Scegliere la scuola giusta per un’educazione consapevole

15 gennaio-15 febbraio un mese per scegliere la scuola giusta per un’educazione consapevole, per decidere dove i nostri bambini passeranno una parte consistente della giornata nei prossimi anni, dove staranno insieme ad altri bambini per imparare, crescere, fare esperienze al di fuori della nostra supervisione.

 
Io, per una strana coincidenza, mi trovo ad iscrivere Irene, la mia bimba più grande, al primo anno di primaria, Agnese al primo anno di scuola dell’infanzia mentre Matteo e Tommaso inizieranno l’esperienza dell’asilo nido…Sarà un mese di settembre di inserimenti in contesti nuovi e fare oggi una scelta di senso è davvero importante, non solo per loro ma anche per noi come genitori convinti che in quei tempi di vita dei nostri figli si giochi una partita fondamentale per il loro futuro.

 
Con questo sguardo strabico di mamma e maestra provo a scrivere pensando a chi in questi giorni, con meno filtri dei miei, si avvicina ad una decisione importante: come ci si muove in queste riunioni per genitori, open day, visite guidate alle scuole, power point e volantini colorati?

Prima avvertenza: ignorate o quasi i documenti come il POF (piano dell’offerta formativa delI’istituto), quando va bene sono scritti in modo condivisibile ma ignorati dalla gran parte dei docenti; certo non dovrebbe essere così perché quel documento viene letto ed approvato nel collegio docenti (l’organismo che riunisce tutti i docenti di un istituto comprensivo) ma credo sia a tutti evidente come non si possa realisticamente immaginare che quelle parole siano in grado di descrivere quello che ogni insegnante metterà in atto una volta in classe, quelle che sono le sue competenze e approcci educativi.

 
Allora bisognerà incontrare dal vero le persone che avranno in carico quel gruppo di bambini e se non ve le sapranno indicare, se non potrete guardarle negli occhi e far loro domande dirette…attenzione, state per fare un salto nel buio!!

Se invece avremo la possibilità di trovarci di fronte alle insegnanti che da settembre accoglieranno in aula i nostri bambini , credo ci siano due paletti fondamentali da verificare: la loro consapevolezza pedagogica e la volontà di collaborare in modo concreto con noi genitori.

 
Chiedete agli insegnanti che idea di apprendimento hanno e che metodi coerenti con essa intendono adottare e che idea hanno delle relazioni nel gruppo e come secondo loro i bambini non solo imparano ad imparare ma anche a vivere insieme agli altri (molto indicativa in questo senso è la disposizione dei banchi in aula!!). Quanto contano le regole, come vengono stabilite e fatte rispettare?

Per me ad esempio l’approccio comportamentista porta ad un immediato depennamento della candidatura anche della scuola con il giardino più bello…pensare che un’insegnante ritenga che l’educazione consapevole di un bambino passi attraverso i premi e le punizioni e all’addestramento di cui già in altri articoli ho scritto non è negoziabile: lì i miei figli non passeranno tre o cinque anni della loro vita.

Lo stesso però vale per un uso indiscriminato di materiali standardizzati come schede fotocopiate che riempiono i quaderni e lasciano vuoti i bambini di curiosità e stimoli, di compiti a casa che espandono oltre il lecito i confini del lavoro scolastico e delle responsabilità di esso, dei voti numerici che incasellano senza sfumature un processo individuale che è un piccolo miracolo ogni volta, quello dell’imparare.

E poi chiediamo quanto spazio hanno davvero i linguaggi non verbali: l’educazione motoria è garantita o è un più di intervallo che viene sospeso come punizione per classi troppo indisciplinate, l’educazione musicale va oltre le canzoni per la recita di Natale e nell’educazione all’immagine ci si limita a colorare “stando nei margini” schede fotocopiate?

 
E se questi insegnanti sanno davvero vedere i bambini allora con loro in classe ci sarà posto anche per i genitori, che non possono mai sentirsi intrusi ma al contrario partecipi di un percorso che li vede delegare alla scuola una parte del compito educativo di cui li investe la nostra carta costituzionale (art 30:  “E` dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio”).

Chiediamo allora agli insegnanti se e come intendono realizzare questa collaborazione, quali tempi per i colloqui, quali iniziative di confronto, quali strumenti di comunicazione intendono mettere in campo.

Troppe domande per un open day? Sicuramente sì, soprattutto in realtà dove si parla solo di orari e dei progetti con esperti di teatro o basket.
Ma sono domande essenziali, per permettere ai genitori di fare una scelta di senso e di esercitare il proprio diritto e dovere educativo…E, sia mai, per dare alla scuola l’occasione, scomoda ma vitale, di fermarsi e pensare alla bussola persa per strada tra registri elettronici e riforme di facciata anziché affannarsi nella rincorsa all’ultima iscrizione!

Sonia Coluccelli


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