Alimentazione e salute dei bambini, il latte vaccino come bevanda

Il presente articolo è a complemento del primo documentario della serie LEYKOS, che ho ideato per comunicare visivamente ai genitori alcuni concetti riguardo l’alimentazione dei bambini e la loro salute che è necessario conoscere, per far sì che le potenzialità dei nostri figli durante la crescita si sviluppino appieno.

Infatti, se questi principi non sono conosciuti, una parte importante delle energie da dedicarsi alla crescita vengono dirottate per fronteggiare… l’indigestione. Questo scenario può e deve essere evitato, perché porterebbe allo sviluppo di adulti metabolicamente svantaggiati che al loro volta, per i principi dell’epigenetica, daranno vita – una volta genitori – a bambini ancora più metabolicamente svantaggiati.

I bambini adenoidei, di cui mi occupo professionalmente in quanto “personal trainer” per il recupero della respirazione col naso a bocca chiusa e della deglutizione adulta, sono bambini metabolicamente svantaggiati. Per fortuna, siccome sono bambini, hanno ampie capacità di recupero… a condizione che gli adulti della loro famiglia siano informati e decidano di aiutarli.

Dunque l’informazione è la prima cosa. I bambini di oggi mangiano troppe proteine animali. Quando le proteine animali si consumavano solo una volta a settimana sotto forma di gallina lessa, tutti i danni provenienti dall’incompleta digestione di queste proteine (come le più comuni forme di allergia, che però non si individuano con i test piu’ comuni) erano molto meno frequenti.

La principale fonte di ingozzamento con proteine animali nell’infanzia è il latte vaccino pastorizzato industriale.

Una delle caratteristiche delle comunità umane in preda al neoliberismo tecnocratico-massonico (come quella in cui ci troviamo a vivere) è che gli individui che ne fanno parte hanno perso la conoscenza delle origini e delle motivazioni di ciò che è e di ciò che si fa. Questo stato di cose viene promosso dalle autorità stesse, che mantengono la popolazione in uno stato di apparente conoscenza avanzata dei particolari tecnici, che cela però l’ignoranza assoluta di origini e motivazioni.

Questa situazione permette il perpetuarsi della ricerca e della fede nella “CRESCITA”, la parola chiave del suddetto neoliberismo, con la quale si lava quotidianamente il cervello degli individui della comunità, che vengono convinti che il passato, le origini, sono sbagliate e inutili, e che invece tutto il valore auspicabile si trova nel progresso, nel futuro sempre più inevitabilmente tecnologico e alienante. Conseguenza inevitabile è che nessuno è felice nel presente, nel qui e ora, e nessuno sa perché.

Prendete la classe dei Medici Occidentali Moderni. Formalmente si rifanno a Ippocrate (origine e motivazione), ma nemmeno un professore universitario della Facoltà di Medicina sa cosa ha detto Ippocrate, quali libri ha scritto, perché divenne tanto famoso ecc. Invece il professore sa tutto degli ultimissimi strumenti diagnostici di laboratorio o per immagini, degli ultimissimi farmaci lanciati sul mercato per la “cura” di questa o quella patologia. Sa tutto, insomma, dei particolari tecnici, e solo questi sarà in grado di comunicare ai propri allievi.

Ed è proprio per questo che il professore non morirà di vecchiaia, ma delle stesse malattie croniche degenerative che non sarà stato in grado di risparmiare nemmeno ai propri pazienti… a causa della sua ignoranza delle origini e delle motivazioni.

E veniamo adesso a noi. A questa questione del latte vaccino come bevanda.
Siamo nati qui, e sin da quando abbiamo memoria (individuale), il latte bovino fa parte della nostra vita.
Per noi l’infanzia è indisgiungibile dal concetto di latte e biberon.

Ma è sempre stato così? Apparentemente sì, perché vivendo in questa comunità tenuta in ostaggio dal neoliberismo tecnocratico-massonico, nessuno di noi ha idea delle origini e delle motivazioni. Non abbiamo più memoria di niente.

