Le conseguenze dell’educazione violenta

Il 25 novembre ricorre la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. In questi giorni mi capita spesso di imbattermi nelle immagini della campagna del Ministero per le Pari Opportunità su questo argomento. Fra tutte, in particolare mi ha colpito quella a corredo di questo pezzo.

Parole sacrosante. Ma proviamo a sostituire l’immagine della donna con quella di un bambina, e rileggiamo: “Gli schiaffi sono schiaffi. Scambiarli per amore può farti molto male”. C’è qualcosa di stonato.

Nel caso di una bambina, non vale. Una bambina può essere “educata” anche grazie a qualche schiaffo o con qualche sculaccione. In Italia l’educazione violenta è permessa ed è persino legale, solamente l’abuso dei mezzi di correzione viene punito penalmente dalla legge.

Una volta adulta, quella bambina cresciuta a schiaffi e sculaccioni, anche se non quotidiani, accetterà e sopporterà al proprio fianco un compagno violento. Anzi, a volte andrà proprio in cerca di quel tipo d’uomo, e le sembrerà normale che ogni tanto al suo compagno prudano le mani e parta qualche schiaffo. E lo perdonerà mille volte quando si dichiarerà pentito e le giurerà di non farlo mai più.

La violenza si impara ad accettarla sin da piccole. Attraversa ogni classe sociale, etnia, credo religioso, reddito e fasce d’età. Si perpetua di generazione in generazione.

I bambini imparano la violenza vedendola nel rapporto fra i genitori e/o subendola personalmente. Un bambino che viene picchiato impara che quello è un metodo di risoluzione dei conflitti.

Finché persisterà in Italia una cultura che accetta metodi educativi che legittimano l’uso della violenza fisica e psicologica nei confronti dei minori, le campagne per debellare i maltrattamenti verso le donne saranno purtroppo ben poco efficaci.

Chiara Pagliarini


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