Parto in casa, percorso di consapevolezza

Finalmente si sente parlare sempre più spesso di parto in casa, sempre più mamme raccontano la propria esperienza, sempre più donne si avvicinano a questo percorso, c’è meno timore nel richiedere informazioni e meno resistenza culturale anche da parte di molte figlie della medicalizzazione quali furono le nostre madri…

Sono segnali di un lento ma effettivo cambiamento, di una voglia crescente da parte delle donne di riprendersi la nascita, di riacquisire consapevolezza degli strumenti di cui la natura ci dota, presenti nel nostro patrimonio genetico alla nascita…ovvero il saper dare alla luce.
E a parer mio non è facile attuare tale cambiamento in quest’epoca dove la tecnologia e il farmaco la fanno da padroni. La tentazione di delegare ai medici o agli antidolorifici o ai farmaci in generale, ma anche alla tecnologia tutto ciò che invece compete noi stesse come donne è enorme. In questa cultura dove ci viene inculcata la paura, dove il tempo che scorre, la fretta, il non potersi fermare e soffermare ci spingono a pretendere tutto e subito e a pretendere risultati certi, è enormemente difficile riprendersi se stesse e affidarsi alla propria consapevolezza, forza, potenza…

Non è facile, ma sta succedendo!

E infatti si torna a parlare di parto in casa.

Troviamo sempre chi obietta: “Ma così torniamo indietro a 60-80 anni fa!”, “Ma non è sicuro”, “Siete incoscienti!”…e probabilmente lo troveremo ancora molto molto a lungo, perché tale cambiamento, come tutti i cambiamenti, specie quelli che sfidano retaggi culturali parecchio radicati, necessita di molto tempo.

Ma grazie alle statistiche e agli studi effettuati da quei paesi in cui partorire in casa è più frequente, sappiamo che partorire in casa può essere sicuro, può essere un percorso sicuro ed accessibile a tutte quelle donne che rientrano nei parametri di salute che definiscono una gravidanza a basso rischio ostetrico (l’assenza di rischio infatti non esiste, mai, nemmeno in ospedale, ma neanche uscendo per strada a ben pensarci).

Certo il desiderio di partorire in casa deve trasformarsi gradualmente in scelta attraverso un percorso che prevede MOTIVAZIONE, INFORMAZIONE e CONSAPEVOLEZZA, come ci insegna la collega Marta Campiotti.

– La motivazione non deve essere dettata dalla moda o dall’inversione di tendenza, né dal mero timore dell’ospedale, ma deve essere più profonda, frutto di un percorso emotivo e spirituale.

– L’informazione è condizione essenziale, nulla va improvvisato, ed è alla base della consapevolezza della scelta.

– La consapevolezza è ciò che mi rende responsabile al 100% delle mie scelte…è l’empowerment!

Per questo il parto in casa non si improvvisa, ma è il culmine di un percorso che la donna, la coppia e la “squadra” coppia-ostetriche private compiono insieme nei mesi precedenti.

Attenzione però, non è detto che casa propria sia necessariamente il luogo ideale dove partorire.

Il parto infatti non è che il culmine di un percorso, non è un evento indipendente e a sé stante da esso. Tale percorso, come la “selezione” che le ostetriche devono compiere, è un concetto in continuo divenire, anche persistendo i parametri di salute e le condizioni di basso rischio, come spiega Marta Campiotti, ostetrica libera professionista con una lunga esperienza nell’assistenza a domicilio.

Motivazione e consapevolezza devono comunque farla da padrone fino alla fine!

Se tali condizioni vengono a mancare o vacillano, allora vacillano anche i parametri di sicurezza!

Consiglio a tutte le donne e le coppie che desiderano per il proprio bambino partorire con dolcezza tra le calde mura di casa, di informarsi e richiedere anzitutto un colloquio con un’ostetrica della propria zona per cominciare il percorso di empowerment che le porterà verso la scelta migliore per loro, per la propria storia e la propria famiglia nascente!

Buon percorso!!

Emanuela Rocca


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