L’unicità dei bambini speciali

L’altro giorno ho letto questo post scritto da mio figlio sul suo profilo Facebook, che mi ha fatto riflettere sul concetto di unicità di ogni singola persona, soprattutto quando si parla di bambini “speciali”.

“Paura di essere sostituiti…o rimpiazzati da qualcun altro… quasi tutti penso che l’abbiate sentita… avere paura che quello che fai non attiri più l’attenzione, mentre in realtà giorni fa o mesi fa attirava molta attenzione… e in realtà c’è sempre qualcuno che, diciamo, ‘prende il tuo pubblico’ e quindi ti senti solo…in qualche modo ti senti solo… ma poi pensi alle persone meravigliose che ti stanno intorno, che ti vogliono bene, e non ti rimpiazzerebbero mai perché tu sei unico, e non ti senti più solo… come fa la canzone di Jovanotti ‘Io lo so che non sono solo anche quando sono solo, io lo so che non sono solo’… e queste persone ti fanno passare giornate incredibili… meravigliose… che a volte dimentichi tutti i problemi del mondo…
Ecco… io volevo approfittare per ringraziare le persone che mi sono sempre state vicine e che insieme a loro mi fanno trascorrere le giornate più belle, le persone che mi capiscono molto e che mi conoscono e mi accettano per quello che sono: un simpatico, divertente, buffo ragazzo con la Sindrome di Asperger… e anche un po’ di quella di Peter Pan. Vi voglio bene a tutti quanti!!!”

Io e mia moglie ci siamo subito chiesti: è davvero tutta “farina del suo sacco”?

Avendo ancora significativi problemi di espressione e lessico la domanda ci è sembrata subito giustificata, ma poi ci siamo “fermati” e… “Se anche non fosse ?”

Le persone con disabilità, qualsiasi essa sia, sono sempre da considerare “persone”.
Sembra scontato… dovrebbe essere scontato: ma spesso non lo è.
Anche a seguito di uno corso di formazione che ho recentemente frequentato, dal titolo “Sviluppare le abilità sociali e la consapevolezza nelle persone con disturbi dello spettro autistico” mi sono accorto di quanto non pensare agli individui e ai bambini “speciali” come a persone a tutti gli effetti  sia davvero un atteggiamento profondamente radicato.
Presi dalla nostra frenetica quotidianità, spesso non ci rendiamo conto che queste persone NON sono “soggetti” come troppo spesso vengono definiti nel linguaggio comune, ma “persone” con desideri, bisogni e sogni.
Molte volte capita a noi genitori, medici ed educatori, troppo “centrati” nei nostri ruoli, di restare fermi sulla ricerca della causa di un malessere, togliendo tempo prezioso alla ricerca di una sua soluzione e/o al cammino verso la soluzione stessa.

Non avvertiamo i bisogni di queste persone perché troppo concentrati sulla realizzazione delle nostre aspettative.
Non ascoltiamo i loro sogni e desideri perché li riteniamo, in partenza, irrealizzabili.

Tutto vero e in assoluta buona fede.

Ma, forse, partendo da un loro bisogno (irrealizzabile o no) è possibile intraprendere un percorso educativo ampio e vario che favorisca l’acquisizione di una consapevolezza di sé e del proprio status capaci di contribuire in modo molto concreto – seppure, forse, limitato –  a farli sentire realizzati come “esseri umani”, persone…proprio come tutti noi!

A questo proposito vi consiglio di guardare questo video


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