Relazione con il bambino durante la gravidanza e dopo il parto

Ed eccoci giunti all’appuntamento con le voci di madri e padri che hanno fatto diretta esperienza della continuità di relazione con il bambino che esiste tra vita pre e postnatale, durante la gravidanza e dopo il parto.

Genitori che si sono prestati a raccontare i loro vissuti, le emozioni e gli aneddoti legati al riconoscimento del fatto che, davvero, il parto è un passaggio tra due livelli di esistenza e che, di conseguenza, il neonato ed il bambino rappresentano l’evoluzione umana del feto che ha abitato il ventre materno durante la gestazione.

Il primo stralcio è ripreso dal lavoro di Pier Luigi Righetti, Elementi di Psicologia Prenatale (2003) e riguarda l’esperienza dei genitori della piccola Alice, che così raccontano:

“Il 28 Maggio dello scorso anno è nata Alice! Ho sperimentato su me stessa quanto sia importante vivere la gravidanza con un certo stile di vita. Alice era desiderata ed è arrivata subito… Abbiamo iniziato immediatamente, io e (…) mio marito, a considerarla più che un semplice embrione: era il nostro “Bimbobimba”, visto che non volevamo conoscerne il sesso fino alla nascita. (…)

Abbiamo immaginato che i suoi organi fossero già sviluppati sin dal primo giorno di vita intrauterina per abituarci subito a considerarlo essere umano a tutti gli effetti. Gli chiedevamo di avere pazienza se dovevo comunque affrontare degli sforzi (fino a Marzo facevo la pendolare fra due città (N.d.R.) in treno per finire gli studi) promettendogli che poi, alla sera, ci saremmo rilassati tutti insieme.

(…) Ho avuto proprio una bella gravidanza, Bimbobimba sembrava capire le nostre “richieste” e giocava con noi alla sera rispondendo ai balletti con le dita che facevamo sul pancione… cantavamo, danzavamo, sognavamo il mare e facevamo esercizi insieme. Ivan mi aiutava nelle visualizzazioni e tutte le sere cantava sul pancione “chi passerà da questa collinetta, oggi che festa, che c’è…”.

Poi è arrivato il travaglio e il parto, un giorno dopo la scadenza fissata, un travaglio stupendo, doloroso, sì, ma riuscivo realmente a cavalcare l’onda della contrazione… vicino avevo Ivan e una mia amica ostetrica che sapeva capire senza che le dicessi nulla. Poi, dopo quindici ore, l’imprevisto: Bimbobimba non passava dal bordino dell’utero. Ho spinto per altre cinque ore, ero stremata e quasi in inerzia uterina, e ho dovuto partorire sul lettino. Ma ce l’ho fatta! Abbiamo lavorato bene insieme, io Bimbobimba e Ivan e insieme siamo nati come famiglia.

Alice non ha sofferto mai per il travaglio, neppure nelle ultime, difficili ore: le ostetriche ascoltavano ripetutamente il suo battito cardiaco e non era mai nemmeno affaticato o accelerato, era normale come i giorni precedenti: forse aveva davvero capito i discorsi che le avevamo fatto in gravidanza! È nata senza piangere o urlare, era tranquilla e si è subito attaccata al mio seno come se fosse la cosa più naturale di questo mondo.

Ho deciso di fare il rooming-in in ospedale, così ho avuto sempre Alice vicina: abbiamo subito imparato a riconoscerci e ad amarci: tutti in ospedale dicevano che aveva già un’espressione tranquilla e serena. Mi sono resa conto di quanto mi avesse aiutato l’educazione prenatale: Alice era lì tra le mie braccia e io ero orgogliosa di averla aiutata a nascere. Il fatto che lei non abbia sofferto mi è sembrato quasi un atto di fiducia suo nei nostri confronti; sapeva che ce l’avremmo fatta!

Sono passati ormai diversi mesi dalla sua nascita. Abbiamo attraversato qualche notte insonne, poi una settimana di coliche (attenuate comunque dal massaggio quotidiano) ma questi momenti si ricordano a fatica. Abbiamo scelto il modello “genitori con attaccamento” (accudimento ad alto contatto, N.d.R.) come viene definito dalla Lega del Latte. Siamo molto presenti e vicini al bambino in ogni suo momento della giornata: a volte è difficile, ma abbiamo quotidianamente sotto gli occhi i risultati di questa scelta: Alice è una bimba con un buon carattere, serena, curiosa, socievole e allegra… ride sempre! Piange raramente e questo ci fa credere che stiamo riuscendo a soddisfare i suoi bisogni.

In realtà anche Alice sembra in grado di capirci e di rispondere alle nostre “richieste”, e questo è sicuramente frutto di una comunicazione iniziata quando era ancora nella pancia.(…)

Solo due ultimi pensieri: Alice ora ha gli stessi orari di sonno e veglia che aveva gli ultimi due mesi di gravidanza, sicuramente in qualche modo abbiamo influenzato ciò! Se è vero che il carattere del futuro nascituro si può capire dai mutamenti del carattere della madre in gravidanza. Ebbene, io e Ivan siamo sempre stati dei tipi allegri, ma mai come in gravidanza. Avevo voglia di ridere e fare battute in continuazione. Beh, Alice ha iniziato prestissimo a sorridere e continua a farlo… (…)

Ci sentiamo molto fiduciosi perché sappiamo di avere iniziato una comunicazione intensa con nostra figlia già da prima della sua nascita.

“Educarsi” prima della nascita come genitori ed educare il futuro bimbo conviene veramente! Ma sarebbe bello che ci fossero più strumenti anche nel “dopo”. Ho iniziato un corso dopo-parto: mezz’ora di ginnastica con il bambino e mezz’ora di chiacchierata sulla crescita fisica e intellettiva dei nostri bimbi. Mi sembra così di dare una continuità all’educazione prenatale”.

Mi piace molto poter veicolare questi messaggi e questi pensieri attraverso la voce di una mamma, come voi, come me. Perchè a volte il rischio è di pensare che esperienze come questa siano la fortuna di pochi o la possibilità per un’esigua minoranza di individui e famiglie.

In realtà ogni concepimento, ogni gestazione, ogni parto e ogni puerperio rappresentano una grande opportunità di crescita e di comprensione di sé e dell’ambiente relazionale che ci circonda. Ogni madre può sperimentare la continuità della vita pre e postnatale, ogni padre può vivere l’esperienza di essere conosciuto e riconosciuto dal proprio figlio.

Ogni nuovo essere umano attende e merita questa dolce e calorosa attenzione, questa accoglienza gioiosa, piena di consapevolezza e speranza.

La seconda testimonianza al prossimo articolo; nel frattempo, per approfondire quanto letto sin qui, vi consiglio di visitare il Blog di Educazione Consapevole e le risorse ivi contenute.

Un saluto e a presto!

Maria Beatrice Nava


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