Latte materno, nutrimento e relazione

Il neonato ha bisogno della madre, ha bisogno della rassicurante prosecuzione di quella relazione fatta di suoni (su tutti la voce), sapori (il sapore del primo latte materno – il colostro – è affine a quello del liquido amniotico che il feto ha ingerito durante la vita intrauterina), odore e calore materni; la madre, d’altro canto, ha bisogno di proseguire la gratificante esperienza del contenere e del proteggere, del nutrire e del sostentare.

Ma non sembra essere soltanto la dimensione del “bisogno” a caratterizzare il vissuto materno rispetto all’allattamento: la rivista italiana Le scienze (2005) riporta una ricerca pubblicata sul Journal of Neuroscience del 5 gennaio 2005 titolando “La maternità è come una droga. La natura ricompensa biologicamente le madri che nutrono i propri piccoli”.

Questa ricerca rivela che “le scansioni cerebrali di ratti esposti alla cocaina sono indistinguibili da quelle delle madri che allattano i piccoli, supportando l’idea che la natura – e l’evoluzione – offra una ricompensa alle madri che nutrono i propri piccoli. Lo studio potrebbe aiutare a comprendere meglio il legame madre-figlio anche negli esseri umani”. Si tratta di attendere che la scienza dia ulteriore spessore alla comprensione clinica e psicologica della chiara “funzionalità” del comportamento di allattamento, che permane nella specie umana da sempre, come scelta “vincente” della specie umana quindi, da un punto di vista non solo medico e psicologico, ma anche evoluzionistico.

Vi è dunque la dimensione del bisogno di allattare-nutrire e dell’essere allattati-nutriti, vi è la dimensione dell’ “opportunità” e della “correttezza” evoluzionistica di tale comportamento, e vi è anche la dimensione della competenza ad allattare e ad essere allattati.

Certamente spesso le puerpere riportano uno stato d’animo governato da smarrimento, con sentimenti di autocolpevolezza e inadeguatezza; espressioni comuni sono “ma questo è normale?”, “ma sarò all’altezza?”, “sarò capace?”, “come farò ad accudire mio figlio?”.

Ancora una volta ci viene in aiuto la consapevolezza: la donna va rassicurata, ha bisogno di essere sostenuta e condotta ad un ruolo di madre e ad una ricerca interiore di tutte le potenzialità che già possiede geneticamente”. È importante sostenere la competenza materna attraverso il processo di empowerment (potenziamento) della donna stessa, promuovendo consapevolezza- indipendenza e autonomia.

La competenza materna affermata nella “capacità di allattare”, compensa il senso di perdita sperimentato con il parto; l’allattamento è il legame viscerale ritrovato, nel quale è avvenuto un processo di maturazione, una trasformazione della relazione, che continua così ad esistere con “fenomena” modificati ma eguale “noumeno”.

Anche il neonato è competente, perché ricerca attivamente il seno materno, guidato – come abbiamo visto – dall’olfatto; addirittura vi sono esperimenti che indicano come, ponendo un reggiseno utilizzato dalla madre e uno pulito ai due lati della testa di un neonato, questi si volterà più spesso verso il lato del reggiseno utilizzato. Questo già a pochi giorni dalla nascita.

Abbiamo visto come nelle prime ore dopo il parto i livelli di noradrenalina nel neonato siano molto alti, per l’attivazione di una speciale zona del cervello primitivo (locus ceruleus) che ha strette connessioni con il bulbo olfattorio. Alla nascita l’odore della madre (e con il suo anche quello del liquido amniotico e del seno) è già familiare e questa familiarità indubbiamente gioca un ruolo fondamentale nell’adattamento alla vita extrauterina.

Il neonato sa succhiare il latte materno e lo fa istintivamente, senza bisogno di apprendimento alcuno, la prima volta che vengono avvicinati al petto della madre i bambini succhiano e respirano in perfetta sincronia.

Concludo tornando al profondo legame esistente tra il concetto ampio di “allattamento” e la dimensione del “prendersi cura” delle relazioni; a tale proposito riporto con piacere uno stralcio di un articolo di Marinella Malacrea del 2004:

Si è fatta negli ultimi anni una campagna per la promozione dell’allattamento materno, come garanzia non soltanto per una migliore crescita del bambino o per la sua immunoprotezione, ma anche come prevenzione di patologie che possono intervenire nell’età adulta, come i tumori. Si è chiesto alle madri, anche a prezzo di sacrificio dei propri progetti di vita, di perseverare nell’allattamento abbastanza a lungo.

È tempo di investire in un’analoga campagna di promozione di quello che si potrebbe definire “allattamento mentale”. Basilari concetti devono essere divulgati e trasmessi ai novelli genitori su quali sono le leggi dello sviluppo del bambino, quali sono le chiavi di lettura dei suoi precoci comportamenti, quali sono i bisogni essenziali da rispettare e soddisfare e quale il ruolo insostituibile dei datori di cura”.

Se desiderate approfondire quanto letto sin qui, vi consiglio di visitare il Blog di Educazione Consapevole e le risorse ivi contenute.

Un saluto e a presto!

Maria Beatrice Nava


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2 risposte a “Latte materno, nutrimento e relazione”

  1. Emma scrive:

    Non sapevo di questa ricerca che analizzava le scansioni cerebrali di una mamma che allatta, beh che dire è veramente incredibile! Non c’è rapporto più istintivo e sano di quello tra madre e figlio, la natura crea perfezione ovunque si guardi.

    Bellissimo articolo, anzi superbo!

  2. Maria Beatrice Nava scrive:

    Mille grazie, Emma.

    La Natura ha significato oltre ogni nostra immaginabile percezione.

    Grazie per averlo sottolineato!

    Maribea Nava – Educazione Consapevole

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