Ascoltare una mamma in crisi quando l’attesa si interrompe

Quanto pesa il dolore e la crisi di una mamma e di un papà di cielo?

Difficile provare a stimare un dolore così immenso quale la perdita di un figlio, quando l’attesa si interrompe, eppure siamo sempre pronti a calcolare, determinare, prevedere e soprattutto giudicare emozioni e rituali personali che ogni genitore mette in atto per provare quotidianamente ad attraversare il lutto.

Perché di questo si tratta, non di un piccolo o medio lutto (dipende forse dall’epoca di gestazione?) ma di una perdita immensa che segna infinite cicatrici sulla pelle e sul cuore.

E le continue resistenze incontrate quotidianamente ci appartengono tutte, senza distinzione.

Come mamma di cielo e di terra ho masticato e digerito pensieri irripetibili e gratuiti da parte di una società incapace di “stare” in un silenzio denso di significati. Una società con tendenza a sminuire, etichettare e riempire spazi emotivi che necessitano di vuoti, perché già pieni, e che non sostiene – ma, anzi, rallenta – un processo dinamico e fisiologico.

E la compassione, sentimento tanto osannato e superficialmente riconosciuto come geneticamente assegnato a ognuno di noi, come può manifestarsi?

Ci sono ancora troppe resistenze e la paura della morte, con la necessità di etichettare noi genitori di cielo, prende il sopravvento e i risultati – devastanti – si ascoltano ogni giorno.

Un’etichetta ha valore in una società che ha bisogno di identificare nominalmente il lutto, dove è facile imbattersi negli innumerevoli “genitori sospesi”, nelle “mamme interrotte” (e potrei continuare il mio elenco all’infinito). Ma leggendo tutto questo la mia pancia brontola, mentre risuonano in me attribuzioni che non mi rappresentano.
No, mi dispiace, non ci sto.
I miei tre angeli non mi hanno reso una madre interrotta o sospesa, ma una madre migliore.

Mi hanno sostenuto mentre ho attraversato il buio, la disperazione, conoscendo la rabbia e il dolore sordo che solo la perdita di un figlio prima del tempo può donare. Ho vissuto la solitudine e la paura del giudizio e poi sono rinata, grazie ai miei figli di cielo e di terra.

Da tre anni accompagno le famiglie dal momento della diagnosi, alla nascita del loro bambino nato morto. Rimango accanto alla mamma e al papà, dal travaglio al parto, senza paura, in silenzio, un passo indietro, e grazie a CiaoLapo Onlus, alla mia associazione MammacheMamme e alla Casa di Cura Sacro Cuore U.O. di Ostetricia e Ginecologia, i genitori della mio territorio non sono più soli.

Mesi fa è finalmente nato il Gruppo di AutoMutuoAiuto “Parole in ConTatto”, un luogo senza pieni dove le mamme si incontrano in uno spirito di condivisione e dove mille altri sogni prenderanno il volo, delicatamente, come un battito di ali.

No, io non sono una mamma interrotta, sono una mamma consapevole che ha imparato, con fatica, a trasformare il dolore in un’occasione.

E questo a me fa bene ricordarlo.

Cecilia Gioia


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