E invece non è così affatto. Io ho 42 anni. I miei genitori hanno conosciuto solo latte umano prima di essere svezzati. Le mie nonne erano entrambe in grado di allattare per mesi e mesi figli su figli. Ma dopo la Seconda Guerra Mondiale molte cose sono cambiate. E oggi, dopo appena due generazioni, si è persa perfino la memoria di usanze che, a memoria d’uomo, si erano perpetuate da sempre. Ma questo non deve stupire. Perfino i film in bianco e nero oggi sono scomparsi dai palinsesti televisivi, nel timore che qualcuno possa porre domande politicamente scorrette…

Ma andiamo con ordine. E prima di tutto guardiamo insieme questo video sull’origine del latte vaccino come bevanda.

L’umanità, nella sua infanzia ed entro e non oltre lo svezzamento, è sempre stata nutrita a latte materno. Le donne delle comunità rurali non conoscevano il concetto dell’allattamento artificiale. Anche nel caso di madre che non riusciva ad allattare, esisteva la figura salvifica della “balia”, che secondo Wikipedia era

una persona che accudisce un neonato provvedendo anche al suo allattamento… la balia doveva essere sana e robusta per assicurare la capacità di allattare i neonati e per evitare la trasmissione di malattie… Questa pratica era dovuta, oltre ai casi di necessità quali il decesso della madre per cause inerenti al parto o la mancanza di latte, alla scelta di sollevare la madre dalle incombenze e gravami dell’allattamento, per esigenze sociali o di salute… Spesso si venivano a creare forti legami affettivi tra l’infante, la balia e il fratello di latte (o sorella) che potevano anche proseguire nel tempo.

Nel diritto islamico la parentela di latte è parificata con quella di sangue, creando tra l’altro una compiuta vocazione ereditaria fra fratelli di latte.
Presso le classi agiate, più avvezze alle comodità e al lusso e, dunque, più metabolicamente svantaggiate, esisteva il concetto di allattamento artificiale. Si impiegavano a questo fine più le capre o le asine, perché le mucche erano animali da lavoro e se rimanevano incinte il latte era per i vitelli. Già nel Settecento erano disponibili i biberon perché per le signore dell’alta società francese allattare personalmente i propri figli non era considerato del tutto trendy.

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Un bambino si avvicina alle mammelle di una capra. (da “Breasts Bottles & Babies – a history of infant feeding”. Valerie Fildes)

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Bambini allattati da asine all’ospedale pediatrico di Parigi fino ai primi del Novecento. (da “Breasts Bottles & Babies – a history of infant feeding”. Valerie Fildes)

La diffusione dell’idea del latte vaccino per le masse si ebbe negli Stati Uniti a partire dalla prima metà dell’Ottocento, in corrispondenza con l’ondata di immigrati provenienti principalmente dall’Europa centrosettentrionale, soprattutto Irlanda e Germania.

La gente che proveniva dall’Europa era già di per sé malnutrita. Le autorità sanitarie, preoccupate di fornire a chi arrivava (e subito finiva a lavorare in condizioni deprimenti, vedi il film “Cuori ribelli” con Tom Cruise e Nicole Kidman), e soprattutto ai bambini, un apporto proteico sufficiente, decisero di distribuire il latte delle mucche di New York.

Fino al 1830 o giù di lì le mucche vivevano a contatto con l’uomo di New York un po’ come i cavalli. Le famiglie ormai “sistemate” da diversi decenni o generazioni ne avevano almeno una, che viveva nella piccola stalla di famiglia. Ma con l’arrivo di così tanti immigrati tutto cambiò. Gli spazi per le mucche si restrinsero per far posto agli alloggi per umani, e anche i prati a disposizione per il loro pascolo finirono per estinguersi.

