Bambini a scuola, la pagella

Avete già fatto la fila in corridoio alla scuola dei vostri bambini per arrivare ad avere tra le mani la pagella, magari la prima, di vostro figlio? Emozioni?
Quella serie di numeri vi hanno detto qualcosa di lui e della sua avventura lontano da casa nelle ore passate in aula? Lo avete ritrovato nelle frasi del giudizio discorsivo che usando canovacci sempre identici racconta di impegno, partecipazione, rispetto delle regole, profitto globale?
Avete confrontato con altre mamme quei voti e quelle parole o magari lo avete fatto con le pagine di quaderno sfogliate sul tavolo di casa ogni fine settimana?
E i vostri bambini? Temevano o trepidavano per poter leggere se stessi in quelle pagine? Aspettavano un premio o una punizione per la vostra soddisfazione o delusione? Un gioco nuovo o qualche giorno senza cartoni o videogiochi…

Non fraintendetemi, però: credo davvero sia importante fermarci e dirci a che punto è il nostro percorso, fare un bilancio di fatiche e successi, di traguardi raggiunti e di quelli rimandati.
Ma c’è un problema di narrazione, e di sua coerenza. Come possiamo raccontare un processo, un’evoluzione, con un numero, una cifra?

Quello è uno strumento adatto ad un prodotto, un oggetto inanimato e finito. E anche se quel numero potesse in qualche modo descrivere lo stato dell’arte al presente, è davvero così importante per comprendere come sostenere i nostri figli e i nostri alunni nel percorso della conoscenza e dell’apprendimento?
Credo che tutti noi, genitori ed insegnanti, dobbiamo deciderci a dedicare molto più tempo ad osservare e registrare il come e non il cosa rispetto all’apprendimento e allo stare a scuola dei nostri piccoli. Se ci appassioniamo nel comprendere come ciascuno di loro funziona avremo alla fine di ogni quadrimestre qualcosa di più interessante ed importante di cui parlare e scrivere. Avremo i bambini dal vero, il loro percorso passato e ipotesi sul loro futuro e su ciò che noi potremo fare perché quei traguardi rimandati vengano raggiunti e si possa voltarsi verso di nuovi.
Le medie matematiche di qualche verifica fatta in corso d’anno sono, per bambini di sette od otto anni, uno strumento quantomeno mediocre per parlare di valutazione con la dignità che il termine merita in un ambito educativo.
E se ad un voto numerico siamo tenuti per legge, la nostra libertà di insegnamento ci permette di praticare molte altre strade per consegnare ai genitori in fila in corridoio una fotografia più autentica dei loro figli. Certo ci vuol tempo, per osservare e raccontare bambini tutti diversi tra loro. Ma quanto cambierebbe nella loro esperienza scolastica una scelta di questo tipo!!
Non è impossibile, anche se complicato; qualche insegnante lo fa, ne sono certa.
E la sera della pagelle sparirebbero anche i premi e i castighi, con la famiglia impegnata solo dalla lettura di una storia speciale, che è quella di ciascuno.

Sonia Coluccelli


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