Riconoscere e aiutare un bambino “speciale”

Mamma mia, che emozione! Una rubrica mia sul bambino “speciale”

Sì. Non vi nascondo che, in questo momento, mentre sto cliccando i tasti sulla tastiera del mio piccolo net book, sì: sono davvero emozionato.
E’ successo tutto così in fretta e, come piace molto a me, per “caso”…
Ma, sappiamo tutti, che il “caso” non esiste…
Oggi, ora, in questo momento della mia vita dovevo trovarmi qui, davanti a questo schermo luminoso, emozionato come un bambino, a scrivere il primo pezzo di questa rubrica.
E così sia!
Allora: dando per certo il vostro “avanti” al mio bussare, incomincio con il raccontarvi di me, di mio figlio e della mia famiglia.
Figli “speciali”? Mah… vi posso solo garantire, che mio figlio lo è.
Se “speciale” vogliamo usarlo come opposto a “normale” sì: allora lo è sicuramente!

Nostro figlio ha cominciato, da una totale mancanza di contatto oculare nei primi anni di vita, ad avere sensibili difficoltà di espressione linguistica e di interazione sociale: ma per lui era normale.
Sembrava vivesse in un mondo tutto suo, e sembrava starci bene.

Crescendo notammo in lui una certa difficoltà ad apprendere e fare proprie alcune regole sociali elementari (che normalmente si ritengono quasi “innate”) e cominciammo a percepire che quello che faceva, come si comportava e come si esprimeva non fosse da lui “voluto” ma fosse radicato in lui come sua “natura”. Era davvero una sofferenza fisica e mentale, per se stesso, assimilarle e mettere in pratica il modo adeguato e corretto di comportarsi.

La logopedia lo aiutò a migliorare nel lessico, la psicomotricità nella coordinazione ma NIENTE di tutto ciò lo aiutava concretamente nell’esprimere le sue emozioni e nel modificare il suo “non” essere “adeguato”.
Finalmente saltellando tra psicologi, neuropsichiatri e terapeuti di vario genere, qualcuno ci parla di “neuroni specchio” e di “Sindrome di Asperger”.

Inquadrammo finalmente le caratteristiche di Francesco e riuscimmo, grazie ad indicazioni precise in merito alla sua specificità, ad imparare come comportarci con lui, come porci, come aiutarlo e come insegnargli a vivere in questa società e in questo mondo.

Francesco ebbe, da parte del Servizio Sanitario Locale di competenza, il riconoscimento della disabilità, quindi del sostegno a scuola e la relativa concessione della Legge 104 per noi genitori (che mi ha, tra l’altro, permesso di essere più vicino a casa come sede di servizio lavorativo).

Oggi, mentre scrivo, Francesco ha 17 anni, ed è al quarto anno di scuole superiori (Agrario).
Scolasticamente, anche grazie al modo di porci di noi genitori e all’atteggiamento collaborativo e disponibile che abbiamo avuto sempre con il personale docente, non abbiamo mai avuto problemi; abbiamo trovato sempre persone sensibili e non altezzose, pur sempre  NON conoscendo cosa fosse la Sindrome di Asperger.
Ora Francesco è in piena adolescenza.
Il rapporto con i suoi coetanei e il rapporto emotivo e sentimentale con l’altro sesso sono davvero difficoltosi per lui. Spesso non sappiamo come fare. Per fortuna abbiamo incontrato educatori molto validi sulla nostra strada…
bambino-speciale

Non sappiamo come sarà il suo futuro e la sua vita da adulto ma siamo certi che, attraverso il nostro Amore di genitori, l’affetto di sua sorella, la competenza sull’argomento di educatori e psicoterapeuti e le valide ed importanti campagne di formazione (convegni, seminari) sull’Autismo, non potrà che andare sempre meglio; sicuramente meglio di quanto sia andata per molti Asperger (oggi adulti) e per le loro famiglie, quando, non troppi anni fa, dettava legge il dogma deleterio delle “Mamme Frigorifero”.

Genitori di un bambino “speciale” NON siete SOLI. Non sentitevi soli.
Da oggi, potrete contare su un plaid verde in più nell’armadio.

Alla settimana prossima!

Ugo Parenti


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