Al cinema una scuola a misura di bambino

Immaginando una scuola a misura di bambino, ho pensato molto a quanto fosse opportuno, o peggio troppo scontato, portare in questa rubrica l’ennesima citazione dell’Attimo fuggente ed il ricordo di Robin Williams sul cui destino si sono spesi fiumi di parole e retorica nelle scorse settimane.

Eppure volevo che questa ultima puntata della rubrica, prima della ripresa delle scuole con il ritorno ai temi che possono permetterci di riflettere su aspetti molto concreti di ciò che accade e facciamo accadere nelle aule, fosse dedicata al cinema, dopo le piccole finestre aperte sulle parole di un poeta e su quelle in musica di un cantautore.

Mi spoglio quindi di ogni timore di essere banale sperando che alcuni spunti di questo film, che credo molti di noi abbiano amato e rivisto più volte, ci parlino ancora di quello che la scuola dovrebbe essere e fare, mettendo in discussione ciò che di essa diamo per scontato e scommettendo su strade nuove, impreviste ed imprevedibili.

Mi vengono i mente le immagini in cui il professor Keating chiedeva ai suoi reticenti alunni di strappare le pagine dei libri di testo per altri insegnanti tanto preziosi… e penso alle battaglie di Mario Lodi per avere libri scritti dai suoi stessi alunni, alle scuole Montessori dove questa pratica è ordinaria. E su questo torneremo molto presto.

La citazione più nota del film credo debba la sua fama non solo al passaggio filmico in cui compare ma per la profonda verità che fa risuonare nelle nostre menti e nei nostri cuori; la ricordiamo bene:

Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? Venite a veder voi stessi. Coraggio! È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva (dal film “L’attimo fuggente” di Peter Weir).

Quante suggestioni in poche battute! La prima sta nel fatto che sia l’insegnante a fare un’operazione di richiamo a se stesso, condizione essenziale per poter in modo credibile indicare qualcosa ai ragazzi che gli sono affidati…quante volte nelle nostre aule richiediamo ai bambini capacità di ascolto, di accoglienza, di rispetto che poi siamo noi stessi a contraddire con la giustificazione incoerente del nostro ruolo e della nostra età adulta?

Ma torniamo al professor Keating…dopo aver ricordato a se stesso il principio fondamentale del decentramento, del cambiamento di punto di vista come allenamento alla comprensione vera del mondo che abbiamo intorno, ecco, dopo aver espresso il principio il professore, l’educatore, il maestro sa che l’unico modo perché i ragazzi lo facciano proprio in modo integrale è che lo sperimentino. E se questo è vero in aula di liceo quanto di più dovrebbe essere la prassi ordinaria con bimbi più piccoli e per concetti che senza l’esperienza con davvero poca probabilità diventeranno conoscenze autentiche e consolidate!

Poi mi piace tanto quell’esortazione ad avere coraggio, quella che attraversa un po’ tutto questo film.
Credo che dovremmo ripeterlo spesso a noi stessi, ai nostri figli e ai nostri alunni.
Ce ne vuole molto per farsi domande e cercare risposte di senso che non sempre coincidono con quello che sostiene e pratica la gran parte delle persone che ci circondano; ma il gusto che accompagna ogni scelta, ogni scoperta, ogni esperienza che sia fatta con la mente libera dai condizionamenti è impagabile!

E per finire c’è questa lezione profonda della fiducia nei ragazzi (e nei bambini): perché come insegnanti e come genitori potremo anche condurre battaglie di cui non vedremo il buon esito in tempi brevi, ma se la coerenza e lo spirito con cui le condurremo rimarrà come esempio per i nostri figli e per i nostri alunni, allora potremo anche congedarci potendo intravvedere un futuro migliore del presente, tutto nelle mani di chi ha imparato ad alzarsi in piedi, anche su un banco di scuola, quando la coscienza, la mente e il cuore dicono che quella è l’ora di farlo.

Per questo anni fa ho deciso di fare la maestra e poi di condurre altri colleghi su riflessioni analoghe fino a confondere, da mamma, le tracce e i percorsi; senza mai smettere però di riconoscere la responsabilità e il privilegio di essere coloro che quel futuro non lo vedranno ma lo tracciano ora attraverso i cuccioli d’uomo loro affidati.

Sonia Coluccelli


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