Famiglia è…

Quando penso alla famiglia, automaticamente mi viene sempre in mente quella di una nota marca di pane e biscotti: la famiglia della pubblicità, quella sempre sorridente, seduta intorno al tavolo a fare colazione. So bene che è uno stereotipo, veicolato dal merchandising del prodotto, eppure credo che molti, in fondo, puntino a quell’ideale.

Non conosco una famiglia come quella della suddetta pubblicità e non conosco una famiglia uguale all’altra. Parlerei anzi di famiglie, al plurale, per le migliaia di sfumature che questo termine può assumere.
A volte si è famiglia prima di avere figli, quando si è ancora una coppia, ma nella vita relazionale e psichica dei due compagni inizia a farsi spazio l’idea di un bambino. I figli a volte sono ben ponderati, cercati, persino programmati; a volte invece capitano, quasi per caso, travolgendo la quotidianità: in entrambi i casi essere genitore è una scelta che si prende quotidianamente, giorno dopo giorno, senza essere mai uguali a se stessi.

Si inizia quando la coppia cerca un figlio, o quando scopre di essere in attesa, quando nel grembo materno si fa spazio per il piccolo e nella mente e nei cuori di entrambi i genitori si scopre un angolo dedicato che si allarga piano piano, nutrendosi non solo di tutte le informazioni sul bimbo che verrà, ma anche di quello che noi siamo e siamo stati, come figli, come educatori, come parte di una famiglia.

La nostra storia fornisce spesso un modello di come poter essere genitore, modello che sicuramente può essere assunto o rifuggito e che si mescolerà a quello del proprio compagno, smussando alcuni caratteri più forti e facendone emergere altri, insieme.

 
Non si nasce genitori, lo si diventa giorno dopo giorno, crescendo insieme, affrontando sfide e godendo dei successi, prendendosi cura dei figli e della famiglia affettuosamente ma anche imponendo regole. Durante la crescita del bambino e nell’adolescenza, la consapevolezza di una base affettiva sicura e il senso del limite aiuteranno il giovane a svilupparsi come persona, con un movimento che assomiglia molto a quello del bebè che, gattonando, inizia ad allontanarsi dalla mamma: esplora, sperimenta, ritorna per il conforto e per assicurarsi che la sua famiglia ci sia ancora, a volte mettendola alla prova, a volte chiedendole aiuto, a volte ancora scegliendo di fare da sé.

 
Ma come si coniuga tutto questo nella realtà delle “famiglie al plurale”? Pensate a quante persone con caratteri e stili di vita differenti si possano combinare, pensate alle due più strane che vi vengono in mente e a quello che potrebbe derivare dalla loro unione, dalla creazione della loro famiglia. Ci sono famiglie in cui la mamma e il papà sono molto simili fra loro oppure molto diversi, in cui si basa la quotidianità sull’affettività fisica oppure sull’intellettualità, in cui il figlio è al centro oppure si è tutti alla pari, quelle ristrette o allargate.

In questi anni, con il mio lavoro, ho conosciuto tantissime famiglie, in alcune sono anche entrata dalla porta secondaria, per un breve tragitto di vita: quello che mi ha sempre affascinato è come ogni nucleo riesca a trovare le proprie soluzioni per una convivenza serena, che rispetti il più possibile le necessità di ciascuno e che nutra di amore ogni membro, ma anche come questo risulti sempre in una differente esperienza di vita, in cui ogni famiglia è diversa e raccoglie in sé un intero mondo di significati e valori, spesso difficili da esternare, ma che si notano nelle scene di vita quotidiana.

 
famigliaVi dico allora cos’è famiglia per me…

 
… Per me famiglia è quando, dopo una lunga settimana di lavoro, la domenica pomeriggio si è genitori e figli insieme, a giocare, a guardare un bel film, a bersi una cioccolata. È potersi prendere una pausa dalla frenetica quotidianità e lasciarsi ricaricare dalla pulsante esistenza dei propri cari.

 
… È quando adotto una gattina momentaneamente senza casa e tutti se ne prendono cura, nonostante la mia scelta improvvisa, fino ad arrivare a volerle bene più di me. È quando, stremati dalla novità, ci si addormenta tutti insieme nel lettone, e la gattina si accoccola proprio in mezzo a noi, addormentandosi serena mentre respira serenità.

 
… È quando mangiamo una ricetta della mia nonna, o un piatto che piaceva tanto a quel mangione di mio nonno, e ridiamo ricordandoli, con un po’ di malinconia ma con la gioia di tutte le cose passate, di tutti i ricordi e le esperienze che ci hanno regalato crescendo insieme.
… A volte è quando si litiga, perché ci importa, perché non siamo indifferenti, perché teniamo uno all’altro.

 
… È quando vedi il tuo bimbo crescere giorno dopo giorno e non te ne rendi conto, ma a volte lo osservi un attimo, in un gesto, in un sorriso, in uno sprazzo di indipendenza, e ti accorgi di quanto tempo è passato e di quanta vita in potenza c’è in lui, di quanto ancora dovrete fare e di quanto lui farà da sé.

 
… È quando vai a trovare una coppia di genitori che il figlio non ce l’ha più e passi il pomeriggio a raccontare del più e del meno e a ridere di cose vane, per portarli un po’ fuori dai loro pensieri; quando mentre sei lì, mangiando i biscotti, ti senti un po’ figlia e un po’ mamma allo stesso tempo e ti ritrovi a essere una parte acquisita di quella famiglia.

 
Famiglia è stare insieme, volersi bene, litigare e poi volersi ancora più bene di prima, supportarsi nelle difficoltà e darsi tempo: di amare, di cambiare, di trovare nuove vie per fare, di rattristarsi e di gioire, di con-vivere, insieme.

Nicoletta Bressan


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