I benefici del contatto mamma-neonato

Come anticipato, oggi parleremo dei benefici del contatto mamma-neonato attraverso la marsupioterapia (o Kangaroo Mother Care). In una review della Cochrane del 2004 sono stati analizzati alcuni studi che includevano neonati LBW (Low Birth Weight), allo scopo di valutare l’efficacia della KMC come cura alternativa per questi neonati, dopo l’iniziale periodo di stabilizzazione nelle modalità convenzionali.

I dati che sono emersi sottolineano come la KMC favorisca in questi neonati l’adattamento cardiorespiratorio, il controllo della temperatura corporea e l’adattamento neurocomportamentale. Viene evidenziato come la KMC riduca le risposte al dolore e il rischio di ipotermia, come promuova l’allattamento al seno, stimolando la produzione di latte e favorendo l’attaccamento madre-bambino.

La KMC, per molto tempo utilizzata esclusivamente come terapia dei neonati pretermine di basso peso, si è in seguito diffusa anche come cura possibile dei neonati sani a termine.

In uno studio pilota sempre del 2004, 47 neonati sani a termine sono stati sottoposti a KMC subito dopo la nascita e confrontati con un gruppo di controllo. Dopo un’ora di osservazione a 4 ore dalla nascita, i risultati hanno evidenziato che i neonati trattati con la KMC dormivano più a lungo, piangevano di meno e si trovavano in uno stato di quiete maggiore; presentavano inoltre un maggior numero di movimenti flessori e un minor numero di movimenti estensori.

Gli autori concludono che la KMC praticata subito dopo la nascita, sembra influenzare positivamente l’adattamento neurocomportamentale del neonato a termine alla vita extrauterina; riduce inoltre lo stress associato alla nascita, agevolando l’attaccamento madre-bambino.

L’evidenza clinica (medica e psicologica) dei benefici derivanti dall’agevolare e favorire il contatto precoce e continuato tra il neonato e la madre sottolinea la necessità di incontro tra i due per il benessere di entrambi. Il che è assolutamente logico e ragionevole: due esseri viventi – una donna e un neonato, madre e figlio – che hanno trascorso nove mesi di vita intensissimi, in intima e viscerale comunione psicofisica, possono venire separati l’uno dall’altro ed allontanati a seguito del parto (che già di per sé rappresenta una separazione), quando massimo è il loro bisogno di riconoscersi, faccia a faccia, e di ricostituire quella vicinanza di menti e di corpi che ha costituito l’intera loro esperienza pregressa comune?

È la stessa madre, è lo stesso figlio, è la stessa relazione che continua, ma le condizioni sono cambiate; ritorna il legame con la madre, ma il neonato è costretto in una relazione caratterizzata da fattori prima sconosciuti (la forza di gravità, il freddo, l’aria nei polmoni…): il linguaggio della pelle, il conforto tattile, corporeo, sono gli strumenti che la creatura possiede per far fronte alla diversità del rapporto.

Come già indicato nel precedente articolo di questa rubrica, in più del 50% degli ospedali italiani, nonostante le evidenze scientifiche, si separano i genitori dal figlio soprattutto nelle prime due ore di vita. Davvero si può pensare che tutto ciò non abbia alcuna conseguenza?

Se desiderate approfondire quanto letto sin qui, vi consiglio di visitare il Blog di Educazione Consapevole e le risorse ivi contenute.

Un saluto e a presto!

Maria Beatrice Nava


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