Parto naturale, non disturbare la nascita!

Ecco la seconda parte dell’intervista a Michel Odent sul parto naturale. Questa volta si affrontano due argomenti cruciali della nascita indisturbata: la presenza del papà durante il travaglio e il parto e le conseguenze a lungo termine della modalità di nascita.

QUAL È LA SUA OPINIONE SULLA PARTECIPAZIONE DEL PADRE ALLA NASCITA?

Se si parla di nascita nel ventunesimo secolo, si è obbligati a considerare le particolarità del parto come è concepito nel nostro contesto culturale, fra cui quella della partecipazione paterna. È una novità assoluta, ed è importante ricordarlo; le giovani generazioni devono capire che la questione della partecipazione del padre al parto è una caratteristica specifica della nostra società.

Ha iniziato a essere una richiesta diffusa delle madri nel periodo in cui i parti sono stati concentrati sempre più nei grandi ospedali, agli albori dell’“istituzionalizzazione della nascita”. Dal punto di vista storico è possibile associare le due cose, partecipazione del padre e istituzionalizzazione della nascita.

È stato anche il momento in cui la famiglia nucleare si è rimpicciolita, tanto che nella vita quotidiana di molte donne moderne il padre del bambino era l’unico familiare disponibile. Si è però evitato di chiedersi che tipo di influenza avrebbe avuto la partecipazione del padre al parto sulla vita sessuale della coppia.

È una domanda difficile che riguarda l’attrazione sessuale; l’attrazione sessuale è un mistero e forse perché funzioni ha bisogno di una qualche forma di mistero.   All’epoca solo le donne della generazione precedente si posero la domanda, donne che avevano partorito negli anni Venti, a casa propria. La loro reazione, di fronte al comportamento delle giovani coppie, era del tipo: “Non riesco a immaginare mio marito che mi guarda mentre partorisco!”.

Oggi il mio interesse è soprattutto per un’altra questione ancora da affrontare e che riguarda la salute e il comportamento del padre nei giorni e nelle settimane che seguono la nascita del bambino. Sono convinto che esista una depressione postpartum maschile, ancora ignorata. La depressione maschile è nascosta e coperta, ma gli uomini spesso ne manifestano i sintomi a ridosso del parto. Si tratta, comunque, solo di una delle tante domande che ancora non sono state poste in modo appropriato.

Per quanto riguarda gli effetti sulla nascita in sé, si presume che se i teorici degli anni Settanta avessero avuto una comprensione migliore della fisiologia del parto, avrebbero capito in anticipo che quando un uomo ama sua moglie sarà inevitabile che rilasci ormoni dello stress. Alti livelli di adrenalina risultano contagiosi e si trasferiscono alla donna in travaglio; se questa inizia a produrre adrenalina non potrà rilasciare ossitocina, l’ormone principale necessario alla nascita. Ed è proprio ciò che dobbiamo capire oggi quando parliamo in veste di fisiologi.

Non è possibile aiutare un processo evolutivo, e la nascita lo è, un processo evolutivo e arcaico, in cui devono essere protette le strutture primitive del cervello. Ecco perchè il tema della partecipazione paterna al parto è tanto importante, soprattutto nella nostra società. È tutto molto più complesso di quanto si sia mai immaginato.

In linea di massima, si può dire che la durata e la difficoltà del travaglio siano proporzionali al numero di persone che vi partecipano. Abbiamo avuto bisogno di spiegazioni scientifiche per capire quello che molte altre culture hanno sempre saputo. Conosco un proverbio persiano che dice: “Due levatrici e la testa del bambino si storce”; uno ungherese che rincara: “Due levatrici e il bambino è perduto”, mentre in Cile esiste questo modo di dire: “Troppe mani uccidono il bambino”.

È un fenomeno ben noto in molte società tradizionali, seppure quasi inaccettabile per la cultura odierna. Quando ne parlo con altri professionisti non fanno che considerare gli ostacoli parlando di utopia. Eppure la domanda è: “Che ne facciamo del padre del bambino?

Ci troviamo in una situazione paradossale per cui è politicamente corretto dire che bisogna ridurre il numero dei cesarei, ma se descriviamo la situazione in cui il parto diventa il più veloce e facile possibile (sentirsi al sicuro senza essere osservate, essere protette dal linguaggio e dalla luce) si è al limite di ciò che è considerato politicamente corretto. Si è costretti ad accarezzare un’utopia.

