Massaggiare il bambino, prevenire gli abusi

La scorsa settimana abbiamo parlato della violenza e degli abusi ai danni dei più piccoli e ci siamo lasciati dicendo che il massaggiare il bambino può essere considerato un mezzo di prevenzione per genitori e bimbi. Vediamo insieme perché.
Abbiamo detto che un bambino abusato in ambito extrafamiliare è spesso un bimbo che già in famiglia ha vissuto una mancanza di cure affettive o una distorsione nella somministrazione delle stesse; ecco il primo punto su cui il massaggio infantile può influire positivamente: esso è un atto d’amore che permette al genitore di fare qualcosa per il proprio piccolo (perciò di prendersene cura) e di approfondire il legame con lui.

Attraverso il massaggio, il bambino viene contenuto fisicamente (con la tradizionale posizione delle gambe del genitore che “avvolgono” il bimbo e con le mani, l’adulto dà un confine fisico al piccolo anche qualora egli non abbia ancora completato lo sviluppo dello schema corporeo) ed emotivamente. Con il tatto, la vista, la parola, i gesti teneri, la risposta alle richieste infantili e la risintonizzazione continua (un po’ come se grande e bambino facessero un discorso pur senza parlare,) il genitore dà spazio al figlio per espandersi emotivamente all’interno del confine di senso dei loro corpi. La fisicità diventa un mezzo per esprimere e ricevere amore e il tocco diventa buono perché veicola tale messaggio positivo: il bambino sperimenta e impara cosa si prova quando si riceve un tocco dolce e amorevole e sarà maggiormente in grado di distinguerlo da una tattilità che esprime pensieri e sentimenti differenti.

Un bambino massaggiato acquisisce maggiore consapevolezza corporea ed è più facile che parli del proprio corpo e dei sentimenti ad esso legati; è inoltre solitamente più propenso a confidarsi con i genitori grazie a una maggiore comunicazione sviluppatasi nel tempo. Se poi il massaggio è un rito che prosegue negli anni anche con il bambino più grande, il tempo dedicato a questo sarà un momento privilegiato in cui parlare di cose importanti e sfogarsi.
Un’ultima, ma importantissima questione: la richiesta del permesso. Gesto tipico del massaggio infantile, viene compiuto dal genitore ogni volta che si inizia una sequenza, mentre si accinge a toccare il bimbo. Spesso è considerato un gesto banale, ma quella semplice frase “Posso massaggiarti?” ha un profondo significato: “Io ti rispetto e chiedo la tua disponibilità prima di toccarti”. Il neonato, che forse cognitivamente non riconosce questa domanda come, appunto, una richiesta di permesso, inizialmente la associa al rito del massaggio e perciò all’essere toccato. Piano piano, però, cresce interiorizzando questa consapevolezza: “Affinché qualcuno mi tocchi, deve avere il mio consenso”.

Badate bene che non è una domanda retorica: il neonato e il bambino possono dire di no, verbalmente o con segnali che indicano che non è il momento giusto per loro. La richiesta del permesso aiuta quindi i più piccoli a imparare a rispettare il proprio corpo a capire che solo loro possono decidere se vogliono essere toccati e da chi.
Inoltre questo gesto insegna anche ai genitori il riguardo per i piccoli che, per quanto teneri e indifesi, hanno il diritto di scegliere e tutelarsi, in quanto hanno sentimenti e percezioni valide quanto le nostre. Insomma un grande gesto di rispetto per noi stessi e per gli altri, che aiuta a prevenire le violenze volontarie o involontarie e che salvaguarda l’unicità e l’integrità, in egual modo, di grandi e piccini.

Nicoletta Bressan

Bibliografia:
AIMI (2009), Il tocco buono: primo passo per la prevenzione dell’abuso, ed. a cura dell’AIMI, Bologna
McClure V. (2000), Massaggio al bambino, messaggio d’amore, Bonomi Editore, Pavia


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