Accudimento materno e dolore

L’accudimento materno modifica l’attività genetica e neurale infantile.

Sappiamo da sempre che le carezze e l’abbraccio della mamma aiutano a dare sollievo al dolore provato dai bimbi, sia che si parli di un ginocchio sbucciato, sia che si affrontino patologie e operazioni chirurgiche, dalla nascita e negli anni a venire.
Un nuovo studio condotto dalla New York School of Medicine, oggi sembra confermare che la presenza materna e le cure dispensate attraverso il tatto abbiano un impatto anche nello sviluppo del cervello infantile, andando a modificare l’attività dei geni nell’area deputata alle emozioni (in particolar modo nell’amigdala).
Lo studio in questione ha analizzato l’attività dei geni nei cuccioli di ratto a seconda della presenza o dell’assenza della madre, con particolare riferimento ai momenti in cui i cuccioli stavano o meno provando dolore. Nel momento in cui i piccoli ratti sperimentavano una sofferenza, diverse centinaia di geni erano attivi, mentre non lo erano quando i ratti si trovavano in stato di quiete; quando però le madri erano presenti, nonostante i piccoli provassero dolore, meno di 100 geni si trovavano attivi nel loro cervello.

In definitiva, è stato dimostrato che la presenza materna controllava il segnale elettrico all’interno del cervello dei cuccioli, modulandolo nel caso dello stimolo doloroso, incoraggiando una risposta nel comportamento del piccolo e modificando il circuito neurale durante i primi passi dello sviluppo del cervello infantile.
Questa ricerca potrebbe quindi essere la prima a dimostrare l’effetto a breve termine dell’accudimento materno sul cervello dei cuccioli che, per qualche motivo, sono sottoposti a eventi stressori o dolorosi, anche se è stata concepita per continuare a indagare nel lungo periodo sulle conseguenze o le differenze dei modi in cui i mammiferi sono nutriti affettivamente a partire dalla nascita.

Gli studiosi stanno ancora cercando di capire se le modifiche a livello di attivazione neurale possano avere effetti permanenti sui cuccioli e quali siano questi effetti (es. piccoli e adulti più sereni? Una più alta soglia di risposta allo stress?), anche se è plausibile che tali effetti esistano, vista la plasmabilità del cervello e delle connessioni neurali, soprattutto nella primissima infanzia.
Per quanto riguarda gli effetti a breve termine, questa ricerca fornisce nuove speranze anche nell’ottica delle cure complementari o alternative per i piccoli che soffrono: spesso la morfina e gli oppiacei in generale rischiano di essere pericolosi e danno dipendenza, per questo motivo si è sempre alla ricerca di nuovi stimoli ambientali che possano ridurre il dolore. La presenza materna (ma anche paterna o di una figura accudente), le sue coccole, il suo profumo sono tutti segnali di questo tipo, che danno sollievo ai bimbi che soffrono.
Per quanto riguarda il lungo periodo, invece, anche se bisogna essere ancora molto cauti prima di trarre conclusioni affrettate, sicuramente i ricercatori stanno cercando di capire ancora meglio come prendersi cura dei bimbi (e più in particolare del loro cervello) durante l’infanzia per essere maggiormente preparati a trattare con i problemi derivanti dal dolore o da abusi che possono emergere durante la crescita e nell’età adulta.
Aspettiamo allora i risultati definitivi della ricerca in questione (che saranno probabilmente verificabili solo fra qualche anno) con una prova in più a sostenere la nostra consapevolezza: le cure che dispensiamo ogni giorno ai piccoli, semplicemente attraverso il nostro corpo, cambiano il mondo!

Nicoletta Bressan

Liberamente tradotto e rielaborato da www.sciencedaily.com.


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