IL MODO IN CUI SI NASCE HA DELLE CONSEGUENZE A LUNGO TERMINE?

parto-naturale-ostetricaI possibili effetti a lungo termine del modo in cui si nasce non sono una questione di opinioni. Oggi esistono dati scientifici incontrovertibili. Devo citare la nostra banca dati (primalhealthresearch.com), specializzata in studi che esplorano le correlazioni fra ciò che accade all’inizio della vita e ciò che avviene dopo. Quando mi riferisco all’“inizio della vita” intendo il periodo “primale”, che va dal concepimento fino a tutto il primo anno di vita, inclusa la nascita stessa. Quello che oggi sappiamo per certo è che il modo in cui nasciamo ha conseguenze di lungo periodo che travalicano la durata stessa della nostra esistenza; oggi, infatti, si iniziano a considerare gli effetti transgenerazionali di ciò che avviene attorno alla nascita.

Sono sempre di più gli studi che suggeriscono effetti capaci di estendersi oltre la durata della vita del singolo. La cosa può essere interpretata alla luce di discipline scientifiche emergenti come l’epigenetica e la moderna batteriologia. Siamo ora in grado di capire come le centinaia di bilioni di microbi ospitati dal corpo materno possano, entro una certa misura, trasmettersi alla generazione successiva.

È interessante anche il fatto che per alcune condizioni patologiche tutti gli studi offrono risultati concordi. Un esempio? Quello dell’autismo, che è oggi un problema importante. Qualunque sia il Paese e il protocollo di ricerca, esistono delle similitudini nei risultati: il periodo della nascita appare come un momento critico. In linguaggio moderno potremmo affermare che il periodo della nascita sembra essere un momento critico per l’interazione fra geni e ambiente.

Esistono fattori genetici e fattori ambientali, la domanda specifica è: “Quando avviene l’interazione?”. Nella nostra banca dati abbiamo sufficienti informazioni per poter dire che è il periodo della nascita a sembrare quello critico. Oggi, sempre più studi esprimono risultati che potrebbero anche essere considerati “misteriosi”. Mi riferisco a ciò che viene definita come rivoluzione del microbioma. In termini batteriologici esiste una vera rivoluzione grazie alle nuove tecniche usate dagli studiosi del settore.

L’homo sapiens può essere presentato in modo del tutto nuovo, cosa impossibile anche solo cinque anni fa. Oggi possiamo affermare che gli homo sapiens condividono un tipo di ecosistema che ha un’interazione costante fra le centinaia di bilioni di microbi ospitati dal corpo umano nell’intestino, sulla pelle, in bocca, ecc., e il nostro genoma.

Oggi sappiamo che la nostra salute e il nostro comportamento sono influenzati in gran parte da queste centinaia di bilioni di microbi. Allo stato attuale delle conoscenze è accettabile affermare che il microbioma si stabilisca subito dopo la nascita. Nascere vuol dire entrare in un mondo di microbi.

I bambini nascono liberi da microbi, un’ora dopo il parto miliardi e miliardi di microbi hanno colonizzato il loro corpo. In origine, questi microbi provengono dalla madre. Il canale del parto, la vagina e il perineo, sono pieni di microbi che subito colonizzano il bambino, spesso in un luogo familiare alla madre. I primi microbi giocano un ruolo essenziale; subito dopo la nascita programmano e educano il sistema immunitario del bambino. È molto importante, perché i microorganismi che provengono dalla madre sono riconosciuti come amici, sono microbi familiari e gli anticorpi materni hanno attraversato con facilità la barriera placentare.

Da una prospettiva batteriologica, la nascita è una fase della vita che ha subìto drammatiche trasformazioni. Fino a non molto tempo fa tutti i bambini nascevano per via vaginale in un luogo familiare. Oggi alcuni nascono con taglio cesareo in sala operatoria, in un ambiente sterile. Si tratta di una privazione microbica spaventosa. I bambini hanno bisogno dei microbi subito dopo la nascita! Molti di loro sono anche esposti agli antibiotici, un altro dei modi per disturbare il modo in cui il microbioma si stabilisce.

Da una prospettiva batteriologica è facile capire che disturbare il processo della nascita significa disturbare il modo in cui il nostro sistema immunitario viene programmato subito dopo il parto. In teoria possiamo aspettarci un aumento della mancata regolazione del sistema immunitario.

Oggi è facile spiegare l’importanza del modo in cui nascono i bambini. L’unica situazione associata a una nascita che sia il più veloce e facile possibile è quella in cui non ci sia nessuno attorno alla donna in travaglio, fatta eccezione per un’ostetrica esperta o una doula, seduta in un angolo a sferrruzzare e niente più; è molto semplice. Se si riuscisse a capirlo meglio, credo che la storia della nascita ne sarebbe trasformata in modo sostanziale.

Traduzione dall’inglese di Michela Orazzini

Tratto da Accarezzando l’Utopia – Intervista con Michel Odent – pubblicata il 22.10.2014 da Ashley Meneely su www.themothermagazine.co.uk.


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