Educare un bambino con la pedagogia nera e il basso contatto

Quali conseguenze può portare educare un bambino secondo i “dettami” della pedagogia nera, e a basso contatto?

Senza entrare nel dettaglio e senza appesantire il discorso, basti sapere che una vastissima letteratura scientifica ha dimostrato come il modo in cui trattiamo i nostri figli, soprattutto nei primi anni di vita, determinerà il loro sviluppo affettivo e relazionale, sostanzialmente getterà le basi della loro personalità adulta.

Un bambino amato, rispettato, “visto” e soddisfatto nei suo naturali bisogni di protezione e accudimento, sarà un adulto sereno, equilibrato, in grado di amare e di fare scelte di vita consapevoli e in sintonia con la sua natura più profonda ed autentica.

Un bambino cresciuto secondo i dettami della “pedagogia nera”, del “basso contatto” e dell’ “amore condizionato” diverrà un individuo non sereno, in molti casi psicologicamente problematico.

Mi preme fare subito due appunti.
Primo: tutti gli adulti con problematiche affettive e psicologiche hanno alle spalle un’infanzia difficile ed è dimostrato come ad una maggiore violazione della propria infanzia corrisponda un maggiore disagio nell’età adulta. Mi rendo conto che può sembrare una “psicologia spicciola da sotto l’ombrellone” (che il sottoscritto disprezza profondamente), ma la realtà è proprio questa e ne va riconosciuta una linearità disarmante.

Secondo: fortunatamente, però, non tutti i bambini non amati diverranno poi inevitabilmente adulti gravemente disturbati. Entrano infatti in gioco anche importanti variabili come il “temperamento” individuale e la “resilienza” (a parità di esperienza negativa, si può reagire in modo differente), la capacità di “non identificarsi” con un modello genitoriale disfunzionale e la presenza o meno di quello che Alice Miller definisce “Testimone soccorrevole”: uno o più adulti di riferimento che, più o meno consapevolmente, hanno aiutato il bambino, facendo da “filtro” alle scorie accumulate in casa e proponendo un modello di relazione affettiva più sano.
Sicuramente, però, una genitorialità maltrattante (a livello esplicito o, come molto spesso accade, ad un livello più sottile e subdolo) porta sempre e comunque a delle conseguenze sul bambino prima e sull’adulto poi. Qualche scoria passa sempre. Tralasciando le “diagnosi” psicopatologiche vere e proprie, possiamo semplicemente affermare che alcune “tracce”, alcune “ferite” dell’infanzia inevitabilmente rimangono ed è facile individuare un comune denominatore alla base dello sviluppo di un bambino non amato.
Ad un livello generale, troveremo delle conseguenze psicologiche nel bambino che rappresenteranno poi il prototipo delle sue modalità relazionali adulte.

educare-bambino-pedagogia-nera-bambino-piangeAd un livello manifesto:
1) Aumento della quota di rabbia rimossa e scaricata su terzi (protesta);
2) Aumento di paura, ansia, disperazione;
3) Riduzione della socialità, del gioco e del piacere della scoperta sociale – Distacco;
4) Tre diversi possibili stili di attaccamento, tutti basati sostanzialmente su insicurezza, paura e difficile gestione della relazione con l’altro:

insicuro ambivalente: presenza di sentimenti ambivalenti, contrastanti: mi avvicino a te perchè ne ho bisogno e contemporaneamente mi allontano da te perchè ho fatto esperienza del fatto che tu puoi ferirmi (pensiamo all’adulto cosiddetto “narcisista”);
insicuro evitante: ti allontani da me, ma non mi angoscio e al tuo ritorno non mi cambia nulla (un adulto freddo, distaccato, isolato dalle relazioni più profonde);

insicuro disorganizzato: soffro se stai lontano da me, ma poi quando ti riavvicini rimango come “confuso” e “bloccato” (un adulto estremamente sofferente, con una personalità estremamente labile che può sfociare in “psicosi” vera e propria).

Ad un livello emotivo più profondo:
1) Rimozione di emozioni e ricordi (Non ricordo il danno che mi è stato inflitto, né la sofferenza);
2) Minimizzazione dei traumi subiti (Ricordo, ma non è stato poi nulla di così grave…);
3) Idealizzazione genitoriale (I miei genitori sono stati perfetti);
4) Svalutazione di sé/Autocolpevolizzazione (Ero un bambino cattivo; Ho meritato castighi e punizioni);
5) Senso di “vuoto”, di “non autenticità”, di “non esistenza”.
Tali processi inconsci gettano le basi per la formazione di un massiccio “Falso Sé”: non vivo realmente secondo ciò che sono e in base alle mie vere emozioni e desideri, ma secondo quanto deciso per me da altri e dunque in base alla rimozione e alla negazione della parte più vera e autentica di me. Il problema è che non ho consapevolezza di tutto questo, ma sono semplicemente convinto di essere realmente ciò che credo di essere.

Alice Miller ha coniato il meraviglioso concetto di “bambino dotato”: il bambino che, per assecondare i bisogni dei genitori, rimuove i propri bisogni e si attiva per “compensare” in qualche modo la perdita del contatto con loro. Quello che i genitori non gli danno, non lo utilizza per puntare loro il dito contro, ma per puntarlo contro di sé, additandosi come soggetto non meritevole di amore e attenzione. Un vero e proprio “dramma”. La “colpa”, per un bambino, non può essere mai dei genitori, non li si può mettere in discussione, e viene dunque riversata su di sé creando delle conseguenze negative sul suo sviluppo.
Crescere un bambino secondo i dettami della Pedagogia nera, non porterà ad altro se non alla forgiatura di un perfetto “bambino dotato”. Bambino dotato che crescerà e che, seppur inconsapevolmente, rimetterà in atto su di sé e sugli altri tutto quello che in prima persona avrà assorbito durante l’infanzia.

Ecco, se proprio vogliamo sintetizzare le conseguenze sul bambino di una genitorialità disfunzionale, dobbiamo parlare di “sindrome del bambino dotato”.

Alessandro Costantini

Bibliografia
Ainsworth M., Wittig B. A. (1969). Attachment and Exploratory Behaviour of One-year-olds in a Strange Situation, cit. in BOWLBY J., Attaccamento e perdita, 2: La separazione dalla madre (tr. it.), Torino, Bollati Boringhieri, 1995.
Miller A. (1988), La chiave accantonata (tr. it.), Milano, Garzanti, 1993.
Miller A. (1979), Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero Sé (tr.it.), Torino, Bollati Boringhieri, 2002.


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