Bambino perso in gravidanza, il libro a Padova

Torna per la terza volta all’Università degli Studi di Padova il nostro libro dedicato alle mamme e ai papà che hanno vissuto il dolore di un bambino perso in gravidanza. Sabato, 20 settembre, in seno al corso di perfezionamento e aggiornamento per Educatore Prenatale e Neonatale organizzato dalla facoltà di Scienze della Formazione, Dipartimento di Scienze dell’Educazione, parleremo del testo Quando l’attesa si interrompe e delle emozioni legate alla perdita di un bimbo prima della nascita.

Perchè perdere un bimbo nell’attesa è un vero e proprio lutto. È una promessa di immensa gioia che si infrange, lasciando nel cuore incredulità, delusione e amarezza. Il 15-25% delle gravidanze si interrompe spontaneamente nel primo trimestre e ogni anno in Italia circa 2 gravidanze su 100 si concludono con una morte perinatale. Ma nonostante non si tratti di un evento raro, la nostra società si ostina ad ignorare, banalizzare, minimizzare, questo dolore.

“In fondo eri incinta solo di tre mesi”, “Avrai altri figli”, “Meglio prima che poi…” Ecco alcune delle frasi che più comunemente si sente dire una donna che sta piangendo il suo bambino perso. E così alla tristezza per la perdita, si aggiunge la consapevolezza di non essere comprese, di essere sole a sopportare un dolore che, non potendo essere condiviso, diventa ancora più pesante da affrontare.

Anche quest’anno, il mio intervento all’Università di Padova sarà dedicato a tutte le mamme “speciali”, che non hanno potuto stringere il loro bambino tra le braccia, ma lo custodiscono al sicuro, nel segreto del loro cuore.

Nel tempo che la direttrice del corso, la professoressa Emiliana Bonanno, mi ha concesso tornerò a parlare delle testimonianze che ho raccolto per le pagine di Quando l’attesa si interrompe. Le testimonianze di tante, tante donne, che hanno accettato di condividere la propria esperienza con la speranza che la loro storia potesse essere d’aiuto per altre donne. Ogni testimonianza è una mano tesa.

Una mano che consola, comprende, ascolta. Ma è anche una promessa. Pian piano la sofferenza non sarà più così straziante, ma ciò non significa che si dimenticherà.

I bimbi non nati, non sono “persi” per le loro mamme. Fanno parte di loro. Sono nel loro cuore e lo saranno per sempre.

Giorgia Cozza


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