Pedagogia nera e violenza sui bambini a scuola

I bambini, questi sconosciuti…

Chi sono? Cosa vogliono? Hanno per caso dei diritti? E soprattutto, a cosa servono in una società adultocentrica che di loro non sa cosa farsene?

Eccoci di fronte all’ennesimo grave caso di maltrattamento e violenza ai danni dei bambini.

Quanto dolore, quanta paura, quanta rabbia.

Le immagini sono estremamente esplicite, estremamente agghiaccianti: un insegnante di scuola elementare percuote i suoi piccoli alunni; schiaffi, calci, non ho difficoltà ad immaginare anche offese verbali. I bambini sono molto piccoli, lui è un uomo grande, un adulto, soprattutto ricopre istituzionalmente il ruolo di “adulto di riferimento” per i bambini che trascorrono con lui tantissimo tempo della loro giornata, per quasi tutta la settimana, per mesi, per anni.

I piccoli allievi sono terrorizzati, fuggono, si dimenano per liberarsi dalle violenze che subiscono, si proteggono il viso dalle percosse di quell’omone.

I genitori di questi bambini sono tranquilli, pensano di lasciare il loro cucciolo in mani più che sicure. Si affidano alla scuola, confidano in questo maestro rispetto alla formazione non solo culturale, ma anche e soprattutto rispetto allo sviluppo affettivo e sociale dei loro figli.

E invece quello che succede è inimmaginabile. Anche se, ahimè, fatti di questo genere sono sempre più frequenti e dunque sempre più “immaginabili”. Anzi, ciò che avverto, e questo mi spaventa moltissimo, è come stiamo sviluppando forse una sorta di assuefazione nei confronti di questi drammatici eventi. Non dico che ci stiamo abituando e che non li consideriamo più come eventi gravissimi, ma che è come se una parte della società li desse quasi per scontati, perdendo quella sana, naturale e indispensabile reazione di sdegno e rabbia.

La notizia passa velocemente, insieme a milioni di altre notizie di ogni genere, il giorno dopo ce ne dimentichiamo. Non c’è analisi, non c’è approfondimento del caso specifico, raramente seguono seri ed efficaci interventi sociali, giuridici, politici, mediatici. Importa solo la notizia in sé, ma non ci si sofferma. E’una notizia come tante.

Perchè succede questo?

Anche qui, io credo, ci viene in soccorso Alice Miller. Siamo vittime di quella che l’autrice definisce “cecità emotiva”, che ci rende ciechi e sordi alle sofferenze dell’altro, in particolare a quelle dell’infanzia:
– l’insegnante non vede la fragilità e la paura del bambino;

– la Giustizia non vede la gravità del maltrattamento infantile: l’insegnante era già stato denunciato anni prima sempre per maltrattamenti sui bambini, eppure ha continuato come se nulla fosse a lavorare con i bambini. Questo triste fenomeno avviene anche per quanto riguarda i preti pedofili: tiratina di orecchie dai superiori e spostamenti in altre parrocchie del territorio dove poter continuare a perpetrare gli abusi sui bambini. Come a dire “il fatto non è così grave, ce la vediamo da noi, i panni sporchi ce li laviamo in casa”. Di fatto questi panni non saranno mai puliti e diverranno sempre più sporchi.

Dopo le più recenti segnalazioni è passato comunque tantissimo tempo, quest’uomo ha girato indisturbato per altre scuole sempre adottando la stessa strategia violenta e terroristica con i bambini. Un anno e mezzo per “sospendere” l’insegnante. In questo lunghissimo periodo di tempo, mi domando, è stata “sospesa” anche la sofferenza di questi bambini che in cuor loro aspettavano con trepidazione di essere difesi e protetti da questo mostro? Purtroppo credo proprio di no.

– Infine, la società tutta e la cultura dominante che non vede la sofferenza del bambino, che lo tratta da adulto, che ne minimizza le sofferenze e che promuove una pedagogia nera, una genitorialità fredda, castrante, violenta, sostanzialmente contro-natura. Una società che addirittura, gradualmente e subdolamente, vuole promuovere una sessualità infantile, legittimando il sesso tra adulti e bambini.

Dove andremo a finire?

Se partiamo dal valido e autentico presupposto che “il bambino è il padre dell’Uomo”, allora dobbiamo tutti impegnarci quotidianamente per proteggere la meraviglia dell’infanzia, per creare e diffondere una cultura che veda sempre più nel bambino un bene prezioso da custodire per l’Umanità tutta.
Per fortuna siamo in tanti a comprendere questo e in tanti a contrastare tutto ciò.
Credo che sia realmente, a tutti gli effetti, una lotta contro il Male.

In conclusione, cosa proporre?

Informazione e sensibilizzazione sui temi legati al maltrattamento infantile;

– serie ed approfondite valutazioni sullo stato psicologico di chi opera a contatto con i bambini. Sappiamo bene come molti “orchi” scelgano, più o meno consapevolmente, di lavorare con i bambini per poter scaricare su di loro i propri conflitti infantili irrisolti, creando così una catena trans-gerazionale inarrestabile di violenza a danno dell’infanzia;

leggi ad hoc per la tutela dei bambini e pene certe, rapide e severissime per chi, in vario modo, viola e ferisce l’innocenza e la purezza meravigliosa dei nostri bambini;

– impegnarci ad osservare i comportamenti del nostro bambino: paure improvvise, regressioni, irascibilità, non voler più andare a scuola, potrebbero essere tutti indicatori del fatto che qualcosa non va, che il bambino sta vivendo un disagio a cui dobbiamo dare ascolto e che ci deve spingere ad indagare sulle possibili cause. In molti casi, purtroppo, la causa è da ricercare proprio nella scuola;

– più in generale, ascoltare sempre quello che ci dice il nostro cuore di genitori, il nostro istinto. Non aver paura di sentire la sofferenza, l’angoscia, la rabbia e provare ad esprimerla, senza paura di andare controcorrente.

Ogni piccolo passo fatto verso la protezione del bambino, è un passo fatto verso l’Umanità.

Verso un mondo migliore.

Alessandro Costantini


Potrebbero interessarti anche

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Codice di sicurezza * Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.

Ricevi un avviso se ci sono nuovi commenti. Oppure iscriviti senza commentare.