Nel 1815 (rettifichiamo qui l’inesattezza del documentario, in cui erroneamente affermo che la guerra avvenne nel 1820) era terminata la seconda guerra Angloamericana. Gli Inglesi tagliarono fuori gli Americani dalla distribuzione del whisky proveniente dalle Indie Occidentali. Da allora gli Americani furono costretti a farsi il whisky da soli, dando vita all’industria alcolica su base nazionale. Le distillerie si svilupparono ampiamente e intorno al 1830 si ebbe una singolare convergenza di interessi tra chi produceva whisky e chi produceva latte vaccino a uso umano. In pratica le mucche, spodestate da New York, finirono per essere “alloggiate” intorno alle distillerie, anch’esse ubicate perifericamente.

A qualcuno venne in mente di foraggiare le mucche coi resti della distilleria… e questo qualcuno notò pure che le mucche così nutrite producevano più latte…

Così, da un’osservazione casuale nata da un’idea malsana, nacquero le cosiddette “distillery dairies”, le distillerie-allevamenti bovini. Da una parte si faceva il whisky, dall’altra l’allevamento riciclando alle mucche lo slop, cioè il residuo (tossico) della lavorazione dei cereali per il whisky. Il latte così ottenuto veniva definito slop milk o swill milk. Si trattava di una brodaglia davvero malsana, dai riflessi addirittura bluastri secondo i documenti dell’epoca. Ricordiamo che il latte è sangue filtrato attraverso le ghiandole mammarie. E’ evidente che, se la salute dell’animale viene compromessa da un’alimentazione tossica, anche il suo sangue ne risulterà intossicato, e con esso il suo latte.

In media le mucche nelle distillery dairies duravano 10-12 mesi prima di morire di malattie e consunzione. Una mucca sana vive circa 20 anni, fatevi un po’ i conti.

Questo latte veniva munto da operai in condizioni igieniche personali e di lavoro veramente spaventose. Si ipotizza che l’alto potere di infettività tubercolotica di questo latte era dovuto al contatto del prodotto col personale così ammalato.

Dunque ammalati gli operai, ammalate le mucche… il latte, raccolto e distribuito senza refrigerazione, arrivava al consumatore finale anche 3 o 4 giorni dopo la mungitura. E veniva consumato crudo….C’è da stupirsi che dal 1830 al 1890 la mortalità infantile nelle grandi città americane della costa orientale fosse del 50%?

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Una distillery dairy nella periferia di New York

Divenne evidente a tutti in un modo o nell’altro che esisteva un rapporto non casuale tra la qualità del latte destinato alle masse e la vertiginosa mortalità infantile entro i 5 anni di età. Tale consapevolezza si radicò tanto precocemente che già nel 1842 Robert Hartley, un riformatore e investigatore sulla questione socioeconomica del rapporto tra latte e situazione sanitaria della popolazione, pubblicò il libro An Historical, Scientific and Practical Essay on Milk as An Article of Human Sustenance, with a Consideration Upon the Present Unnatural Methods of Producing it For the Supply of Large Cities (Saggio storico, scientifico e pratico sul latte come mezzo di sostentamento, con particolare riferimento alle attuali condizioni innaturali di raccolta e distribuzione nelle grandi città).
Così, non volendo o potendo rinunciare al latte come mezzo di sostentamento, dopo un dibattito lungo decenni tra giornali e autorità politiche e sanitarie, venne trovata una soluzione pratica a cura di alcuni medici cui la condizione dei bambini emaciati delle grandi città stava particolarmente a cuore. Essi, non prima della fine degli anni Ottanta dell’Ottocento, capeggiati dal pediatra Henry Coit, istituirono un comitato ufficiale di salute pediatrica pubblica e identificarono fattorie lontane dalle grandi città, le cui mucche vivessero in condizioni “normali”, e i cui fattori si impegnassero a raccogliere il latte secondo metodiche e tempistiche studiate apposta per garantire la perfetta salubrità del prodotto finale, che venne chiamato Certified Raw Milk, ossia latte crudo certificato.

