Picchiare i bambini non li educa

“Avevo circa vent’anni quando incontrai la moglie di un vecchio pastore che mi raccontò della sua giovinezza, di quando ebbe il suo primo figlio e di come fosse contraria alle percosse, nonostante picchiare i bambini con una verga staccata da un albero fosse, a quel tempo, una punizione comune.

Un giorno, però, quando suo figlio aveva 4 o 5 anni, combinò qualcosa che secondo lei avrebbe meritato una sonora sculacciata – la prima della sua vita. Perciò disse al bambino di uscire e andare a cercare un ramo adatto con cui essere picchiato.

Il piccolo restò fuori a lungo, e quando tornò era in lacrime. Le disse: ‘Mamma, non sono riuscito a trovare un ramo, ma ecco una pietra che mi potrai tirare.’

Tutto a un tratto, la madre riuscì a capire in che modo il bambino percepisse la situazione e quale fosse il suo punto di vista: se mia madre vuole farmi del male, non fa differenza il modo e lo strumento che sceglie di usare; tanto vale usare una pietra. La mamma se lo prese in braccio e piansero insieme, dopodiché posò la pietra su un ripiano in cucina perché le ricordasse sempre di non far mai più uso della violenza.

E credo che tutti dovrebbero tenerlo a mente. Se la violenza ha inizio in culla, si rischia di crescere i figli nella violenza.” – tratto dagli ultimi scritti di Astrid Lindgren, autrice di Pippi Calzelunghe.

…è una storia toccante, che fa riflettere sul modo in cui i bambini percepiscono il mondo che li circonda, ma ciò che più mi ha colpita è il fatto che Astrid era attorno ai vent’anni fra il 1927 e il 1928, un periodo in cui le filosofie prevalenti sul modo di crescere i figli erano molto accondiscendenti in materia di punizioni corporali. Inoltre, Astrid si riferisce alla moglie di un vecchio pastore, che doveva esser vissuta in una cultura degli ultimi anni dell‘Ottocento, del tutto a favore delle punizioni corporali.

Persino allora, “ai vecchi tempi”, esistevano genitori che sceglievano di prendere le distanze dalla norma culturale, e questo non può che essere d’ispirazione.

Osservando più da vicino la storia della vita di Astrid, quando aveva circa vent’anni e ascoltava questa storia di prima mano, doveva essere in attesa del primo figlio, o averlo partorito da poco. A quel tempo era una madre sola, che lavorava come stenodattilografa per uno stipendio esiguo. Durante la settimana lasciava il bambino alle cure di genitori affidatari e a fine settimana tornava a casa per poterlo rivedere. Questi primi anni furono ben poco esaltanti, fatti di duro lavoro e della necessità di guadagnare da vivere per lei e il figlio.

Quanto la moglie del vecchio pastore deve aver influenzato la sua visione di come si alleva un bambino!

Alla fine Astrid riuscì a mantenere se stessa e il figlio. In seguito, si sposò ed ebbe una figlia, divenne una giornalista e poi autrice a tempo pieno. I suoi libri, compreso Pippi Calzelunghe, si ispiravano ai suoi ricordi d’infanzia e alla sua famiglia.
Molto nota come autrice, fu meno conosciuta come attivista. Secondo lo Swedish Book Review, si batté in difesa dei diritti degli animali, per la protezione degli alberi in pericolo di estinzione e contro la chiusura delle biblioteche, ma soprattutto ha dato voce alle sue opinioni sulla pace nel mondo.

La storia appena letta è stata scritta da Astrid nell’ultimo periodo della sua vita, ed era inclusa, con una versione molto simile, nel discorso del 1978 da lei tenuto in occasione del conferimento del German Book Trade Peace Prize. Scritto e consegnato da Astrid nel 2007 allo Swedish Book Review, aveva per titolo “Mai più violenza” e metteva in relazione diretta l’approccio genitoriale con la pace nel mondo, come nel passaggio seguente.

“Molti genitori saranno senza dubbio preoccupati dalle nuove tendenze, e potrebbero domandarsi se non siano in errore, se un’educazione antiautoritaria non sia da biasimare. Ma lo è solo se malcompresa.

Crescere i figli in modo antiautoritario non vuol dire che debbano esser lasciati a se stessi e fare tutto ciò che desiderano. Non significa che dovrebbero crescere senza regole, cosa che neppure loro vorrebbero. Adulti e bambini hanno entrambi bisogno che venga stabilita una struttura di regole a cui riferirsi per il proprio comportamento, e i bambini imparano molto più dall’esempio dei genitori che da qualsiasi altra cosa.

È certo che i figli debbano rispettare i genitori, ma la cosa non va fraintesa: anche gli adulti dovrebbero avere rispetto per i figli e non abusare del proprio vantaggio naturale. È auspicabile che fra genitori e figli non ci sia altro che affetto e rispetto reciproci.” – Astrid Lindgren, 1978

Traduzione dall’inglese di Michela Orazzini

(Astrid Lindgren – per un’infanzia senza violenza, di Rita Brhel –  17 settembre 2014)


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