, e li collega alla funzione motoria trasmettendo le informazioni in sequenza al resto del cervello attraverso l’ippocampo, la substantia nigra, il ganglio basale del sistema limbico e la corteccia motoria del lobo frontale. Il cervelletto possiede i percorsi di conducibilità più rapidi fra se stesso e la neo-corteccia, con un 5-10% in più di velocità rispetto a quella con cui la corteccia riesce a raccogliere informazioni e a ragionare. Perciò muoversi mentre si impara incrementa la capacità di apprendimento.

Il cervelletto si occupa di guidare tutto l’apprendimento relativo al movimento, incluso il modo in cui ci muoviamo, le dinamiche e le tempistiche per la coordinazione, il modo in cui i muscoli si adattano per garantire la resa migliore durante i periodi di riposo e di attività. Il cervelletto adatta di continuo anche i movimenti della testa, per mantenere fisso sulla retina il campo visivo mentre siamo in movimento. La sua connessione con l’ippocampo garantisce l’acquisizione della memoria durante l’apprendimento motorio, come quando impariamo a rotolarci, a metterci seduti, a gattonare, camminare, correre, saltare, saltellare, andare in bicicletta o eseguire una complessa sequenza di danza.

Tanto importanti per la funzione cognitiva superiore, il cervelletto e il ganglio basale, attraverso il talamo, attivano la parte della corteccia prefrontale che ha a che fare con la memoria di lavoro spaziale e il ragionamento. Questo ci permette di sapere come regolare il passo per salire una scala, quanto dobbiamo piegarci per girare l’angolo se siamo in bicicletta, o come organizzare un complesso disegno architettonico. Grazie alle immagini digitali si è osservato che il cervelletto è la parte più attiva del cervello durante l’apprendimento, mentre nei processi di non apprendimento, come guardare la TV, è quasi inattivo.

Il legame del cervelletto con la substantia niger, che produce dopamina, è responsabile del collegamento delle esperienze sensomotorie con la capacità di agire in modo coordinato. La dopamina è il nostro incentivo chimico e ci induce a ricercare gli schemi, suscita l’esplorazione fisica e l’apprendimento dall’ambiente che ci circonda e dagli altri.

I primi movimenti sono dei riflessi e cambiano da quelli vitali per la sopravvivenza, come il Riflesso di Moro che si sviluppa in utero a 9 settimane, in riflessi più elaborati che permettono al neonato di afferrare (riflesso palmare), sollevare la testa (riflesso tonico del collo) e infine rotolarsi, sedersi, gattonare e alzarsi in piedi. I riflessi ci preparano ai movimenti volontari e sostengono lo sviluppo di tutti i sensi. Non spariscono, ma si integrano con i centri nervosi superiori nei sistemi cerebrali vestibolare, limbico e sensomotorio. Nei bambini con autismo, aggressività, fobie, i riflessi potrebbero non essersi integrati con le funzioni superiori, pertanto il bambino è reattivo, impulsivo, vigile all’eccesso, e spesso etichettato come ADHD.

Il sistema vestibolare è legato ai muscoli centrali dell’addome e della schiena e sono questi muscoli che per primi lavorano per sollevare la testa – una vera conquista di libertà. Quando i muscoli del collo si rafforzano, il bambino è in grado di sollevare la testa e ascoltare il mondo con due orecchie, e osservarlo con due occhi. Essere tenuto diritto con la pancia contro la schiena o l’addome del portatore, così come anche stare disteso per terra sulla pancia, permette al bambino di lavorare in modo attivo e di rafforzare i muscoli del collo.

Questo porta a riflettere sull’opportunità di un uso eccessivo dei seggiolini per auto e dei trasportini o sdraiette in generale. Sono sedute che tengono il bambino a quarantacinque gradi e inibiscono i movimenti muscolari attivi sia del collo, sia dell’addome e della schiena. Lo stesso si può dire dei jumper e dei passeggini dove il bambino è rivolto verso l’esterno, lontano dal genitore. Anche se gli occhi guardano avanti, poiché il movimento è inibito il bambino non può sviluppare la vista in modo attivo.

Sappiamo da anni che i bambini che non attraversano la fase di vitale importanza del gattonamento in seguito potrebbero mostrare difficoltà di apprendimento. Gattonare, che è un movimento a lateralità “incrociata”, dove si spostano la gamba e il braccio opposti, sviluppa il corpo calloso (il percorso nervoso fra i due emisferi cerebrali). Questo fa sì che entrambi i lati del corpo lavorino insieme, incluse braccia, gambe, occhi (visione binoculare) e orecchie (ascolto binaurale). Con una stimolazione equilibrata, i sensi percepiscono l’ambiente con maggior pienezza e entrambi i lati del corpo si muovono in modo più integrato per una maggiore efficienza.

Quando nacque mia figlia non avevo ancora letto la letteratura sull’importanza del gattonare. A sette mesi le fu regalato un girello molto carino verde brillante con cui scorazzava per tutta la casa, e che fece divertire moltissimo me e mio marito. Sfortunatamente, il nostro divertimento le impedì di gattonare per ben più di qualche settimana. Quando iniziò a mostrare difficoltà di lettura in prima elementare, attività che richiede una coordinazione incrociata occhio mano, pensammo che la cosa potesse essere legata al fatto che non aveva gattonato.

I bambini dell’Africa rurale, aggraziati e coordinati in modo meraviglioso mentre corrono per lunghe distanze o si tengono con facilità in equilibrio sul bordo di una roccia, offrono un quadro magnifico dell’intelligenza e della bellezza intrinseche nel movimento.

Traduzione dall’inglese di Michela Orazzini

traddo da Smart Moves di Carla Hannaford


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