Questo latte veniva poi trasportato nelle città con appositi vagoni ferroviari refrigerati. Il principale problema di questo latte è che costava troppo per le tasche degli immigrati che vivevano in condizioni di indigenza (vedi il film “Gangs of New York” con Leonardo Di Caprio). Ma, soprattutto, imponeva un controllo della qualità del prodotto finale e prima ancora della vita stessa delle mucche. Con questo tipo di controllo il profitto di chi era interessato alla grande distribuzione andava riducendosi vertiginosamente. Per chi non ha mai ragionato sulla grande distribuzione, è chiaro che il suo guadagno si basa sulla vendita di prodotti di bassissimo costo, stoccabili anche a lungo termine (dunque devitalizzati), protetti da leggi che li difendano dalla concorrenza di produttori locali che facilmente possono fidelizzare il cliente per motivi di maggiore qualità e di vicinanza umana.
Esattamente negli stessi anni emergeva una soluzione alternativa al latte crudo certificato, sempre nell’interesse di rendere consumabile l’allora vergognoso liquame chiamato latte. Questa soluzione, quella del latte pastorizzato, è quella che ha vinto la competizione socio-culturale-economica passata alla storia (ma chi di noi l’ha studiato?…. come vedete, è triste essere depredati del proprio passato: si perde il possesso del proprio futuro…) come il dibattito latte crudo certificato-latte pastorizzato.

Il campione della diffusione dell’idea del latte pastorizzato, a partire dal 1892, fu Nathan Strauss, un grande commerciante di New York che in quel momento si trasformò in filantropo, promuovendo la causa del latte pastorizzato sotto tutti i punti immaginabili di vista. Oltre ad essere ammanicato alla grande con le autorità politiche (era amico del presidente Taft), sanitarie (amico del presidente dell’AMA, American Medical Association) e perfino con movimenti protofemministi in difesa dell’emancipazione delle donne dalle incombenze femminili e materne, arrivò a pagare di tasca propria la differenza tra costi e ricavi della vendita del latte pastorizzato, perché voleva fidelizzare le masse indigenti all’acquisto del suo prodotto.

Sapeva bene infatti che chi ha pochi mezzi preferisce acquistare un prodotto anche di qualità notoriamente inferiore, a condizione che costi meno. E’ il principio del supermercato discount, oggi tristemente noto a tutti.

Non pago della sua brillante attività in patria, arrivò fino in Francia e in Germania a sostenere da vero paladino le virtù e la sicurezza del latte pastorizzato presso le autorità locali di quelle nazioni.
In questo modo, grazie alla spinta indefessa del “grande” Nathan Strauss, noi ignari sottomessi perdemmo l’opportunità di consumare the real thing, cioè il vero latte fresco ottenuto da mucche sane, che per esigenze implicite non puo’ che essere un PRODOTTO LOCALE, FRESCO, A CHILOMETRO ZERO, DA MUCCHE CHE MANGIANO ERBA.

Non si può negare, tuttavia, che in concomitanza con l’introduzione del latte certificato/latte pastorizzato, la mortalità infantile nelle grandi città prese a diminuire in modo davvero significativo, sempre di più di decennio in decennio. In effetti l’operazione di sanificazione del latte bovino, in un modo o nell’altro, portò i suoi frutti.
Il resto è storia nota. Tutti sanno che grazie all’introduzione della pastorizzazione l’aspettativa di vita alla nascita migliorò notevolmente… anche se nello stesso periodo nelle grandi città vennero introdotte le automobili, e con esse sparirono le strade sterrate che altro non erano che lastricati di “manure”… per gli amici escrementi di animali, soprattutto cavalli che, vuoi o non vuoi, andavano ad inquinare necessariamente l’acqua da bere, l’aria, la gente, tutto insomma. Per cui ancora oggi non si conosce il peso benefico relativo di corrente elettrica, pastorizzazione e motorizzazione sull’aumento della qualità della vita della gente “non introdotta” (cioè tutti quelli costretti a lavorare per vivere).
Intorno agli anni Venti del Novecento, attraverso apposite leggi promosse da Strauss e dai suoi amici monopolisti, i resti dell’esperienza del latte crudo certificato vennero spazzate via dagli Stati Uniti. Nello stesso periodo in Italia nascevano le prime Centrali del Latte… pastorizzato.
E le distillery dairies? Quelle furono l’origine di tutto, se ci pensiamo, l’origine e la motivazione, che gli affaristi prima usarono per i loro scopi, e poi lasciarono che il proverbiale oblio che la gente ha per le cose davvero importanti facesse il resto.
L’usanza barbara di dar da mangiare alle mucche un materiale che sarebbe stato tossico perfino come concime aveva prodotto le mucche ammalate, che a loro volta producevano il latte ammalato, che a loro volta uccideva la metà dei bambini con dissenteria e tubercolosi.

Avremmo potuto imparare rispetto per noi stessi dicendo già allora basta alla coltivazione disumana su vasta scala di animali e vegetali in nome del progresso, della crescita, ossia della crescita del portafoglio dei soliti quattro lubrichi affaristi sudaticciamente attaccati alle quotazioni in borsa. Avremmo potuto dire sì al latte vivo, fresco, crudo di mucche che decidono liberamente quale erba mangiare per il loro stesso bene. Quella volta abbiamo perso la nostra occasione. Ma non demordiamo.
Ricordiamocelo: il nemico del latte pastorizzato non erano le distillery dairies, ma il movimento del latte crudo certificato. Mentre il secondo spariva, le prime continuarono a produrre swill milk per le grandi città (l’ultima distillery dairy a chiudere i battenti fu quella di Brooklin nel 1930), TANTO UNA VOLTA PASTORIZZATO E SBIANCATO CON LA SODA NESSUNO SI ACCORGEVA PIU’ DI QUANTO FACEVA SCHIFO.
La pastorizzazione elimina la tossicità immediata di un alimento anche di pessima qualità, catapultandoci però nell’era delle malattie croniche degenerative, legate al consumo massiccio di proteine animali cotte….

Ma questa è un’altra storia, di cui magari potete aver avuto un assaggio in un mio precedente articolo sugli effetti della glicazione del latte .

Ah, dimenticavo… mentre sull’ avventura casearia di Nathan Strauss esiste qualche riga su Wikipedia americana (su Wikipedia italiana del suo essere stato il caporione del movimento mondiale del latte pastorizzato non c’e’ nemmeno una virgola), di Henry Coit, grande pediatra paladino dell’allevamento responsabile, umano e non industriale delle mucche, non esiste nemmeno la voce… che dire ?

Buon oblio a tutti.

N.B. il peso benefico sociale relativo tra latte crudo certificato e latte pastorizzato industriale su una comunità di individui non è mai stato indagato su larga scala, se intendiamo individui umani. Su questa questione ci sono ricerche sporadiche soprattutto nella prima metà del Novecento. Durante questi anni fu vivace la protesta scientifica sulla devitalizzazione di  terreni e animali operata dal grande capitale liberista (spalleggiato trasversalmente da comunisti, fascisti, nazisti e democratici, tutti d’accordo almeno su questo). I più noti a occuparsene furono W. Price e F. Pottenger, di cui abbiamo già parlato. Ma furono soprattutto gli studi su animali, portati avanti dai suddetti e da altri scienziati, che evidenziarono i danni da consumo eccessivo di proteine animali COTTE.
E a questo punto guardiamoci la seconda parte del video sulla storia del latte vaccino pastorizzato come bevanda, così avete il tempo di andarvi a prendere un bel bicchierone di latte della centrale… 😉

Dott. Andrea Di Chiara


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2 risposte a “Alimentazione e salute dei bambini, il latte vaccino come bevanda”

  1. andrea scrive:

    Incredibile dott Di Chiara!
    E grazie per questi articoli così chiari e illuminanti.
    Lei mi sembra proprio una brava persona!
    Grazie. Andrea Botteon

  2. andrea.dichiara scrive:

    sono solo uno che quando non aveva ancora 4 anni gli è morto un fratello di non ancora 5 perchè nessun medico aveva saputo che pesci prendere, dall’Italia alla Svizzera. non c’è bisogno che nessuno si asciughi o mi asciughi le lacrime, a condizione che noi tutti ci impegnamo a fare in modo che certe cose non succedano più.

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